Consiglio regionale sul Plebiscito: tre scenari possibili, uno solo valido per la democrazia

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294_Palazzo Ferro Fini_ve_Leone (1)Ad una settimana dal voto in Consiglio Regionale sull’approvazione del progetto di legge 342 per l’indizione del referendum di indipendenza del Veneto, restano aperti tre scenari principali, con alcune possibili sorprese.
Nel momento in cui le famiglie venete stanno iniziando un mese di settembre con grande circospezione e difficoltà finanziaria, con conferma del blocco di fatto dell’accesso al credito per le imprese, che languono senza aiuti da un sistema bancario praticamente bloccato, il Consiglio Regionale è chiamato a votare un provvedimento che risulta di per sé stesso storico.
Una cosa appare con evidenza: non si respira di sicuro un clima pre-rivoluzionario, almeno a leggere le dichiarazioni dei principali esponenti politici veneti. Il lamento sterile la fa da padrone, mentre manca del tutto una visione condivisa tra classe politica, parti sociali e maître à penser di casa nostra.
Non emerge ancora con forza un fronte veneto compatto, che prenda atto che le divisioni e gli steccati ideologici sono il nostro principale nemico nel momento delicato che stiamo attraversando. Il compito e l’impegno di Plebiscito2013 è proprio la facilitazione di un dialogo che possa basarsi su aspetti condivisi tra le parti, senza farci cadere vittime del tranello classico della politica italiana, che vive in modo parassitario di facili divisioni su aspetti risibili, che trovano un risalto mediatico artificiale e che vedono i veneti fronteggiarsi in tifoserie basati su temi che non interessano e non riguardano la stragrande maggioranza dei cittadini, delle famiglie, delle imprese e degli stakeholder in genere della società veneta.
È nostra convinzione che il dialogo debba prevalere sulle contrapposizioni costruite ad arte, per affrontare con responsabilità le scelte che ci devono accomunare come veneti.
La scelta che il Consiglio Regionale dovrà fare deve si deve imperniare su aspetti di base. Il primo aspetto fondamentale è il rispetto di un principio democratico. Il referendum per l’indipendenza del Veneto è innanzi tutto una questione di democrazia, dalla quale non si può prescindere. Non vi possono essere impedimenti di sorta all’espressione democratica del voto, che consenta i cittadini veneti di esercitare concretamente il proprio diritto di decidere.
Le barriere ideologiche devono essere abbattute di fronte a un aspetto primario di convivenza civile. Non può esistere alcuna comunità se essa non permette ai propri cittadini di essere tali attraverso la libera espressione del voto in un referendum per il proprio futuro.
I veneti si sono espressi una solta volta in un Plebiscito e ora, nel momento in cui vivono la più drammatica crisi socio-economica della propria storia moderna, hanno il sacrosanto diritto di potersi esprimere per la seconda volta nella propria storia sul proprio futuro.
Gli scenari possibili che si presentano ai consiglieri regionali sono essenzialmente tre: il NO, il NI e il SI’.
La bocciatura con un NO secco della legge referendaria comporterebbe un arroccamento ingiustificato della classe dirigente veneta, che confermerebbe la cesura tra cittadini veneti e classe politica italiana, con uno schieramento del Consiglio Regionale sul fronte della casta, tradendo i detentori della sovranità primaria. È uno scenario che ritengo personalmente improbabile, molto rischioso e che voglio sperare non venga a verificarsi mai.
La seconda possibilità è un NI, ovvero un rinvio, oppure l’ennesima non decisione, magari giustificata da qualche scusa burocratica, o pretesto basato su cavilli improbabili. Tale situazione si è già verificata, il 30 luglio e precedentemente con rinvii tattici della discussione, che già ci hanno fatto perdere 4 preziosi mesi, sull’altare dell’opportunismo politico che ha prevalso sul senso di responsabilità.
L’ultimo scenario è il SI’, che noi tutti speriamo si avveri e che ci deve vedere impegnati senza distinzione in questi giorni affinché le probabilità che diventi realtà siano le più alte possibili. Esso aprirebbe quindi una fase nuova nella politica veneta, che noi tutti desideriamo abbia inizio il 17 settembre 2013. Ritengo inoltre che debba avere il sopravvento una scelta di chiarezza sia sul quesito (“Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana? SI – NO”) sia sulla data del Plebiscito, che deve essere separata da altre consultazioni elettorali che creerebbero confusione su una scelta fondamentale. Su entrambi i punti ci siamo già pronunciati più volte e le ragioni che abbiamo esposto non sono mai state confutate.
Non siamo illusi e non vogliamo illudere nessuno, la battaglia democratica per vedere rispettato il diritto dei veneti di decidere il proprio destino è ancora in corso e l’esito è tutto fuorché scontato.
Plebiscito2013 ha un compito enorme che in questi giorni trova la propria maggiore espressione: dobbiamo abbattere gli steccati, smussare gli angoli della politica veneta, con ogni mezzo dialettico e facendo ricorso alla creatività che contraddistingue i veneti nei momenti delle scelte importanti.
Ognuno di noi adotti un consigliere regionale, di ogni schieramento politico, in questi giorni e instauri un dialogo, un confronto sereno e pacato, basato su argomentazioni di buon senso. I consiglieri regionali veneti hanno l’occasione per dimostrare che non appartengono a una casta lontana e sono certo che sapranno cogliere l’occasione per dimostrarlo concretamente, con un voto che li veda uniti sul fronte dell’interesse esclusivo dei cittadini veneti, che essi sono chiamati a rappresentare.

Gianluca Busato
Plebiscito2013.eu

5 risposte a “Consiglio regionale sul Plebiscito: tre scenari possibili, uno solo valido per la democrazia”

  1. caterina ha detto:

    Busato, sei un patriota ingegnere e si sente, la tua analisi è puntuale e spietata: quello che paventi ci mette in apprensione e vorrei che inducesse i fondatori di IV a stare in guardia e a non cedere dalla parte scivolosa del compromesso…
    Sarebbe tradire i molti che con tutte le energie si stanno adoperando per attrarre con entusiasmo, iniziative, motivazioni convincenti i veneti verso l’idea dell’indipendenza che sentono come una necessità, per sè, per i propri figli, per le proprie attività, per il futuro dei Veneti, in una patria vera e libera.
    Sarebbe deludere 57 Comuni che finora già si sono espressi per il Referendum!
    Busato, Pizzati, siamo ormai in piedi, siamo in allerta…fino al 17, e manca poco, confidiamo!

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