Il turismo, un’economia non delocalizzabile

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1.-2012-Arena-di-Verona_Foto-Ennevi-630x300Il mio amico guida naturalistica Enrico Tirindelli che presto mi auguro vedremo tra i testimonial, una volta mi ha illuminato facendomi notare che le attrattive turistiche non sono delocalizzabili. Le Dolomiti, per capirsi le possiamo proporre solo noi, non possono essere trasferite in Germania. E come è messo il Veneto come economia turistica? Senza tanto impegno a mio avviso, si trova al primo posto in Italia. E’ la regione che produce il più alto PIL derivante dalle attività del turismo. A rinforzare questo dato, poche settimane fa ho letto un articolo sul Corriere Economia che stilava una classifica delle città con il più alto numero di presenze turistiche (numero di notti trascorsi dai clienti), al primo posto c’è la nostra Serenissima capitale, Venezia, e non mi ha sorpreso, al secondo posto Roma e al terzo posto, ascoltate bene, Verona! Nei primi dieci posti si piazza anche Padova. Verona ha un numero maggiore di presenze turistiche per esempio di Firenze, incredibile ma vero.

Nonostante lo straordinario primato il Veneto può crescere ancora molto in questo settore. Se avessi possibilità di fare qualche investimento importante, probabilmente lo farei in attività turistiche. Dobbiamo ricordarci che nel mondo ci sono milioni di nuovi ricchi (Cinesi, Indiani, Russi ecc) che non hanno mai visitato le nostre terre. Questi turisti sono interessati all’arte, alla natura, alla cultura, ma anche alla produzione made in Veneto, a visitare gli Outlets, ed a mangiare e bere bene. Tra tutti, l’ultimo punto, qualche anno fa era risultato il meno influenzato dalle politiche di prezzo, vale a dire che, per mangiare e bere bene, i turisti quasi non badavano a spese. Anche dalla vecchia Europa possiamo attirare milioni di turisti amanti della bicicletta e del cicloturismo. Le statistiche parlano di milioni di europei che amano le vacanze in bicicletta e che, come prima meta nelle preferenze metterebbero il Veneto se solo se ci fossero strutture ricettive e viabilità adatte. Già, dobbiamo strutturarci. In Veneto non esistono solo Venezia, Verona, Padova, le Dolomiti e le spiagge. Abbiamo un patrimonio culturale, naturalistico, storico da valorizzare. Per farlo la politica che manca oggi dovrebbe essere quella di creare figure professionali adatte, come operatori del turismo, guide naturalistiche, esercenti preparati e che conoscono le lingue straniere. Occorre investire in infrastrutture come le piste ciclabili, urbane ed extraurbane, e serve una politica di valorizzazione del nostro patrimonio culturale. In ogni angolo del Veneto ci sono storia, cultura, attrazioni ambientali, buona cucina. Nella Nuova Repubblica Veneta si potrebbe realizzare un progetto che stenta a decollare: la valorizzazione a fini turistici, culturali e storici delle Ville Venete! Sono un esempio straordinario di quello che la Repubblica Serenissima ha lasciato al mondo non solo in termini artistici ma anche e soprattutto come esempio di organizzazione del lavoro e sociale. Non solo Ville Venete, ma anche la valorizzazione degli antichi boschi dell’Arsenale Veneziano: il Montello, il Cansiglio, Ca’ Tron……

Secoli di storia da valorizzare ed anche, perdonatemi la venialità, da trasformare in nuova ricchezza.

Nel Veneto indipendente ci sarà molto da lavorare in ambito turistico, la stessa Laguna di Venezia con le sue attrazioni naturalistiche può attirare nuovi visitatori decongestionando il centro storico facendo scoprire ai turisti i segreti della nostra millenaria civiltà marina.

Ivano Durante
Plebiscito2013.eu

Una replica a “Il turismo, un’economia non delocalizzabile”

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