Cismon, nelle ombre della Storia

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di Paolo L. Bernardini

cismonSono particolarmente felice che il comune di Cismon abbia dato in questi giorni l’approvazione alla legge referendaria. Lo sono perché Cismon, come tutti gli altri comuni veneti, del resto, affonda la propria storia nel passato remoto. Ma allo stesso tempo, in questo caso, siamo di fronte ad un comune che afferma la propria presenza, in modo deciso, durante la guerra civile italiana. E nelle pieghe, e piaghe, non risolte mai dalla coscienza né veneta, né “italiana”, posto che quest’ultima esista, di quei tempi oscuri. E dunque Cismon, e la sua vicenda, ci offre motivo profondo di riflessione; su temi a cui qui non posso che accennare, soltanto. Cismon per prima cosa è roccaforte della storiografia che ha da sempre esaltato l’imprese partigiane. A ragione, del resto: qui si svolge il celeberrimo sabotaggio del Tombion, avvenuto tra il 6 e il 7 giugno 1944, una delle azioni partigiane più clamorose, e note al mondo, nonché più efficaci, per i vari danni inferti alla controffensiva tedesca. Azione eroica, coronata da successo, senza dubbio.

Ma è anche giusto, ormai, e doveroso, concedere spazio all’altra faccia della guerra partigiana, anche e proprio in Veneto, che è stata anche guerra sordida di massacri e violenze private, di vendette e faide personali, spesso risolte in modo cruentissimo. Di questo ha parlato in abbondanza Pansa, nei suoi libri di successo, ma è bene ricordare che prima di Pansa ne aveva con dovizia di particolari parlato uno storico, che è anche un politico italiano, che potrebbe forse in futuro dare una sterzata indipendentistica al proprio pensiero, proprio per grande coerenza con esso. Si tratta di Antonio Serena, padovano, classe 1948. Nei suoi libri Serena, docente alle superiori, aveva sempre parlato, forse con eccesso di enfasi, ma non con difetto di fonti, degli eccidi partigiani in Veneto, e nel Bellunese in particolare (ma anche nel Trevigiano). Insomma, libri degli anni Novanta (I giorni di Caino) ma anche più recenti (I fantasmi del Cansiglio; La strage di Oderzo), mostrano tante verità scomode.

Cismon è uno dei tanti piccoli paesi contesi prima che dalla geografia – tra Veneto e Trentino – dalla Storia stessa.

Ora che la Storia presenta il conto, non possiamo dimenticarci di pagarlo.

Sta accadendo quel che è purtroppo accaduto da tempo per i protagonisti della I guerra mondiale: anche quelli della II stanno morendo tutti e presto non avremo più testimonianze orali di quelle vicende. Dunque forse le stesse dispute tra storici “di regime” (che non metterebbero mai in programma libri come quelli di Pansa, ma meno che mai quelli di Serena), e storici “revisionisti”, avranno meno peso e si esauriranno.

Ma resta un fatto, incontrovertibile: l’Italia non è mai stata capace di affrontare serenamente la propria storia. Chi non affronta serenamente il proprio passato non può affrontare serenamente il proprio presente. I nodi della guerra civile italiana si sono forse risolti? No, ma almeno opere come quelle di Serena prima e di Pansa poi li hanno portati al pettine.

I tempi sono maturi per un Veneto indipendente anche per questo. Perché poi alla fine se l’Italia nata nel 1948 non soddisfaceva certo i reduci del Fascismo, ancor meno molti dei reduci partigiani: nell’Italia partigiana si creano ad esempio tante micro-repubbliche che aspirano a qualche utopica indipendenza: Albe è la più famosa perché la cantò Beppe Fenoglio. Molti gruppi partigiani chiedono, da sinistra, l’abolizione di province e prefetti e il calo di peso dello Stato centrale (ad esempio i gruppi toscani legati a Carlo Lodovico Ragghianti, grande storico dell’arte). Trionfa una costituzione che doveva essere la celebrazione dell’antifascismo, ma che diviene la continuazione legalizzata del centralismo fascista stesso.

Solo l’indipendenza del Veneto garantirà quell’approccio disteso verso il proprio passato che la veemenza ideologica della storiografia italiana dell’una, ma anche dell’altra parte, ci hanno sempre fieramente negato, dando per scontate verità che invece erano menzogne, o, dal fronte opposto, ponendo tanta enfasi su verità vere (negate dagli storici ufficiali) da correre il rischio di farle credere, di nuovo, menzogne. L’Italia è paese malato dal 1861, dalla nascita, e questa sua malattia la trasmette a tutto, perfino alla storiografia. Ora che muoiono tutti i protagonisti, nel bene e nel male, di quegli anni, possiamo dire veramente, alla Leopold von Ranke, di sapere, “wie es eigentlich gewesen”, “come e cosa è veramente accaduto”? Non credo. E non possiamo aspettare, per avere un approccio giusto, moderato, equilibrato nei confronti del passato, che muoiano tutti i protagonisti e che il documento scritto si sostituisca a quello orale, che la memoria morta tolga spazio a quella viva.

La libertà del Veneto implica la libertà in tante, tante altre sfere. Del sapere, della storiografia, ma prima di tutto della coscienza. Non è solo la battaglia per “residui fiscali” o “flat tax”. E’ una battaglia dove la posta in gioco, morale prima che economica, è molto, molto più alta.

Grazie Cismon!

6 risposte a “Cismon, nelle ombre della Storia”

  1. Franco Rocchetta ha detto:

    È ben vero,
    lo noto da una vita, ci sono dei nonveneti – come Rawdon Brown –
    che diventano Doxe con molta più nobiltà d’animo, lungimiranza, spirito di sacrigmpegno costante

  2. Franco Rocchetta ha detto:

    spirito di sacrificio, amore, i pegno ostantepar el bon piovego

  3. Franco Rocchetta ha detto:

    donca . . . . . .
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
    . . . . . impegno costante par el bon piovego,
    dunque con molta maggiore titolarità e legittimità rispetto a tanti politici del XX e del XXI secolo che vari giornalisti hanno – con troppa superficialità – voluto acclamare quali “Dogi”.
    Così vi sono dei fhoresti che amano e conoscono, che conoscono ed amano le venete ed i veneti, e l’intero universo veneto, assai di più ed assai più a fondo, e con gran fecondità, rispetto a tante venete ed a tanti veneti che nel Veneto ci sono nati, e che magari portano anche un cognome veneto.
    Paolo Bernardini è uno di questi fhoresti che sono anche
    preziosi amanti responsabili, guardiaboschi che ben contribuiscono a far rifiorire la comune patria veneta.

  4. davanti a tanta dovizia di cultura del Prof. Bernardini e di contrappunto del ” Vecchio Leone ” ( ma quale vecchio ( ! ) non mi resta che togliermi , telematicamente, il cappello.
    Grazie a voi entrambi, di esistere.
    Mi sento fiero di essere umilmente con voi per la Nostra Comune Causa Veneta.
    ( NCCV) !

  5. CrisV ha detto:

    I leoni Veneti, tornano a ruggire ! 😉

    Ad maiora.

    CrisV 🙂

  6. caterina ha detto:

    il Professor Bernardini she è uno spirito libero ci onora noi Veneti di aver scelto come residenza d’elezione una città del Veneto… e noi gliene siamo immensamente grati!

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