Adria, la città che dà nome ad un mare

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di Paolo L. Bernardini

luigi-groto

Luigi Groto (1541-1585)

Adria è stata il comune numero 121 ad approvare la legge referendaria.

Un lettore di plebiscito2013 ha commentato: ”121 è un numero significativo, è lo stesso numero di comuni della provincia di Vicenza, la provincia veneta che ne contiene di più”. Un commento molto significativo. Ma è interessante notare che 120 sono anche stati i dogi di Venezia, e dunque per la storia veneziana il numero 121, sappiamo, ha una valenza particolare. Adria, poi, ha valenza particolarissima, per la sua storia, di ascese e cadute, di picchi e di desolazioni. Adria, una città che dà il nome, come sappiamo, ad un mare, e da secoli e secoli. Non è cosa da poco…

Adria, una città distrutta dall’inondazione del 1951. 84 morti, 200.000 senza tetto. Un “perfetto” prefetto messinese completamente estraneo alla storia (anche idrica) del Polesine, che non prende le decisioni giuste. Un disastro italiano, più che veneto, su cui molto si è scritto. Forse, rileggendo tutto quel che accadde nel 1951, anche altri comuni del Polesine avranno una spinta ulteriore per appoggiare il nostro referendum.

E dunque in omaggio ad Adria vorrei riportare qui una poesia del suo maggior poeta, Luigi Groto. Poeta della seconda metà del Cinquecento, di quel periodo aureo in cui la lingua italiana era la prima d’Europa senza che vi fosse neanche l’idea di creare uno Stato italiano unito che distruggendo tutte le peculiarità di autogoverno dei piccoli stati italiani del tempo, facesse anche scempio della loro magnifica lingua (trasformandola in un italianese burocratico, uno sconcio televisivo, un’immonda favella degna dell’ultima provincia di un impero del male, qual è l’Italia “unita”); il “cieco di Adria”, del Groto che va annoverato tra i grandi poeti italiani, proprio perché così fiero della sua tradizione veneta, del suo legame ideale col Bembo, in tempi felici in cui si poteva avere in Veneto precettori napoletani, e a Napoli lavoravano intellettuali veneti.

Prima che la menzogna dell’Italia “unita” ci rendesse tutti veramente divisi: se non nemici, diffidenti, maledettamente, gli uni degli altri, ignoranti, maledettamente, gli uni degli altri, e ignoranti in generale. Divisa, politicamente divisa, proprio allora l’Italia era veramente unita, in un legame di cultura solidissimo, a cui ogni legame politico avrebbe inevitabilmente nuociuto. Groto cieco scrive una poesia, e una prosa, luminosissime. E’ tramite tra la tradizione di Seneca, grand-guignol in salsa latina, e Shakespeare, la sua Dalida, pregne delle atmosfere cupe, tutte ferraresi, di Giraldi Cinzio, il padre del dramma europeo moderno, diviene materia ideale per lo Shakespeare diciamo così più splatter (stile Tito Andronico, per intenderci). Belli i tempi in cui Groto poteva confrontarsi con Boccaccio e “correggere” il Decamerone, con Petrarca, morto ad Arquà in Veneto da due secoli, e scrivergli lettere. E dunque trascrivo qui una sua poesia, la poesia di un uomo cieco dall’età di 8 anni, che sogna la luce, e ne parla, e ne scrive, compiacendosi alla fine che un’eclissi di sole rende il sole stesso per qualche istante cieco come lui.

 

Luigi Groto, Per l’Ecclisse del Sole:

 

Specchio del cielo, perché di mesta benda

Velato il dì sì fosco oggi n’adduci?

Perché smarrite e smorte son le luci

Che fan ch’io d’auree fiamme ognor m’accenda?

 

E donde avviene o sol, che hor si contenda,

Chi già t’el diede il lume, onde hor non luci?

Lasso, che a rimembrarlo mi conduci

Perché inferma è colei, che fa, che io splenda…

 

E chi è costei sì illustre e sì serena

Che il lume a senno suo ti nega e presta,

Co’ i lucidi occhi e luminosi sguardi?

 

E’ la più bella che human velo vesta,

Dea, non donna, celeste, non terrena,

Pur chi è Cotesta? E’ quella, per cui ardi.

2 risposte a “Adria, la città che dà nome ad un mare”

  1. Zarlino ha detto:

    Quale meraviglia!!! Grazie Paolo L. Bernardini per questi regali stupendi! Grazie anche per le idee illuminanti. Si è vero! Tra le infinite colpe dello stato italiano c’è anche quella, gravissima, di aver diviso gli italiani!!!

  2. caterina ha detto:

    che bellezza leggerLa, Professore! ci arricchisce sempre… ora conosciamo un poeta di Adria cieco che vede il sole con gli occhi del cuore!
    veramente l’uomo ha potenzialità infinite…e compensative!
    penso a tutti quelli che soffrono di qualche grave limitazione fisica…
    Ora con Adria sembra ci siano tutti i più famosi Comuni veneti… mancano i Comuni delle città capoluogo di Provincia, tranne Verona.
    Adria che dà il nome al mare e poi pian piano se ne allontana perchè il re dei fiumi è prepotente… L’ha sostituita Venezia.
    i naviganti del ‘700 trovano scritto sulle loro carte, magari stampate ad Amsterdam, non più Mare Adriatico, ma Golfo di Venezia, e Bocche del Golfo di Venezia dov’è il Canale d’Otranto…
    Che dire, all’epoca Venezia era ancora la Regina!
    ma tornerà ad esserlo! sempre che non la distruggano le orde toccata e fuga che arrivano coi grattacieli galleggianti, sempre che
    nelle isole della sua laguna non copino il Disneyland dei pressi Parigi, notizia funesta di oggi…
    La dobbiamo proteggere, non la devono umiliare, è nostra, è un nostro patrimonio, di noi Veneti prima di tutti!

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