Al di qua dell’Adriatico

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  • il 30 dicembre 1988 il primo jugoslavo Branko Mikulic si dimette a causa delle gravi differenze ed ingiustizie economiche in un Paese che spazia dalla Slovenia alla Macedonia
  • L’undici gennaio 1989 viene fondata l’Unione Democratica Slovena (UDS), il primo partito indipendentista di tutta la Jugoslavia.
  • Il 20 maggio 1989 viene fondato a Zagabria il partito indipendentista Alleanza Social-Liberale Croata (HSLS).
  • Il 9 marzo 1990 il parlamento di Lubiana dichiara l’indipendenza “economica” della Slovenia. Nelle elezioni politiche a Zagabria e Lubiana i partiti indipendentisti stravincono (UDS al 9,5%, HSLS al 15%).

Il presidente sloveno all’epoca era Milan Kucan, dopo una lunga carriera all’interno del partito comunista jugoslavo. L’opposizione però controllava il parlamento, con Lojze Peterle come primo ministro e Dimitri Rupel ministro degli esteri.

Kucan, Rupel e Peterle erano d’accordo sul fatto che la struttura politica jugoslava avesse fallito, ma non erano d’accordo sul futuro per la Slovenia. Kucan cosiderava l’indipendenza fuori discussione, mentre Peterle suggeriva una confederazione tra Slovenia e Croazia. Rupel faceva notare come l’unica cosa jugoslava che restava fosse l’esercito e consigliava di predisporre una difesa slovena.

Dopodiché, in meno di un anno (1991) la storia accelerò e la Slovenia ottenne la propria indipendenza, grazie ad un referendum tenuto nel novembre del 1990 (con l’88% degli sloveni favorevoli all’indipendenza) e la successiva dichiarazione di indipendenza del 25 giugno 1991. Solo pochi mesi prima non era nemmeno un’opzione considerata, ma il tempo ha dimostrato che era la migliore. Dopo nemmeno 20 anni gli sloveni si avvicinano al reddito medio pro capite degli italiani.

Dalla nostra parte dell’Adriatico la storia, dopo vent’anni, sta per ripetersi. L’Italia è economicamente allo sfascio. Ha un debito pubblico ormai galoppante (130% del Pil), una disoccupazione giovanile del 39,1% ed è in recessione ormai da otto trimestri consecutivi.

Ora si cominciano anche ad intravvedere i vari replicanti veneti di Kucan (la vecchia guardia politica contro l’indipendenza), di Peterle (il politico innamorata della federazione padana) e chi sarà il Rupel veneto (chi ha notato che qualcuno delle forze di sicurezza ha la cattiva abitudine di ricattare i politici).

La Slovenia colse di sorpresa un pò tutti i leader politici internazionali dell’epoca. Oggi forse qualcosa avranno imparato.

Filipo Dal Lago

Liberamente tratto ed ispirato dall’originale pubblicato su www.pnveneto.org

Una replica a “Al di qua dell’Adriatico”

  1. ROBERTO ROMAN ha detto:

    Bravo Filippo Dal Lago, l’itaglia è comunque una realtà diversa da quella della ex jugoslavia, lì è caduto proprio un sistema comunista di gestire la politica, anche da noi, in Veneto, c’è la speranza di fare la secessione, l’unico dubbio che ho, parlando nei gazebo con tanti giovani studenti, è che è proprio assente in loro la cultura e la storia veneta e della repubblica di venexia. a noi purtroppo in questo momento mancano i cospicui finanziamenti su cui fa leva il governo di roma per far conoscere il ns progetto e la ns storia per raccogliere la maggioranza dei consensi sia dei veneti nativi, sia dei tanti extracomunitari ed italiani che hanno la residenza qui da noi, e che saranno trasformati tutti in voti utili o per la causa della indipendenza o per la restaurazione definitiva del governo di napolitano & c….
    Oltretutto il fronte sloveno si presentava unito mentre i veneti sonod storicamente deboli e divisi al loro interno, giusto?

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