I nostri amici a 4 zampe: il controllo del randagismo nella nuova Repubblica Veneta

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20348883_randagismo-al-via-lampedusa-il-piano-per-aiutare-cani-randagi-0Mi chiamo Anna, ho studiato Medicina Veterinaria a Padova e lavoro come informatore scientifico. Scrivo queste righe su Plebiscito2013.eu perché vorrei condividere e discutere con voi una mia idea per la Repubblica Veneta di domani; il tema che vi propongo è uno di quelli che sta molto a cuore a chi, come me, ama gli animali: il controllo del randagismo.

Il randagismo (cioè la presenza di  animali da compagnia abbandonati e/o smarriti dal proprietario e vaganti sul territorio) è un piaga che affligge da decenni il territorio italiano senza accenni di miglioramento. La problematica qui in Veneto è minore rispetto ad altre aree della penisola, ma si potrebbe fare molto di più per eradicare questo fenomeno avendo più risorse disponibili o, semplicemente, gestendole in modo efficiente.

Gli animali vaganti rappresentano un problema importante, sia dal punto di vista sanitario, che dal punto di vista socio-economico. Essi costituiscono un serbatoio per diversi agenti patogeni e sono vettori di numerose patologie: alcune che possono colpire l’uomo, le zoonosi (la più conosciuta è la rabbia ma non è l’unica) ed altre che possono colpire i nostri animali domestici. Cani e gatti vaganti possono essere causa di incidenti stradali, e branchi di animali rinselvatichiti possono attaccare l’uomo o gli animali da esso allevati. Senza contare che il randagismo contribuisce al degrado urbano: cani e gatti randagi infatti lasciano i loro escrementi in giro, marcano il territorio con l’urina, e arrecano disturbo sonoro con i loro vocalizzi.

Controllare il numero dei randagi è fondamentale per proteggere l’uomo così come per tutelare il benessere degli animali stessi: essi infatti sono condannati ad una vita di stenti, quotidianamente alle prese con malnutrizione, patologie e traumi vari.

Spero che la Nuova Repubblica Veneta prenda esempio dalle realtà virtuose che la circondano, non solo per assetto politico, istruzione, sanità, viabilità,… ma anche per la gestione degli animali. Non so voi, ma io vorrei vivere in uno Stato moderno, ai vertici delle classifiche mondiali per il benessere dei suoi cittadini ma anche per il benessere degli animali che con essi convivono. Uno Stato che rappresenti un’eccellenza, al pari di Finlandia, Svezia, Norvegia, Svizzera ed altri Paesi nordeuropei anche per quanto riguarda il controllo del randagismo.

Quindi, quali sono le possibili soluzioni? Gli stati dove il randagismo è praticamente inesistente hanno adottato tutti un approccio multilivello, basato su educazione del proprietario, normative efficaci, registrazione/identificazione degli animali e controllo della riproduzione.

L’ educazione del proprietario è un aspetto chiave per ridurre l’abbandono oltre che per creare le condizioni per una convivenza serena e all’insegna del benessere per entrambi. In Svizzera, dove il randagismo è nullo, ad esempio, è stato proposto un progetto per far si che i proprietari di cane seguano dei corsi teorici e pratici sulla gestione dell’animale, sul comportamento, sull’educazione e sull’essere appunto “proprietario responsabile”. Per essere certi che il messaggio arrivi a destinazione è essenziale coinvolgere tutte le possibili fonti di educazione: medici veterinari, scuola, mass-media, associazioni per la tutela degli animali, ecc.

Le normative sul benessere e sulla gestione degli animali devono esser semplici, efficaci e moderne. Fondamentali però sono la collaborazione dei proprietari con le istituzioni ed il rispetto della normativa: sono infatti inutili leggi ben fatte se non vengono rispettate e fatte rispettare. Questa cooperazione si può ottenere in modo più efficiente educando i proprietari piuttosto che con un approccio esclusivamente punitivo.

L’identificazione degli animali da compagnia dev’essere obbligatoria: attualmente il metodo di elezione è il microchip (che non viene perso come una targhetta e non richiede l’anestesia come il tatuaggio). In questo modo il proprietario viene responsabilizzato nei confronti del proprio animale e, se l’animale viene smarrito, lo si può facilmente restituire. Se un animale non è identificabile e finisce in un rifugio, invece, è destinato a rimanervi per un periodo di tempo indefinito, in attesa che qualcuno lo riconosca o decida di ri-adottarlo; va da sé che più animali sono identificabili, meno sono i potenziali randagi. In Slovenia, altro Stato che sta facendo molto per la lotta al randagismo, il registro degli animali domestici è molto efficiente, e questa anagrafe viene usata non solo per restituire ai proprietari l’animale smarrito, ma anche per ricordare ai proprietari di effettuare la profilassi annuale obbligatoria contro la rabbia.

Un’ultimo aspetto ma non meno importante è quello relativo al controllo delle nascite, visto che il sovrannumero di cani e gatti provocato da un mancato controllo delle cucciolate è una delle cause più importanti di randagismo. Tutti gli animali “in eccesso” rispetto alla domanda di animali da compagnia da parte della società sono dei potenziali randagi, non solo i cuccioli nati da genitori randagi, ma anche quelli nati da animali di proprietà ed abbandonati in seguito perché “non collocabili” in alcuna famiglia.

La sterilizzazione (chirurgica o chimica) è il metodo più efficace per contenere il numero di animali presenti fino a raggiungere un numero di animali assorbibile da parte della popolazione, ed in alcuni Stati viene incentivata economicamente, ad esempio con una riduzione delle tasse per chi sterilizza il proprio animale, o con dei “bonus” per chi adotta un randagio. Per dovere di cronaca devo riportare che esistono anche Stati “virtuosi” per quanto riguarda il randagismo dove il numero di animali sterilizzati non è elevato (ad esempio in Svezia), ma per arrivare a questo serve una gestione impeccabile degli animali durante il periodo riproduttivo (e qui si ritorna al concetto basilare dell’educazione del proprietario).

In Svizzera poi sono disciplinati anche l’allevamento e la vendita degli animali da compagnia (non si possono vendere gli animali nei negozi, ed è regolamentato il numero delle cucciolate possibili) ed esiste una tassa sul possesso del cane proprio per scoraggiare i proprietari a detenerne più d’uno.

Ci tengo a fare un’ultima considerazione riguardo al controllo del numero degli animali randagi: l’eutanasia NON è una soluzione al problema, tant’è che le nazioni dove si applica da sola questa forma di controllo estrema, il numero dei randagi rimane sempre elevato.

Anna Iseppon
Plebiscito2013.eu

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