Il Veneto come Renzo e Lucia, nessun può dire “quel referendum non s’ha da fare”

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abbondioA pochi giorni dal consiglio regionale straordinario per l’indipendenza del Veneto, si anima il dibattito sul Plebiscito 2013. A tenere banco è ancora la discussione sui costi, la cui quantificazione abbiamo analizzato in un precedente articolo.

In rete sta ora riscuotendo molta attenzione una proposta di Sandro Sandri, il consigliere regionale primo firmatario della richiesta di convocazione del consiglio regionale straordinario che lo scorso 28 novembre 2012 ha approvato la risoluzione 44.

Sandro Sandri, che è anche testimonial di Plebiscito2013.eu (piattaforma referendaria trasversale e apartitica, ma non certo apolitica), ieri sera ha proposto su facebook di coinvolgere le partite IVA: “In Veneto ci sono circa 500.000 Partite IVA, ed Unioncamere le conosce tutte, una per una. Anche perché si fa pagare salati diritti camerali ogni anno da tutti. Se ogni partita IVA del Veneto mettesse a disposizione 50 euro per finanziare il referendum, il totale sarebbero 25 milioni. Secondo me ne bastano molti meno della metà e sono convinto che se si facesse una raccolta fondi seria (perché dobbiamo comunque essere sicuri che qualcuno non prenda il volo con la cassa) il referendum sarebbe finanziato in men che non si dica. Voi che ne pensate?”

indipendenzaSeguono le risposte di altri osservatori, che danno il segnale di come il clima di attenzione stia salendo attorno alla discussione di martedì prossimo a Palazzo Ferro-Fini. Da segnalare inoltre a tal proposito la presa di posizione del presidente della 1° Commissione Affari Istituzionali Costantino Toniolo che chiede una ulteriore sintesi della sintesi già fornita dalla commissione dei giuristi lo scorso 19 luglio. Crediamo in realtà che il ventaglio di opzioni fornite dai giuristi sia di per sé già molto ampio e che quindi ora non vi siano più ostacoli per la politica per pronunciarsi il prossimo 30 luglio.

Per ottenere la propria libertà è però vero che bisogna come minimo non autocensurarsi. Come d’altro canto hanno già sancito e sollecitato i consigli comunali di 32 comuni che come rappresentanza oramai hanno già raggiunto e superato il 10% dei cittadini veneti.

Parafrasando i bravi dei Promessi Sposi non c’è più nessuno che oggi possa dire “quel referendum non s’ha da fare”. Anche perché vogliamo pensare che di don Abbondio non ce ne siano. E di sicuro i don Rodrigo hanno altro a cui pensare.

Plebiscito2013.eu

Una replica a “Il Veneto come Renzo e Lucia, nessun può dire “quel referendum non s’ha da fare””

  1. Simone T. ha detto:

    Concordo e incito quanti più a questo piccolo investimento per poter riportare il potere tutto (amministrativo, giuridico ect) nel nostro Veneto e con il buon senso che ci ha sempre distinto.
    E’ l’investimento più grande che si possa fare con il minimo dello sforzo, e alla portata di tutti a seconda delle capacità di ognuno.
    La strada è quella giusta, WSM

    Piccolo ps:
    scritto dal Manzoni, il celebre romanzo trova le sue fondamenta di verità in fatti accaduti nel mio comune di Orgiano -Vi-, dove si narra la storia di un certo Paolo Orgiano, figura particolare e inquietante.
    Leggete
    http://www.vicenzanews.it/a_155_IT_584_6.html
    e ancora:
    http://laltravenezia.blogspot.it/2010/11/unipotesi-sulle-origini-de-i-promessi.html

    negli ultimi anni i dibattiti in questione trovano sempre più analogie tra la storia raccontata nel romanzo ed i fatti accaduti nel primo ‘600, gloriosi anni della storia della Repubblica di Venezia.

    chiudo

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