Contabilità Internazionale nella nuova Repubblica Veneta

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contabilità_analiticaDi certo l’internazionalizzazione e la globalizzazione dei mercati  sono soggetti a svariate interpretazioni e punti di vista  , non per nulla si trovano tra le prime voci di dibattito dei giorni attuali . In questo articolo  non voglio soffermarmi su una mera esternalizzazione del mio punto di vista a tal riguardo ma parlare di uno  strumento direttamente correlato e spesso poco trattato se non in qualche testata specifica . Mi riferisco all’ international accountability  e del suo costante e crescente processo di sostituzione dei principi contabili nazionali.

Nel 1957 con il trattato di Roma si istituì la Comunità Economica Europea allo scopo di progredire verso un mercato comune europeo  omogeneo ed  armonizzato  . E’ proprio l’articolo 57 di quel  trattato che apre alla necessità di una comune normazione contabile  che si concretizza nel 1967 con l’incarico nei confronti del  tedesco Elmendorf, giurista e professore universitario   ,della redazione di una bozza di principio definita Avant Project sulla tematica contabile  che creasse “a level playing filed” nel contesto europeo.

Di fatto l’operato di Elmendorf  nient’altro non è che la traduzione in lingua inglese dell’ AKTIENGESETZ , ovvero la prima legislazione in materia di bilancio consolidato e normazione delle S.P.A nell’istituzione giuridica Tedesca.

Nel 1978  l’Avant Project ovvero il primo “pacchetto” di principi contabili comunitari ideato da Elmendorf assume il connotato legislativo di 4° direttiva europea così da essere automaticamente recepito da parte di tutti i paesi membri .

Già dal 1974 il Regno Unito aveva aderito alla CEE ma non credeva nel progetto di Elmendorf  , l’ideatore dell’Avant Project era  un giurista , ed il suo medesimo progetto aveva  forti connotati giurisprudenziali  ,  questo entrava direttamente in contrasto con la teoria contabile Britannica che non si basa su codici o norme emanate dal parlamento , bensì  fondata su criteri specifici emanati dai vari ordini privati di professionisti  contabili . La posizione Britannica abituata alla common law , ed ad una unica norma in materia contabile ossia il principio del : ”true and fair view” (inserito nella 4° direttiva come rappresentazione chiara e veritiera dei dati di bilancio , presente sul codice civile italico agli articoli 23,24) , definisce in maniera ironica la filosofia per la  quale se  un idraulico non ha bisogno di un codice o di norme giuridiche per condurre il suo lavoro , lo stesso vale anche per i professionisti della contabilità .

Già dal 1968 un gruppo formato da professionisti della contabilità di Canada , Australia , Stati uniti e Gran Bretagna avevano dato vita all’AISG ovvero il primo gruppo di studio di contabilità internazionale , successivamente trasformatosi in IASC nel 1973 con l’aggiunta di membri da Germania , Francia , Giappone ,Olanda e Messico. La caratteristica dello IASC è che la sua rappresentanza internazionale non è di tipo politico ma basata su professionisti della materia contabile di ogni paese aderente , con una spiccata teorizzazione anglosassone.

Arrivando ai giorni nostri lo IASC ora divenuto IASB (international accounting standard board) è diventato lo standard setter internazionale per i principi contabili adoperati dai paesi più industrializzati . Con la principale caratteristica che i principi contabili non sono definiti da un legislatore ma da professionisti della materia.

La lentezza della CEE nello sviluppare una materia contabile comunitaria univoca ( caso particolare per l’italia che implementò la 4° direttiva solo nel 1994 , impiegandoci ben 16 anni), ha fatto si che proprio lo IASB diventasse il principale attore internazionale in materia di standard contabili, rendendo nei suoi confronti l’Unione Europea oltre che la sua più grande “rivale” anche la sua più grande cliente.

L’Unione Europe tramite specifici organi  come l’ARC ed un dialogo diretto , valuta i postulati definiti dallo IASB studiandone la compatibilità con le fondanti norme di costituzione dell’UE , fatto ciò se ne risulta accettabile il compromesso , il Parlamento Europeo decide se trasformarla in Direttiva o Regolamento , rendendola così in maniera automatica parte del codice civile.

Ho voluto spendere qualche parola su fasi storiche ed  introduzione dei principi negli ordinamenti per sottolinearne la loro complessità  , in modo che il lettore capisca come questo metodo sia lento e complicato  , non sufficientemente “agile”  nel caso specifico europeo nell’adeguare anche le necessità della contabilità ad un mercato globalizzato , vivace ed in continuo movimento.

Oltre alle varie problematiche economiche ormai insormontabili per l’Italia , anche il suo atteggiamento riluttante da parte dei governi ma anche dei professionisti  nei confronti dei principi dello IASB la penalizza , pensate ad investitori internazionali che andando al leggere i bilanci di aziende italiane , che se non prescritti per legge come nel caso di assicurazioni e istituti di credito , redano i propri bilanci solo con norme di contabilità italiana , rendono  di difficile comprensione i dati necessari per la scelta  di investire capitali .

Lo IASB poi introduce un concetto estremamente interessante nella valutazione delle immobilizzazioni materiali ,  immateriali e finanziarie , nelle rimanenze , nei prodotti da investimento .Rivalutate ogni anno non solo su principi di costi storici ma sul loro attuale valore determinato tramite specifici test in base al principio del FAIR VALUE , che non si tratta di una semplice attualizzazione ma di un fenomeno più vasto che comprende il mercato reale e raramente un valore atteso.

Un’altra interessante considerazione disposta dal “Conceptual Framework” , ovvero la legenda che permette di addentrarsi nei meriti della contabilità internazionale è il rovesciamento del principio italiano per il quale la “forma” occupa uno uno spazio privilegiato , secondo lo IASB il principio è : ”substance over form” ossia la sostanza dell’operazione deve essere nel miglior modo descritta senza dover  mitigare il suo intervento secondo norme legali che ne impostano la forma. Questo non solo da una migliore ed oggettiva descrizione all’operazione ma ne evita anche l’inquinamento dovuto a prestabiliti crismi di inserimento in determinate categorie non basate su una logica economica.

Mi aspetto che nel nostro imminente futuro , dopo un breve periodo di avvicendamento post-indipendenza  si opti in maniera convita per l’adozione diretta dei principi contabili internazionali  come riferimento principale , per essere istantaneamente  dinamici e competitivi nel mercato mondiale , attrarre investimenti e dare segnali di grande apertura.

Filippo Camozza
Plebiscito2013.eu

4 risposte a “Contabilità Internazionale nella nuova Repubblica Veneta”

  1. enrico ha detto:

    Complimenti per la supercazzola, non sono neanche riuscito a finire di leggerla che sono morto di inedia.
    Penso che i cinque milioni di veneti, che non sanno neanche che esista Plebiscito2013, non siano minimamente interessati a questi sofismi da ragionieri.
    Mi auguro che in futuro chi scriverà articoli, per altro autorevoli e sicuramente validi, esca dal complesso di inferiorità di dover dimostrare le proprie capacità, e si adoperi a divulgare il “sentimento Veneto” nelle cose di tutti noi.
    WSM

  2. giane ha detto:

    Caro Enrico, per fortuna 5 milioni di veneti sono eccome interessati al futuro del Veneto indipendente e non si accontentano di sentirsi ripetere solo le solite tiritere prive di contenuti sul “sentimento veneto”. Plebiscito2013 ritiene necessario e fondamentale approfondire come sarà in concreto la nuova Repubblica Veneta poiché siamo convinti che i cittadini veneti siano pronti al cambiamento, purché si spieghi loro che non sarà un salto nel buio.

  3. enrico ha detto:

    Caro giane, giusto ma comunque rivolto ad una elite.
    Penso che, a parte i dipendenti statali e i pensionati (ex statali), qualsiasi salto sia meglio che continuare in questo schifo!
    Continuo a pensare che plebiscito2013 debba trovare dei testimonial popolari per dare risalto all’indipendentismo.
    WSM

  4. giane ha detto:

    Caro Enrico, sono d’accordo con te sui testimonial 🙂

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