9 ottobre 2013: il Veneto come l’Abissinia, terra di conquista, colonia.

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di Franco Rocchetta

Sala delle Mappe o dello Scudo.

Il Veneto d’oggi : come è stato occupato e sconciato il Palazzo dell’Indipendenza Veneta per ospitarvi una mostra assai discutibile dedicata a Manet.

Dopo una pesante giornata di lavoro sui campi, muovendomi tuttora incerto – fhà on fhoresto, a fledgeling newcomer, uno spaesato flâneur, un Gastarbeiter – tra i meandri di facebook e di siti amici, mi trovo a leggere delle più attuali (e di meno recenti) fratture tra fronti e movimenti ed unioni, e liste e lighe e convergenze, delle ascese e dei tramonti di partiti e partitini che incarnano, tra tanto entusiasmo e tanto squallore, la volontà di riscatto dei veneti. Il tutto condito da commenti ora pacati ed ora piccanti, ora acidi o livorosi, ma anche molti, nonostante tutto, sereni e costruttivi.

Sono oggi cinquant’anni tondi dalla tragedia che ci ha colpiti attorno al Vajont: ne ho anch’io dei dei ricordi strazianti. E sono oggi trent’anni tondi dal golpe che ha colpito la Łiga Veneta. Due eventi tra loro (e da noi) distanti nel tempo, ma entrambi espressione dello stesso sistema di forze (meschine ma vaste) e di potentati, dello stesso regime che ci tiene in catene, ci dissangua, ci corrompe ed aliena quale colonia. Pur scrivendo per il quotidiano di un partito centralista e nazionalista, Tina Merlin ha denunciato che per i governi italiani, per i parassiti ed i profittatori che ne sono espressione e sostegno, l’intera area del Vajont è come l’Abissinia: terra di conquista. Basta alzare lo sguardo appena al di là dei monti che racchiudono le valli del Vajont e della Piave, e si comprende che per il governo italiano, per i profittatori ed i parassiti, l’intero Veneto, l’intera Venetia sono come l’Abissinia, terra di conquista, colonia.

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Il Veneto d’oggi : come è stato occupato e sconciato il Palazzo dell’Indipendenza Veneta per ospitarvi una mostra assai discutibile dedicata a Manet.

La giovane giornalista Merlin lo scriveva su carta, fin da ragazzino lo ho scritto sui muri. Dobbiamo aumentare il volume di scritti e interventi attraverso voci ed immagini, attraverso ogni mezzo, quelli tradizionali ed i modernissimi, in tutti gli ambienti. E proprio oggi, 9 di Ottobre, sul sito di vivereveneto, mi ritrovo a leggere una riflessione esemplare sul tema del colonialismo. Il nostro esser colonia non è chiaro ad un gran numero di nostri fratelli: soffrono, vittime di soprusi ed angherie, in preda ad angosce crescenti, ma i condizionamenti e gli indottrinamenti subìti (a scuola, in caserma, al lavoro, praticando uno sport, in famiglia bombardati dalla televisione) impediscono loro di vedere le mura (pur sbrecciate e cadenti) e le sbarre (esse stesse percorse da cento fessure) che li rinserrano, come dei prigionieri bendati che toccando chi le gambe massicce, chi la lunga proboscide, chi un lembo delle enormi orecchie, chi un’unghia o la singolare peluria non comprendono, non riescono proprio a comprendere di trovarsi di fronte ad un elefante. Stiamo vivendo un momento storico ed emozionante, la carica delle Assemblee elettive (in rappresentanza ormai già di un quarto della popolazione della “Regione del Veneto”) che richiedono il Referendum per l’Indipendenza fa sperare e sognare tanta parte del popolo veneto: ma il percorso è ancora assai lungo e ricco di sorprese e di incognite. Condivido l’atteggiamento riflessivo e responsabile di quanti auspicano per “il giono dopo” passi equi e ragionati; ma la ragione deve accompagnarci anche oggi, per evitare di essere ancora ed ancora preda di interessi esterni alla Venetia e contrapposti tra loro, per evitare di diventare scacchiera e campo di battaglie tra quegli “interessi”. Sempre oggi, 9 Ottobre 2013, semplici cittadini ed elettori della multilingue e multiculturale e potenzialmente tanto armoniosa Trieste (che mostra nel proprio nome preziosa testimonianza della lingua veneta dei millenni precedenti la venuta di Cristo) hanno portato in tribunale lo Stato Italiano. Uno dei percorsi indicati già dalla prima Łiga, l’impugnare leggi inique e trattati internazionali carenti di legittimità, un percorso fecondo che – giacché disponiamo di argomenti validi, ottimi, i veneti del XXI secolo debbono riprendere a studiare ed intraprendere.

Franco Rocchetta, 9 ottobre 2013

Una replica a “9 ottobre 2013: il Veneto come l’Abissinia, terra di conquista, colonia.”

  1. pax ha detto:

    Poiché non sono un esperto, è probabile che la mia sia una domanda banale, ma siccome è un po’ di tempo che ci penso, probabilmente mi aiuterete a trovare una risposta.
    Premessa: sono trascorsi mesi in cui giuristi e politici hanno spaccato il capello in quattro a suon di numeri di articoli della Costituzione Italiana e dei Trattati Internazionali per stabilire se il percorso referendario è ammissibile. Dopo mesi e tante discussioni le opposte interpretazioni rimangono arroccate nelle proprie posizioni e la legge referendaria è ferma.
    Domanda: siccome la questione è tra la Costituzione Italiana e i Trattati Internazionali firmati dall’Italia, che includono il diritto di autodeterminazione dei popoli, perché non si è chiesto un parere consultivo alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, che mi sembra sia adatta a dirimere anche questo tipo di dispute? I movimenti proponenti la legge o il Presidente della Giunta o del Consiglio Regionale o i gruppi Consiliari o i giuristi nominati nella Commissione ad hoc, qualcuno non potrebbe chiedere lumi alla Corte Internazionale?

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