Diritto Di Voto intervista Gianluca Busato sul Plebiscito Digitale del 16 febbraio

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gbuPubblichiamo di seguito un’intervista di Alex Storti a Gianluca Busato, pubblicata oggi su DirittoDiVoto.org.

Da alcuni mesi è stata lanciata in rete e sul territorio veneto la piattaforma referendaria Plebiscito2013 (raggiungibile al sito Plebiscito2013.eu). Gli animatori di tale iniziativa, che nasce dichiaratamente interpartitica e socialmente trasversale, stanno organizzando una votazione elettronica, sul modello di quanto accade in altri stati, con cui consentire a tutti i cittadini della Regione del Veneto di esprimersi sull’indipendenza. Si tratta di un progetto sui generis, meritevole, a parere di chi scrive, della massima attenzione. Ne abbiamo discusso con Gianluca Busato, che sta coordinando la progettazione della piattaforma digitale per il voto, previsto il prossimo 16 febbraio 2014 (2013 more veneto).

Alex Storti) Il plebiscito è una consultazione privata con la pretesa di valore pubblico, basata sul diritto di autodeterminazione non solo territoriale ma anche civico, sul modello delle elezioni autoorganizzate che si tenevano in Kosovo prima del distacco dalla Serbia?

Gianluca BusatoGianluca Busato) La risposta è articolata e ad oggi non è possibile darla in modo preciso, poiché, per quanto manchino poco più di due mesi e mezzo al voto popolare per l’indipendenza del Veneto che si terrà il prossimo 16 febbraio, è ancora in fase di completamento il quadro istituzionale in cui esso si svolgerà.
Di sicuro il Plebiscito Digitale nasce per volontà e intuizione della società civile, organizzatasi attraverso il comitato referendario apartitico e trasversale Plebiscito2013, che ha deciso di fare proprio l’appello dell’insigne prof. Mario Bertolissi, il quale nella conclusione della propria relazione giuridica prodotta in seno alla Commissione Giuridica Regionale sulla Risoluzione 44, per quanto attiene al “da farsi” ha suggerito proprio di procedere in tal senso, poiché è giunto il “tempo che la politica ascolti”. Ciò la rende un’iniziativa che quindi trova la propria concezione in un quadro analogo a quello kosovaro relativo alle elezioni parlamentari del 17 novembre 2007.
Le fasi politiche sono però invertite, anche logicamente, poiché in prima battuta i cittadini veneti risponderanno al quesito “Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica Federale indipendente e sovrana? Si o no?”.
Il Kosovo in realtà non ha mai votato un referendum di indipendenza, ma ha proceduto con una dichiarazione unilaterale di indipendenza con atto parlamentare unilaterale a seguito della vittoria elettorale della forza di governo insediatasi a Pristina e dopo un periodo di missione internazionale.
Perciò io ritengo che siamo al momento nel solco di quanto avvenuto nel Montenegro, in Groenlandia e di quanto avverrà in Scozia, per quanto siano differenti le dinamiche politiche e decisionali che ci accompagnano lungo il nostro percorso.

Quante persone devono votare perché il plebiscito digitale abbia un valore giuridicamente rilevante in termini di diritto internazionale (e quindi anche di diritto interno)?

Il diritto internazionale è diritto di fatto, pertanto non vi è un obiettivo precostituito da raggiungere. È chiaro che in caso di partecipazione al voto della maggioranza assoluta dei veneti e di vittoria dei sì, ci troveremo di fronte a un fatto nuovo per la politica veneta. Con la necessità di dare attuazione alla volontà espressa da parte del Popolo Veneto. Come già anticipato dalla Commissione Europea in tal caso il processo di indipendenza del Veneto sarà regolato da quanto previsto dal diritto internazionale. Data l’assoluta novità storica dell’esperienza a livello mondiale è inoltre tutta da studiare anche una situazione di netta vittoria dei sì anche in caso di partecipazione al voto di meno del 50% dei cittadini.
Gli aspetti di diritto interno intervengono nella fase iniziale, nei momenti propedeutici al voto. La mancanza di una normativa in materia permette in particolare di affrontare una sperimentazione di voto elettronico su un tema che attiene alla libera espressione, senza entrare in contrasto con il diritto interno e quindi oltrepassando i problemi procedurali che finora hanno impedito al Consiglio Regionale del Veneto di approvare il progetto di legge regionale 342 del 2013 del 2 aprile 2013 sull’indizione di un referendum consultivo per l’indipendenza del Veneto.

La data del 16 febbraio ha un evidente valore simbolico: non sarebbe però il caso di avere una forchetta di giorni per poter votare, piuttosto che uno solo? Trattandosi di consultazione con voto remoto, ben le si addirebbe una durata prolungata (una o più settimane, per intenderci). Al di là di tutto, non sarebbe stato preferibile posticipare il plebiscito, al fine di permetterne una maggior pubblicizzazione e un’organizzazione più capillare?

Si è preferito indicare una durata delle operazioni di voto compatibile con le consuete abitudini di voto. Si è anzi indicata una sola giornata per dare anche un segnale di allineamento con le tradizioni di Paesi di maggiore civismo, nei quali le operazioni di voto si realizzano in un solo giorno e non in due giorni come spesso avviene in Italia. Abbiamo inoltre individuato una data che fosse ideale per permettere di celebrare il referendum per l’indipendenza del Veneto senza abbinamenti con consultazioni elettorali di altro tipo (europee, amministrative), per evitare una commistione con aspetti di parte legati a campagne elettorali per altre consultazioni. È prevista inoltre una finestra di tempo interessante per una fase di pre-registrazione al voto (non obbligatoria), che permetterà di abituare e formare i cittadini ad affrontare un’esperienza assolutamente inedita. La pubblicizzazione dell’evento è inoltre legata ad un piano di comunicazione di massa che prevede tempistiche in linea con la data prescelta. Allungare i tempi di comunicazione, considerato il grado di saturazione raggiunto dalla politica a nostro avviso avrebbe rischiato di risultare controproducente.

Pur nella sua natura di consultazione non ottriata (cioè non concessa dall’ente pubblico al popolo), il plebiscito potrebbe anche essere indetto formalmente da alcuni Comuni, oltreché proclamato e gestito dal comitato che voi rappresentate. Che cosa vi aspettate in tal senso? Che tipo di collaborazione chiedete ai Comuni veneti disponibili? Non pensate che sarebbe comunque molto utile la formalizzazione del voto da parte di un certo numero di Comuni, al fine di offrire un supporto politicamente importantissimo a tutta la procedura da voi studiata?

Come già preannunciato, in questi giorni e in queste ore è in fase di presentazione e di distribuzione a tutti i Comuni del Veneto uno schema di delibera comunale, che prevede un dispositivo per l’indizione del Plebiscito Digitale a livello territoriale. L’iniziativa dei Comuni è perfettamente integrata con l’iniziativa della Società Civile, in un quadro di armonia istituzionale. Non è stata data anzitempo pubblicità del dispositivo comunale, per ragioni di riservatezza istituzionale. Io credo inoltre che anche il Consiglio Regionale del Veneto si debba esprimere approvando il processo in corso, che, in ogni caso e indipendentemente da ogni altra decisione, avrà luogo. È in corso una esplorazione istituzionale anche in tal senso, che sta vedendo formarsi un consenso trasversale importante, che crediamo possa in breve divenire maggioritario.

Avranno un codice per la validazione del voto anche gli iscritti Aire veneti?

È solo ed esclusivamente un problema di tipo economico e non tecnico. In queste ore stiamo valutando alla luce della raccolta di donazioni e di fondi in atto, se sarà possibile coprire anche la distribuzione dei codici di voto anche ai circa 620.000 veneti residenti all’estero iscritti all’AIRE. In ogni caso, se reperiremo in tempo i fondi necessari, è fin d’ora previsto un conteggio dei voti in modalità separata rispetto ai veneti residenti.

I dieci cittadini chiamati a rappresentare il Veneto: chi saranno? Ci sarà una scelta o saranno tutti e dieci nomi già predefiniti? In caso di vittoria dei sì, tali cittadini di che titolo si fregeranno?

La scelta sarà degli elettori veneti che avranno a disposizione una sola preferenza per indicare il proprio nominativo prescelto. Attraverso la piattaforma, dal 20 gennaio al 1° febbraio, ogni cittadino veneto potrà candidarsi per far parte della delegazione dei dieci plenipotenziari veneti. Faranno parte di tale delegazione i dieci candidati che avranno ottenuto più preferenze: essi saranno chiamati a rappresentare le istanze derivanti dall’eventuale prevalenza dei Sì nel Plebiscito Digitale.

Il plebiscito digitale rappresenta di per sè una rivoluzione concettuale e di tecnica giuridica: riuscirete ad evitare che venga derubricato a sondaggio, per quanto innovativo e sui generis? Che sforzo state mettendo in campo per dargli il lustro di vera e propria consultazione “pubblica”?

Stiamo mettendo in atto un’azione su più livelli. Innanzi tutto, da un punto di vista tecnico sarà assicurato l’accesso a ogni cittadino veneto, che riceverà una comunicazione diretta e personale con il proprio codice e con le istruzioni di voto. Sono stati concepiti livelli di sicurezza fisica e logica che consentono una consultazione a prova di ogni tentativo di manomissione, in modo superiore alle modalità di voto tradizionale. Ogni Comune potrà nominare un proprio incaricato che potrà avere accesso alla piattaforma per verificare il corretto andamento delle operazioni di voto, al controllo dei codici sorgenti depositati della piattaforma Internet e la verifica degli stessi in qualsiasi istante.
È prevista inoltre una rete di postazioni sia pubbliche sia volontarie, grazie a una piattaforma internet collaborativa che ne permetterà la pubblicizzazione, che consentirà di colmare il “digital divide”, permettendo l’accesso facilitato al voto anche ai cittadini con minore dimestichezza con il mezzo informatico.
Da un punto di vista giuridico, come già espresso, il Plebiscito per l’indipendenza del Veneto è il naturale completamento del percorso iniziato con l’approvazione della Risoluzione 44 del 28 novembre 2012, anche alla luce di quanto emerso in sede di commissione giuridica regionale e anche in conseguenza della presa d’atto e approvazione da parte del Parlamento Europeo, emersa in occasione della risposta inviata il 31 ottobre scorso a Lodovico Pizzati, spokesperson di Plebiscito2013.
Allo scopo quindi di assicurare la legittimità della consultazione popolare sull’indipendenza del 16 febbraio e per garantirne l’attuazione delle conseguenti decisioni, il Plebiscito Digitale sarà infine monitorato a livello internazionale da organismi preposti a tale compito. Plebiscito2013 ha già dato il via ai primi passi procedurali in tal senso, per garantire alla consultazione popolare la necessaria certificazione di qualità e di rispetto degli standard di democrazia, accessibilità e di trasparenza necessari per renderlo quindi fattivo, secondo quanto previsto dal diritto internazionale.

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