A 50 ANNI DAL SILENZIO DEL VAJONT TUTTO IL VENETO SI RISVEGLI DAL TORPORE

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Prepariamoci a un grande evento che unisca tutti i veneti, al di là delle idee e delle appartenenze

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La cadenza delle date è sempre impressionante. Erano le ore 22.39 di 50 anni esatti fa, il 9 ottobre 1963, quando un fatto grave sfigurò una vallata intera, distruggendo paesi, famiglie, vita a Longarone, Erto e Casso, portando nel buio 1917 anime.
Chi scrive non era ancora nato all’epoca, ma il racconto e la tragedia fa parte della memoria collettiva di tutti i veneti e costituisce un fatto drammatico, che ci accomuna e rappresenta per noi veneti un giorno di lutto nazionale autentico. Un segnale terribile di distacco da uno stato che ancora oggi guarda al tragico evento con l’indifferenza tipica di una capitale lontana, che neanche lontanamente prova l’idem sentire di quegli attimi che hanno scolpito la nostra storia.
Il 9 ottobre 1963 i cittadini di Longarone, Erto e Casso sono rimasti soli ed è rimasto solo l’intero Veneto unito in una tragedia senza pari.

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Con l’ironia che solo la storia sa riservare, a 50 anni di distanza, il 5 aprile scorso, da Castellavazzo, il piccolo comune appena sopra Longarone che già allora ai pochi fortunati che lo raggiunsero seppe preservare la vita, è partito un segnale di riscossa per tutto il Veneto. Un risveglio delle coscienze, che proprio da Castellavazzo e dai luoghi del Vajont ha raggiunto una grande moltitudine di comuni veneti, oltre 100, a rappresentare più di un milione e 150 mila cittadini veneti, un veneto su quattro, per lanciare un richiamo e un sollecito alla Venezia istituzionale, affinché il Consiglio Regionale approvasse la legge referendaria per l’indizione del Plebiscito per l’indipendenza del Veneto.
Oggi come allora però Venezia dorme, ad essere benevoli.
Per ben due volte, il 30 luglio e il 17 settembre scorsi, il Consiglio Regionale del Veneto ha discusso e non ha deciso nulla in merito all’indizione del referendum per l’indipendenza del Veneto.
Ora la discussione è ritornata nella 1° Commissione Regionale Affari Istituzionali dove ancora oggi è stata rinviata a data da destinarsi, accampando motivazioni burocratiche poco serie e non oggettive.
I cittadini, le famiglie e le imprese venete stanno soffrendo ogni giorno di più, sotto i colpi della peggiore crisi socio-economica della nostra storia moderna, causata dallo stato italiano e che sta costringendo sempre più veneti alla disperazione e all’incubo di una nuova emigrazione di massa, come hanno già fatto i veneti dall’unificazione all’Italia in poi, attraverso varie fasi della propria storia contemporanea, tra cui quella drammatica proprio del Vajont.

L’unica soluzione a tutto ciò è l’indipendenza del Veneto. Per ottenerla serve oggi la partecipazione di tutti i veneti. Svegliamoci dal torpore. Svegliamoci subito.

Plebiscito2013 chiama a raccolta tutti i veneti, senza distinzione di appartenenza ideologica e di schieramento, ad essere presenti a un grande evento in preparazione in questi giorni.

Domani annunceremo il giorno e il luogo dove riunirci tutti, sotto la nostra bandiera.
Tutti, cittadini, famiglie, categorie sociali e i rappresentanti degli oltre 100 comuni veneti che hanno sollecitato la Regione Veneto ad indire il Plebiscito per l’indipendenza del Veneto.

Nell’occasione lanceremo una nuova iniziativa plebiscitaria che vedrà i comuni stessi farsi portavoce e attori diretti dell’indizione del Plebiscito.

Dato l’immobilismo della Regione Veneto, la forza del Popolo Veneto partirà direttamente dal basso, dai cittadini e dai Comuni Veneti, espressione più autentica della sovranità popolare, grazie a un’elezione diretta che legittima i consigli comunali e i sindaci come rappresentanti più autentici della cittadinanza.

Diamo loro forza, partecipando numerosi con il nostro glorioso gonfalone di San Marco, la nostra Bandiera Veneta che ci unisce tutti senza distinzione.

Prepariamoci e facciamo circolare il passaparola, prima dell’annuncio di domani.

Gianluca Busato
Plebiscito2013

4 risposte a “A 50 ANNI DAL SILENZIO DEL VAJONT TUTTO IL VENETO SI RISVEGLI DAL TORPORE”

  1. gian ha detto:

    vancimuglio anni fa l han fatto vedere anche per la rai, fermavan autostrada e ferrovia …

    tanta gente in un luogo è un segnale, tanta gente in tanti luoghi un altro, tanti gruppi che annunciano e poi creano disagi su un altro livello

  2. pierino ha detto:

    cè qualcuno che è già sveglio da parecchio tempo
    “2013.09.24 – “SONO VENETO”, BORSOI RIFIUTA IL PROCESSO … E LA GIUSTIZIA ITALIANA NON SA CHE FARE E RINVIA IL PROCESSO DI BEN 8 MESI!”
    http://www.mlnv.org/main/archives/17599

  3. CrisV ha detto:

    Ieri 9 ottobre 2013, ricorrevano esattamente 50 anni da questa immane tragedia, che contava 1.917 vittime e danni incalcolabili a una decina di comuni bellunesi, tra cui Longarone, che ne pagò il tributo più alto.

    Un’altra ricorrenza famosa, coincideva proprio con ieri.
    La morte del ” Che ” Guevara, avvenuta in Bolivia a la Higuera il 9 ottobre 1967.

    Il primo tributo di sangue, quello del Vajont, fu caratterizzato dall’imperizia e spregiudicatezza di certi funzionari incaricati istituzionalmente dallo Stato italiano, nel verificare la compattezza della struttura, in cui si sarebbe edificata la diga.
    Il monte era il ” toc ” che significa ” marcio ” nella lingua locale.
    Infatti crollarono rovinosamente nell’invaso acqueo della diga, circa 300 milioni di metri cubi di roccia e terra, che fecero tracimare il bacino con un’ondata di acqua, che spazzò letteralmente via, comuni e frazioni bellunesi lungo il suo percorso.
    La corrispondente dell’Unità, Tina Merlin, aveva dettagliatamente descritto tutti i pericoli e conseguenze della messa in opera della diga, prima che la disgrazia avvenisse.
    Fu denunciata ( poi prosciolta ) per diffamazione aggravata dalla Spa responsabile del progetto ed esecuzione.

    Il Che Guevara invece, fu prima di tutto tradito e abbandonato dal suo lider maximo ( gelosissimo del grande consenso popolare, che ancora oggi contraddistingue la figura del Che ).
    Tenete presente, che ogni buon cubano ha nella sua abitazione una foto del Che, appesa alla parete della sua stanza principale, in genere il soggiorno.
    Poi fu virtualmente consegnato ai servizi segreti sovietici e statunitensi ( CIA ), che ne decretarono la morte per opera ( ufficialmente ) di un sergente ubriaco, che non fu mai ucciso dai pur ramificati e vendicativi, specie in sudamerica, servizi segreti cubani.

    Caffè pagato, a chi mi dice per primo il perchè Ernesto Guevara De La Serna ( el Jefe ), veniva popolarmente chiamato : ” Che “. 😉

    Ad maiora.

    CrisV 🙂

  4. caterina ha detto:

    mi piange il cuore constatare come i comuni direttamente colpiti dall’immane tragedia siano ancora lì con la loro fascia tricolore ad accogliere come questuanti i tromboni che arrivano da Roma ed è vero, i sindaci sono nati dopo, quando il silenzio si era già steso su tutta la vallata e i morti erano stati sepolti… rispetto il dolore sedimentato nel fondo delle popolazioni, ma perchè c’è solo Castellavazzo nell’elenco dei comuni che vogliono orgogliosamente il cambiamento?…ed è stato il primo, come la voce che si alzò nel deserto! cui nessun altro della vallata e della provincia ha fatto seguito!… ancora stanno ad aspettare che per pietà da Roma accolgano la loro voce che chiede autonomia, quando da soli si sono rimboccati le maniche per risollevarsi, come sempre ha fatto la gente di montagna, laboriosa, paziente… e questo è un bene… ma sottomessa, e questo è il male… No!!!
    Alzate la testa e prendetevela la vostra autonomia, insieme con noi, delle altre province… Sindaci, non è necessario mettersi e pavoneggiarsi fanciullescamente con la fascia tricolore! siete i rappresentanti delle vostre genti, che vogliono risollevarsi ed essere fiere come lo furono da sempre nei secoli addietro, artefici finalmente del proprio futuro e non più costrette a pietire dai padroni romani, e loro accoliti che vi continuano a sfruttare, un minimo di attenzione…
    E’ vero che piuttosto che prostrarvi a chiedere decine e decine di migliaia di voi hanno preso la via dell’emigrazione e in giro per il mondo avete riscosso successo e fortuna, ma oggi dobbiamo essere consapevoli del diritto affermato internazionalmente di rimanere e decidere noi sul nostra territorio, per governarlo e farne la culla accogliente delle generazioni a venire.
    E’ nostro, è la nostra vera Patria, proclamatelo ad alta voce anche voi, nei vostri Comuni come lo hanno fatto già più di cento in tutto il Veneto, e insieme raggiungeremo la meta che è la libertà, per decidere noi finalmente sul nostro futuro, come ce lo ricorda la nostra storia dell’ormai lontano passato…ricordiamocelo che fummo liberi un tempo e scuotiamoci di dosso il timore reverenziale che ci rende schiavi.
    Un Vajont non ci sarebbe mai stato… Riprendiamoci un mano la nostra Patria, noi Veneti la sapremmo custodire per le generazioni future perchè la amiamo e la conosciamo, perchè fa parte di noi, della nostra civiltà, ed è la nostra vita.

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