Diciamo NO ai quesiti compromessi!

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Il compromesso era solito significare che mezza pagnotta era meglio di niente. Tra i moderni statisti sembra in effetti che mezza pagnotta sia meglio di una pagnotta intera. (Gilbert Keith Chesterton)

Il compromesso non è altro che il sacrificio di una cosa buona o giusta fatto nella speranza di conservarne un’altra; tuttavia troppo spesso si finisce per perderle entrambe. (Tryon Edwards)

pizzati cavarzereSia chiaro, non voler compromettersi non vuol dire rifiutare il dialogo. Lo scambio razionale di idee, se fatto con apertura mentale, può portare ad un risultato migliore per ambedue le parti. Per compromesso invece si intende l’ottenimento di un risutato per definizione peggiore (compromesso, appunto) per ambedue le parti, raggiunto sacrificando i principi di partenza sull’altare dell’unità di intenti. Avere una decisione unanime diventa la cosa più importante, costi quel che costi, compromettendo (appunto) i propri valori.

In ambito regionale, una serie di consiglieri (del PDL, ma anche del PD) si trovano di fronte all’imbarazzo di non voler votare contro una consultazione referendaria, ma allo stesso tempo di non voler pestare i piedi ai loro impresari di partito a Roma approvando un quesito indipendentista che avrà inevitabilmente conseguenze inarrestabili.

Ed ecco allora spuntare dalle pagine della stampa locale un quesito compromesso, a scelte multiple: “vuoi tu che il Veneto a) resti così com’è, b) diventi una regione a statuto speciale, c) diventi una repubblica indipendente?” L’intenzione è di salvare la faccia concedendo sì una consultazione popolare, ma compromettendola a livello di sondaggio privo di qualsiasi effettivo valore a livello internazionale.

Traduco cosa significa introdurre l’opzione dello statuto speciale (o autonomia o federalismo) in un quesito referendario. Vuol dire accettare di abdicare il potere decisionale del popolo veneto al parlamento italiano, perché queste sono riforme dello stato italiano che spettano esclusivamente a Roma. Data l’irriformabilità di questo stato, di fatto si tratta di lasciare le cose così come sono. Diventa perciò inutile introdurre l’opizione b) perché è riconducibile all’opzione a). Invece l’opzione c), come proposta nel progetto di legge presentato dal consigliere Valdegamberi darà un mandato, tutelato dalla comunità internazionale, per dichiarare unilateralmente l’indipendenza del Veneto. Questo i consiglieri del PD e del PDL lo sanno benissimo e per questo si buttano di traverso.

Cedere a tale compromesso avrebbe delle conseguenze devastanti per la Lega. Annacquare il quesito referendario con opzioni sondaggistiche abbatterebbe l’attuale proposta di indire di fatto un plebiscito alla pari di quello del 1866. Ora che hanno preso in mano il timone del veliero indipendentista, compromettere l’attuale quesito plebiscitario significa dirottare gli sforzi fatti finora (le firme raccolte, i 73 comuni a favore dell’indipendenza, le manifestazioni, l’appello al parlamento europeo, la visibilità sulla stampa internazionale) verso gli scogli dove giacciono i relitti della Devolution, della Macroregione, del Federalismo a Geometria Variabile, e tutte le altre promesse elettorali inconcludenti che il carroccio ha fatto in venti anni di politica romano-centrica.

Se la partitocrazia italiana vuole ostacolare l’esercizio della democrazia in Veneto, che lo faccia utilizzando la corte costituzionale. I consiglieri regionali veneti devono prima di tutto pensare al proprio elettorato perché, come dice il consigliere Pettenò “semo veneti, ma no semo mia mone.” Non ci facciamo fregare da ibridi sondaggistico-referendari. Non ci facciamo circuire da promesse elettorali. I riflettori sono puntati su di voi, e se avete qualche dubbio provate a consultare i vostri concittadini che vi hanno dato migliaia di preferenze. La situazione è cambiata notevolmente dal 2010, il vostro stesso elettorato ha cambiato idea sull’opzione indipendentista. In solo 12 mesi (da gennaio a dicembre 2012) i consensi per l’indipendenza sono raddoppiati nell’elettorato di centro-sinistra e sto citando dati di 10 mesi fa. Le file indipendentiste contano centinaia di ex-AN del bassanese, cara Donazzan, persone che tre anni fa votavano per lei. Fate un mini sondaggio tra i vostri concittadini, come ha fatto Valdegamberi la primavera scorsa, che poi voterete per il referendum consultivo regionale con molta più sicurezza e serenità.

Lodovico Pizzati
Spokesperson Plebiscito2013.eu

9 risposte a “Diciamo NO ai quesiti compromessi!”

  1. ermanno ha detto:

    comune dopo comune ancora non e’ cosi diffusa il ‘tarlo’ dell indipendenza nella testa dei veneti.

    segnalo commento di Rubinato per render il partito indemocratico piu democratico… arriva tardi ma a forza di piccoli passi forse
    http://www.lindipendenza.com/la-deputata-rubinato-pd-errore-non-votare-per-il-referendum-veneto

  2. caterina ha detto:

    le idee che nascono in certi periodi non è detto che siano valide col mutar del tempo e delle situazioni…l’autonomia che magari s’invocava trent’anni fa vedendola realizzata nelle regioni a statuto speciale che ci sono vicine poteva starci bene allora. e non si è fatta!…anche l’Italia poteva benissimo nascere 150 anni fa come una federazione di stati e non ci troveremmo combinati così!
    è certo che quello che vogliono i veneti oggi non sono disposti ad ottenerlo dimezzato o al ribasso, perchè sarebbe comunque un progetto azzoppato e non risponderebbe nè alla consapevolezza dei propri diritti nè alla visione attuale del mondo e dell’Europa, e mortificare un popolo che di fronte alla situazione fallimentare che ha davanti ha preso coscienza di sè e ha elaborato la soluzione per uscirne, non credo possa essere nel diritto nè dell’Italia nè dei partiti che la governano, e purtroppo fanno di tutto per impedirci di arrivare all’obiettivo, e manovrano da Roma le loro pedine che siedono nei posti di comando, anzi nei posti di rappresentanza di quelli che dovrebbero essere esclusivamente gli interessi e la volontà del popolo Veneto…. se ne guardino bene dal tradirlo!…

  3. Davide ha detto:

    C’è un precedente di altro popolo che ha ottenuto l’autodeterminazione? Il precedente che chiedo deve essere simile al caso veneto

  4. Carla ha detto:

    Non solo le file indipendentiste contano centinaia di ex elettori di AN e PDL ma anche centinaia di ex elettori PD e IDV.L’indipendentismo è politicamente trasversale e non guarda i colori.Quando i privilegiati politici vedono migliaia di manifestanti che sventolano il gonfalone devono sapere che devono moltiplicare per cento per conoscere quanti loro elettori hanno perso.Per me in Veneto l’indipendentismo farà da ago della bilancia tra i due grandi schieramenti politici.Io dico di aprire un canale di dialogo a scopo indipendentista con la lega se non esiste già.

  5. caterina ha detto:

    intanto della lega c’è quel fenomeno che mi sembra si chiami Bitonci che ha proposto in parlamento l’argomento indipendentismo del Veneto…così adesso avremmo un altro responso da aspettare? campa cavallo, oltre i cinque mesi della commissione di saggi, adesso la Lega ci tratterrà per aver modo di trarre vantaggi, penserà lei, dalla vetrina romana…siamo combinati bene!
    Come dici tu, l’indipendenza la otterremo se sarà trasversale a tutti i partiti e sostenuta dalla forza del popolo…tutti i partiti dovrebbero avere in sede locale l’interesse a sostenerla, ma teniamola lontano da Roma perchè le scaveremo la fossa per altri decenni…

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