EA CRÌA DE THÈNEDA & SARAVÀL :
EL 21 E 22 DE OTOBRO ON MENUDO DE REFLESIÓN E NA CARGA DE £IÓN

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EA CRÌA DE THÈNEDA & SARAVÀL :

EL 21 E 22 DE OTOBRO

ON MENUDO DE REFLESIÓN E NA CARGA DE £IÓN

[Il Manifesto di Ceneda e Serravalle]

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Ecco come lo Stato Italiano continua a profanare la Biblioteca Marciana

Ecco il forte e coinvolgente messaggio lanciato con lungimiranza e determinazione dal vivace incontro-assemblea svoltosi nei giorni scorsi presso le benefiche sorgenti termali di Theneda e Saraval.

I giovani organizzatori di Plebiscito2013 e tutti i convenuti si sono espressi solidarmente, mostrandosi determinati nel voler rendere sempre più ampli, sempre più partecipati, sempre più visibili ed efficaci, sempre più eloquenti, sempre più estesi a tutte le comunità venete, a tutti i veneti – d’Europa come delle Americhe e dell’Oceania, e di ogni altro continente, di tutti i paesi, mari ed oceani, città e campagne e montagne – quei gesti di amore per la libertà, la giustizia, la civiltà veneta, che per oltre 145 Ottobri, e fino all’anno scorso, ad ogni 21 e 22 di questo mese, venete e veneti, generazione dopo generazione, hanno compiuto ripiegati su sé stessi, nel doloroso sofferto ricordo del mostruoso plebiscito truffa dell’Ottobre 1866.

Da quest’anno 2013 i minuti di raccoglimento da sempre osservati in questi giorni di Ottobre in appartato silenzio saràn celebrati alzando alta la plurimillenaria bandiera di San Marco, spiegando con parole ferme e chiare e precise il significato di questa data e della nostra bandiera di civiltà e di pace ai bambini; spiegandolo a quanti risultino confusi dalle propagande nazionalistiche, confusi dalle menzogne tricolori e fascisteggianti di destra di sinistra e di centro; e spiegandolo agli immigrati che di queste propagande martellanti oggi sono le nuove vittime. Immigrati che, se lasciati troppo a lungo in balia della disinformazione e della truffaldina propaganda tricolore, possono venir trasformati nei gendarmi fascisti di domani.

Per centoequarantasette anni (147) i veneti, sottoposti a schiavitù italica, hanno tenuta viva (in ciascun cuore e nei rapporti sociali), in più modi – attraverso percorsi e condotte talora eclatanti, talora di una capillarità all’esterno impercettibile – la fiamma del ricordo della condanna popolare inappellabile per il diabolico “plebiscito” tirannico.  La odiosa farsa orchestrata dallo Stato Italiano il 21 e 22 di Ottobre del 1866.

In realtà, come la memoria popolare tramanda, il voto di una marea tricolore di militari e gendarmi italici, spacciati per “votanti veneti”.

Mentre i pochi veneti spinti dalle armi spianate alle urne non avevano scelta : due eran le urne, e di due tipi le schede, e due i registri nei quali annotarne il nome ed il voto. . .

Decennio dopo decennio, generazione dopo generazione le menzogne coloniali che fuse nel bronzo od incise nella pietra e nel marmo di targhe e lapidi e pareti iscritte e di monumenti – oltraggianti le nostre piazze ed i nostri palazzi, la stessa Biblioteca Marciana ed il Palazzo delle Libertà Venete, le nostre rive e le nostre vie – pretendevano far credere ai più sprovveduti che l’arrivo di italiche truppe (sempre prima, ben prima del “voto” del 20 e 21 Ottobre !) fosse stata una “liberazione”, e che quello stesso voto esprimesse la volontà veneta, sono state dai veneti liberi rettificate con la calce e con il carbone, con scalpelli e con lanci di pietre, e con altri proiettili, e con vernici azzurroveneto e rosso ed oro. Ed anche, con quelle stesse vernici e rossoveneto ed oro-ambra ed azzurre, sottoposte a lavacri purificatori.

Alcuni di quei monumenti, o targhe, o memoriali, dedicati all’abominio del 1866, sono stati purificati dal popolo così tante volte al punto da spingere le forze di occupazione a sostituzioni, a spostamenti o ad altri interventi, o al punto da risultare – come la parete iscritta che profana la Biblioteca Marciana – sempre meno leggibili.

Lo scorso anno poi, le proteste e le manifestazioni silenziose che tanto spesso in passato avvenivano sporadicamente, sono state concentrate presso quei monumenti e memoriali nelle maggiori città del Veneto, per iniziativa di Venetian Freedom/Liberté pour la Vénétie, in un unico giorno.

Ma tutto ciò ancora non basta.

A partire dal 1866 l’intero popolo veneto è stato umiliato e dissanguato, sottoposto ad occupazione militare e poliziesca, sottoposto al sistematico sequestro ed alla sistematica distruzione dei propri strumenti musicali, sottoposto alla proibizione dei propri canti, delle proprie musiche, dei propri balli, sottoposto a saccheggi ed espropri mai compensati, spoliazioni e tassazioni (che perdurano ancora oggi) senza pari nell’Europa postnapoleonica, sottoposto alla fame, alla leva obbligatoria (e quindi all’alienazione dei giovani veneti ed al loro utilizzo quali truppe della repressione coloniale), alla soffocante gestazione di folli e sempre più nefaste avventure belliche tricolori, sottoposto al dileggio della propria civiltà, della propria lingua, dei propri valori sociali, economici, morali ed istituzionali ed al loro deliberato e programmato smantellamento pietra dopo pietra, mattone dopo mattone, trave dopo trave, vite o chiodo dopo chiodo o vite, vetro o mosaico o pittura o smalto o marmo o metallo o quant’altro in una sequenza angosciante, granello di malta o calcestruzzo dopo granello.

In quel 1866 l’infame occupazione della nostra Veneta Patria da parte dell’esercito tricolore si è svolta non a seguito di vittorie militari (ché anzi le truppe e la flotta italiane sono state sconfitte dai veneti e dagli austriaci per terra a Custoza e per mare a Lissa), e nemmeno a seguito di volontà popolari (come disonestamente generazioni di maestri e professori e governanti italiani cercano di farci credere), bensì attraverso un infame mercato di popoli, una infame svendita della libertà e del diritto internazionale orchestrate dalla Francia di Napoleone III e dall’Inghilterra del XIV Conte di Derby.

Il contributo della Prussia di Guglielmo I è stato determinante in questa criminale operazione mirata a legare sempre di più a Parigi e Londra e Berlino l’Italia di Vittorio Emanuele II : uno Staterello meschino e servile nei rapporti internazionali, uno Staterello coloniale incredibilmente avido e feroce ai danni dei popoli ad esso a più riprese sottomessi.

L’occupazione italiana della Venetia, il plebiscito truffa del 1866, le guerre volute dallo Stato Italiano anche al fine di sempre di più e sempre più a fondo piegare e dominare i veneti, l’imposizione delle barbare leggi piemontesi e italiane a danno del diritto veneto, lo sfruttamento coloniale e selvaggio del nostro lavoro onesto e dei nostri patrimoni morali e materiali da parte dello Stato Italiano – sfruttamento iniziato nel 1866 e tuttora in corso – sono tutti atti illegittimi.

Ma non basta il saperlo, il capirlo ed il denunciarlo perché tanto abominio abbia termine.

Così come per i diritti calpestati ed infranti di tanti popoli e nazioni nel mondo intero non basta il saperlo, ma è necessario il reiterato ricorso a quante più corti di giustizia locali ed internazionali per iniziare ad aprire una breccia, e poi per trasformare quella breccia in una porta e nell’arco trionfale verso la libertà, la solidarietà e l’eguaglianza che dovrebbero essere fondamenta e strutture portanti del diritto internazionale.

La strada, le strade dei veneti verso il pieno recupero di giustizia e sovranità, indipendenza e bon piovego, benessere diffuso e serenità, armonia con l’ambiente e col mondo sono lunghe e tortuose, in parte simili a quelle che tanti altri popoli hanno percorso o stan percorrendo, in parte diverse ed originali, perché originale è la consistenza della nostra civiltà, così come originali sono le pratiche devastanti alle quali siamo stati e siamo sottoposti, così come originale è quindi – oggi – il panorama di terra bruciata ed inquinata e di macerie nel quale ci stiamo muovendo.

Tra tanti veleni materiali e sociali, tra falde inquinate ed arie oggi tra le più malsane d’Europa, dall’oasi ancora vergine delle fonti termali di Theneda e Saraval si apre un nuovo importante fronte del nostro riscatto.

Da sempre la civiltà veneta è in comunione con le acque : dalle sorgenti montane alle lagune ed ai mari, alle fonti, fiumi e laghi, canali disegnati dalla natura o da mani venete, specchi d’acqua, ruscelli e torrenti, acque termali, acque fecondatrici, risananti, benefiche.

Da sempre i sacri patti comunitari e sociali dei veneti sono sottoscritti presso le acque.

E tutto ciò non solo tra le Alpi e l’Adriatico.

Ieri dal Mar Nero al Baltico, dal Mediterraneo al Mare del Nord ed all’Atlantico, oggi anche nelle isole piccole e grandi dell’Oceano Indiano e del Pacifico il mondo veneto continua la sua comunione con tutte le acque.

Oltre che nelle accoglienti terme del Veneto d’oggi, oltre che nelle decine di fiumi e distese liquide che da migliaia di anni in ogni parte d’Europa riecheggiano la civiltà veneta, alcuni di noi si sono bagnati nel Lago Veneto del Sud del Brasile, altri nei rugi veneti dell’Oceania, altri ancora nella Sortiva Veneta dell’isola di Vancouver. Precedente ai racconti omerici ed alla guerra di Troia, la più antica testimonianza del nome veneto che ci è ad oggi nota è quella della fonte Wa-na-at-ti-ja-ta, in Siria.

Alla fine del XX secolo Paolo Rumiz notava che una delle ferite profonde subite dall’identità veneta era data dalla allora crescente perdita di contatto di tante venete e veneti con le loro acque, il giungere ad ignorare i nomi delle vie d’acqua che ci lambiscono e nutrono.

Il grande numero di giovani venete e venete coscienti dei loro diritti e dei loro doveri in questi giorni riuniti attorno alle fonti benefiche di Theneda e Saravàl, il loro impegno corale – preso assieme ai rappresentanti di tutte le generazioni – affinché le giornate luttuose del 21 e 22 Ottobre si trasformino nei Giorni del Legittimo Orgoglio Veneto, ci confermano che la riscossa sta progredendo : un minuto di riflessione in silenzio che si trasforma in limpidi fiumi di parole chiare e ferme rivolte ai meno informati; targhe con la «V» della Nathión Veneta sulle auto e i furgoni, gli autobus e gli scuolabus, le corriere ed i pullman, i trattori ed i camion; bandiere venete alle finestre, negli orti e nei giardini, sui campi e sulle officine, gli uffici e i negozi, i laboratori, i mercati, i passi montani e le imbarcazioni, gli alberghi e gli stadi.

Già oggi un tribunale nel Veneto espone la bandiera veneta, un altro la mantiene all’interno. Perché tutti gli altri tribunali del Veneto ne hanno paura? Il ritorno alle libertà venete, alla giustizia ed all’indipendenza veneta, il nostro ritorno in una famiglia europea e mondiale di fratelli e sorelle, passano anche attraverso la riapertura dei tribunali e degli ospedali a misura d’uomo (capisaldi della civiltà veneta) dei quali la follia dei burocrati italici con la forza è riuscita fino ad oggi a privarci. E passano attraverso l’esposizione della bandiera veneta sulle nostre stazioni ferroviare e sui treni, sui vaporetti e sui ferryboat, sulle chiatte ed i motoscafi, le imbarcazioni dei vigili del fuoco e sulle ambulanze d’acqua, sui velivoli operanti nel Veneto, sui rimorchiatori e le navi (e passano anche attraverso l’allontanamento delle “Grandi Navi” da Venezia); passano attraverso l’esposizione della bandiera veneta sulle scuole tutte (non solo alcune) e gli ospedali, le università e le fiere, i musei e le biblioteche, Villa Contarini, i castelli e le torri, i cimiteri di guerra, i monumenti ai caduti di tutte le guerre (guerre non provocate dai veneti, guerre non volute dai veneti), sui rifugi alpini e i parcheggi, nei parchi pubblici e nei parchi giochi, e l’elenco potrebbe e dovrebbe continuarer a lungo.

Certo, occorre anche spiegare cosa sia la bandiera veneta. Quei governanti veneti che non si degnano di farsi vedere presso le comunità che (esasperate da chiacchere e disparità) pensano di cambiare “Regione”, quei governanti veneti che – per risparmiare impegno e fatica – mutilano su brochure e depliant e su internet le foto che mostrano edifici veneti squilibrati dall’esposizione delle sole bandiere tricolori, o vi aggiungono con il photoshop quella veneta, dimostrano di non conoscerla.

Lasciamoci alle spalle questo squallido passato prossimo.

Ben altro è il passato che ci ispira e ci nutre, che ci aiuta ad illuminare il futuro.

Un giovanile e possente spirito di libertà, di pulizia e di ricostruzione da quest’anno trasforma il 21 e 22 Ottobre nelle giornate del Legittimo Orgoglio Veneto.

Franco Rocchetta

9 risposte a “EA CRÌA DE THÈNEDA & SARAVÀL :
EL 21 E 22 DE OTOBRO ON MENUDO DE REFLESIÓN E NA CARGA DE £IÓN”

  1. Big.Geo ha detto:

    Bellissime parole,
    voglio credere che il Popolo Veneto stia “raggiungendo” la consapevolezza di tutto ciò, senza lasciar passare altri “Ottobri”…
    WSM
    Serenissimi saluti

  2. piero ha detto:

    dovrebbe essere fatto un manifesto,da esporre nelle ns. piazze affinchè tutti,ma proprio tutti possano leggere queste stupende parole.
    W.S, Marco sempre
    piero

  3. CrisV ha detto:

    Ottimo articolo di Rocchetta,

    Grande affiatamento con Plebiscito 2013 il suo e non a caso.
    A dimostrazione, che non occorrono affatto avvocati ai vertici, o soloni della politica, per avere un movimento moderno, penetrante nel tessuto politico-sociale, identitario e funzionale.

    L’iniziativa d’accogliere tutti, anzichè minacciare i soci d’espulsione se dialogano con altri movimenti, sembra pagare pienamente con risultati insperati e siamo solamente all’inizio.

    Bastano solamente gli uomini giusti, nel posto giusto e noi di Plebiscito 2013 li abbiamo.

    Un domani, quando saremo liberi, ricopriremo nuovamente d’oro i nostri leoni marciani, dopo il vilipendio da essi subito, ad opera del barbaro esercito di straccioni francesi.

    Ad maiora.

    CrisV 🙂

    PS : Notare sullo sfondo del maestro Morricone, il leone d’oro marciano in bella vista. Un giorno tutti i nostri leoni pubblici, saranno d’aspetto lucente simile a questo.

    • CrisV ha detto:

      Grande, eccelso il maestro Morricone, con i suoi maestri orchestrali e divina la voce soprano Susanna Rigacci.

      Non mi stanco mai d’ascoltare, la melodia celestiale, sublimante la perfezione canora, che scaturisce dalle sue corde vocali.

  4. […] settimana, che si è aperta nel segno triste del nostro passato, ben ricordato da Franco Rocchetta, del Plebiscito Truffa che nel 1866 consegnò il Veneto all’Italia, calpestando anche per […]

  5. […] settimana, che si è aperta nel segno triste del nostro passato, ben ricordato da Franco Rocchetta, del Plebiscito Truffa che nel 1866 consegnò il Veneto all’Italia, calpestando anche per […]

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  7. […] settimana, che si è aperta nel segno triste del nostro passato, ben ricordato da Franco Rocchetta, del Plebiscito Truffa che nel 1866 consegnò il Veneto all’Italia, calpestando anche per […]

  8. MI SCUSO CON FRANCO e con tutta la comunità veneta per non aver letto subito questo post fantastico.
    Franco non ha bisogno di lodi : lui è LA LODE DI SE STESSO IN PERSONA !
    Grazie Franco !! disseminerò presso il mio ” cerchio ” di amici eccc… le parole di questo tuo ” memorandum “

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