Il Veneto non è un gran esportatore

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pizzati reportL’Italia ha la costituzione più bella del mondo” ripetono gli studenti di giurisprudenza dello stivale, ma nessun giurista oltralpe pare essere della stessa opinione. “Non c’è sistema scolastico migliore di un buon liceo italiano” è un’altra affermazione che non trova conforto nei test scolastici PISA fatti dall’OCSE. I luoghi comuni possono scaturire da una congenita presunzione nazionalista abbinata ad un provincialismo che non permette paragoni internazionali. Così anche l’orgoglio veneto può impedirci di analizzare la nostra situazione da una prospettiva più ampia.

Siamo abituati a considerarci la locomotiva d’Italia, la regione che traina il belpaese essendo grandi esportatori, perché discendenti dei commercianti della Serenissima. In effetti, il Veneto è ben al di sopra della media regionale italiana per quanto concerne l’export, ma come ci paragoniamo rispetto ad altre realtà europee? Rimbomba ancora l’eco di una statistica resa nota almeno una dozzina di anni fa… “l’export Veneto è più grande di quello dell’intera Grecia” (che a forza di essere tramandato oralmente spesso viene storpiato addirittura in “il Pil veneto è più grande di quello greco”, ma quest’ultima affermazione non è mai stata vera). Andiamo a rispolverare i dati.

export regionale

Secondo gli ultimi dati regionali disponibili sul database di Istat (anno 2007, pre crisi), il Veneto, assieme al Friuli-Venezia Giulia è effettivamente la locomotiva d’Italia dell’export. In Veneto l’export è ben il 34.8% del Pil, ben al di sopra della media italiana di 23.6% di rapporto Export/Pil. Wow, verrebbe da dire, siamo proprio forti… se ci accontentiamo di paragonarci esclusivamente all’interno del contenitore Italia. Ma se stacchiamo il mento dal collo e alziamo lo sguardo verso l’orizzonte per fare un confronto europeo, il nostro status cambia drasticamente.

export europeo

E’ vero che i 50 miliardi di export veneto, regione di 5 milioni di abitanti, sono paragonabili a quelli dell’intera Grecia, paese di 11 milioni di abitanti. Impressionante ma… la Grecia è proprio l’ultima della classe in fatto di export. Possiamo anche accontentarci dicendo che il nostro export è delle stesse dimensioni del Portogallo (5 milioni di abitanti, come noi), ma la realtà dei fatti è che siamo sotto la media europea. Nell’Unione Europea composta da 28 paesi il rapporto Export/Pil è mediamente del 40%.

Magari non tutti i paesi europei fanno testo, come Lussemburgo e Malta, ma la realtà dei fatti è che noi veneti viviamo in un’economia relativamente chiusa al mondo rispetto alla maggior parte dei cugini europei, a prescindere dalle dimensioni nazionali o dalla posizione geografica. Le economie dell’Est europeo, che fino ad un quarto di secolo fa erano sotto regime comunista, sono più aperte commercialmente di noi, che siano demograficamente più piccole del Veneto (Slovenia al 70%, Estonia 67%, Lituania 54%, Montenegro 44%), più grandi del Veneto (Polonia 41%, Bulgaria 60%, Rep. Ceca 68%, Ungheria 81%), o grandi come il Veneto (Slovachia 87% Export/Pil).

Lo stesso vale per la maggior parte dell’Europa occidentale, che siano paesi più piccoli del Veneto (Cipro, Malta, Lussemburgo), con popolazione simile al Veneto (Irlanda, 80%, Austria 59%, Svizzera 54%, Danimarca 52%, Finlandia 46%, Norvegia 44%), o più grandi del Veneto (Germania 47%, Svezia 52%, Olanda 74%, Belgio 83%). Il misero 34.8% di rapporto Export/Pil del Veneto mette in prospettiva quei 50 miliardi di esportazioni venete. Saremo anche i primi della classe nel contenitore Italia, ma è un contenitore chiuso, e non abbastanza integrato nell’economia europea e mondiale.

E’ anche vero che oltre all’Italia, anche Francia, Spagna e Regno Unito sono sotto la media europea. Questo fa pensare che il rapporto Export/Pil è minore in paesi di grandi dimensioni perché buona fetta degli scambi commerciali avviene all’interno dei confini domestici. Cio’ è in genere sicuramente vero, ma nel caso del Veneto il commercio interregionale italiano non influisce abbastanza. Secondo un paio di studi dell’istituto IRPET (vedi tavola 1.4 e tavola 3.2 di questo studio, e tavola 2 di questo studio) il Veneto addirittura importa più di quanto esporta verso le regioni del Nord-Ovest, e gli scambi commerciali verso il Centro ed il Mezzogiorno sono insignificanti rispetto al commercio estero veneto.

Il tracollo della produttività italiana (vedi recente articolo su IlSole24Ore) ci rende meno competitivi nel mondo trattenendo il nostro export ben al di sotto del nostro potenziale e frenando l’integrazione della nostra economia con il resto d’Europa. Non è da rallegrarsi se in questi anni di profonda crisi l’export veneto ha tenuto mentre l’economia domestica si sgretolava (dai 50 miliardi del 2007 l’export è cresciuto a 55 miliardi nel 2011, mentre il Pil da 145 miliardi del 2007 si è atrofizzato a 133 miliardi nel 2011!). La diffusione dei nostri prodotti nel mercato europeo e mondiale è substandard, e non è colpa dell’euro dato che 8 milioni di montanari austriaci esportano più di 3 volte tanto quello che esportiamo noi.

Il ventunesimo secolo è fatto di integrazione economica con l’Europa, e’ fatto di export in Cina ed in India come stanno facendo con successo altre realtà europee. Noi siamo bloccati in un contenitore ottocentesco, che alla burocrazia non pone rimedio e al soffocamento fiscale risponde con l’introduzione stagionale di ulteriori tasse. Il Sole24Ore annuncia che siamo in fase di deindustrializzazione, ma quanti altri campanellini d’allarme servono?

Con un parlamento italiano incapace di fare alcuna riforma, l’unica azione politica fattibile a livello regionale è quella della consultazione referendaria seguendo l’esempio di Scozia e Catalonia. Purtroppo appellarsi alla democrazia non basta, perché quello che muove tutto è la volontà politica. Non c’è scusa giuridica che tenga una volta che si consolida la volontà di fare questo inevitabile cambiamento. E la necessità economica sia di imprenditori che di lavoratori avrà a breve la meglio sul provincialismo e nazionalismo che ancora aleggiano in consiglio regionale.

Lodovico Pizzati
Spokesperson Plebiscito2013.eu

15 risposte a “Il Veneto non è un gran esportatore”

  1. Klaus ha detto:

    E facciamogliela crollare intorno quella trincea… Pardon, tana di conigli. Una volta per tutte.

  2. mv1297 ha detto:

    Ciao Lodovico, non mi conosci personalmente ma seguo e partecipo il percorso che stiamo svolgendo.
    Leggendo il tuo articolo, volevo aggiungere che se il Veneto fosse indipendente, la quota di esportazione diventerebbe altissima (con l’Italia o il resto di essa sarebbe Stato straniero). Ma non solo. Grazie a mie conoscenze (e alla mia continua informazione riguardo il Veneto verso loro), appena si saprà ufficialmente di un Veneto indipendente, ho dei giapponesi e cinesi, pronti ad investire se il nuovo stato permetterà condizioni di lavoro favorevoli. Ed oltre a loro, sono convinto tanti altri veneti sparsi in giro per il mondo. Non voglio dire che diventeremo un eldorado, ma sicuramente lo standard di vita, una volta gettato il sistema italico al di là dei nuovi confini, ne gioverà talmente tanto che potremo fare da esempio proprio alla nostra futura controparte (Italia), per cui, e lo dico a tutti quelli che non vogliono l’indipendenza, sappiano che un Veneto indipendente, tali saranno i benefici che ne potranno trarre, tale da dimenticarsi velocemente i loro credi attuali.

  3. FrancescoW ha detto:

    Meravigliosa analisi. Bravo Lodovico!

  4. caterina ha detto:

    noi siamo stati bravissimi ad esportare noi stessi…i Veneti in giro per il mondo sono milioni e stimati, e tantissimi hanno raggiunto posizioni eccellenti…il che vuol dire che basta staccarci dall’Italia possiamo sviluppare economia e benessere rimanendo nel nostro territorio, partendo dalla valorizzazione di quello che già possediamo: la bellezza diffusa della natura e delle arti, i nostri prodotti tipici, la creatività dei nostri imprenditori, l’operosità della nostra gente. Sicuramente raggiungeremo parametri elevati, ma soprattutto staremo meglio in casa nostra.

  5. mv1297 ha detto:

    Con un Veneto indipendente, oltre a valorizzare il suo patrimonio (non cito quali, ce ne sono tanti), dovrebbe ripulire zona Marghera e creare una piccola città (con grattacieli di media dimensione per uffici, appartamenti, negozi, hotel, etc), in stile Dubai affacciata sulla laguna. E qui concentrare anche tutti i servizi a livello economico (filiali, rappresentanze, ect), finanziario, amministrativo/politico (Governo centrale), così da creare un efficiente sistema (farei passare anche un TAV, interconnesso con l’aeroporto) senza intaccare quel gioiello dal nome Venezia (Palazzo Ducale solo per incontri a livello internazionale e sede di eventuale governatore), dove concentrerei laboratori di artigianato, ristorazione, negozi commerciali, abitazioni ed ovviamente luoghi di intrattenimento. Un collegamento metropolitano sotto la laguna fra la città vecchia, il porto nave passeggeri, la città moderna fino all’aeroporto con ritorno nella città vecchia. Il tutto anche per ospitare eventuali Olimpiadi e manifestazioni sportive.
    Fantascienza? Non credo, trattasi di un connubio fra funzionalità, bellezza e razionalità. Il mondo si evolve e certe cose andrebbero considerate. Ma prima ci vuole l’indipendenza.

  6. Filippo83 ha detto:

    Concordo con MV1297: in caso d’indipendenza, anche assieme a Friuli e Brescia, l’export veneto giocoforza salirebbe – peró, come puntualizza il prof. Pizzati, avremmo anche forti importazioni dal Nord-Ovest. Tuttavia, aggiungerei che in caso d’indipendenza, sia per convenienza che per “mutate condizioni politiche”, l’economia veneta dovrebbe prepotentemente aprirsi all’interscambio non solo nord-italiano, ma piú generalmente mitteleuropeo, entrando in quello che definirei lo “spazio economico tedesco (germanico)”.
    Aggiungo: sbaglio, o dai dati 2011 siamo saliti al 41%, “grazie” alla crisi interna?

    • lodovico ha detto:

      si, con i dati del 2011, siamo al 41%, e la media europea e’ salita al 43%. Comunque e’ una convergenza dovuta all’atrofizzarsi del dominatore (il Pil).

  7. Thomas ha detto:

    L’articolo è ben strutturato però bisognerebbe considerare come EXPORT anche ciò che il Veneto vende al resto dell’Italia per avere uniformità di dati.

    In quel caso, probabilmente, l’analisi sarebbe un po’ diversa…

    Thomas

    • lodovico ha detto:

      Si, per quello ho linkato i due studi che trattano di commercio interregionale. L’export verso il centro e il sud non e’ un granche’, mentre al netto siamo degli importatori verso Lombardia-Piemonte-Liguria

  8. Pax ha detto:

    Nella prima metà degli anni ’90 percorrevo spesso le autostrade tedesche e del centro Europa; senza timore di esagerare, in certi tratti di autostrada (tedesca) si vedevano più camion e TIR con targa italiana che tedesca, e buona parte dei TIR italiani provenivano dalle province del “miracolo” nordest (già perché non si poteva chiamarli triveneto o in altro modo? e forse molti, me compreso, non ci eravamo ancora resi conto che il miracolo nordest altro non era che la rinascita del popolo Veneto, entro i confini dell’antico Stato Veneto)
    Dopo 20 anni, ho ripercorso quest’anno le autostrade tedesche da sud a ovest per centinaia di chilometri, potete non credermi ma, ogni giorno lavorativo durante il viaggio, non ho incrociato più di uno-due camion/TIR con targa italiana. Non sto esagerando, un camion quest’anno contro centinaia di camion 20 anni fa.

    La crisi è esplosa nel 2008, ma ricordo che già a fine anni novanta molti ristoratori iniziavano a lamentare il calo di clienti (indice che i soldi da spendere iniziavano lentamente a scarseggiare) e a fine anni novanta le aziende più agili ed intraprendenti (cioè spesso quelle più attive proprio nell’export) per salvare il loro mercato avevano trasferito le produzioni nell’est Europa e in Asia.
    Il cambio assurdo lira/euro 1/1 (nella realtà dei prezzi al dettaglio è stato così) e la perdita del vantaggio competitivo rispetto al marco tedesco ha segnato la fine di un’epoca per i territori Veneti.
    Dall’entrata nell’euro e con la perdita del cambio competitivo la parabola discendente dell’economia Veneta si è improvvisamente inclinata a precipizio. Per darle il colpo di grazia era necessario attendere la stretta del credito alle aziende e l’aumento delle tasse, nelle loro varie forme, ma questa è storia recente, dal 2008 in poi.
    Non sono un economista e quindi starò scrivendo solo alcuni aspetti del problema o saranno delle osservazioni erronee, ma è ciò che ho osservato per anni nella vita di tutti i giorni di imprenditori e dipendenti.
    Non so quantificarlo, ma una parte dell’export che producono i paesi dell’est Europa (Romania, ecc) e in misura minore l’Asia deve essere di aziende venete che sono andate là già negli anni ’90 e inizio 2000. O sbaglio?
    Chiedo al professor Pizzati se riuscirebbe a ricostruire una tabella con i dati export/PIL del Veneto degli ultimi 20 anni. Sarebbe interessante verificare se ciò che ho notato come “viaggiatore europeo” ha un riscontro nei numeri.

    • lodovico ha detto:

      Ho dato un’occhiata al volo. Istat permette mi da dati solo dal 1998 fino al 2007, e in questo periodo l’export veneto e’ cresciuto da 32 miliardi a 50 miliardi. Pero’ credo siano dati nominali (che non tengono conto dell’inflazione). Magari dopo guardo eurostat che di sicuro ha dati aggiustati per l’inflazione. Anche se ad un primo sguardo questi numeri ti danno torto c’e’ da tener conto di un’altro aspetto. Potrebbe essere che l’export verso l’Europa sia come dici tu, ma l’export verso il mondo e’ aumentato come per tutti i paesi per via della globalizzazione. Controllero’ anche questo ma ormai mi viene fuori un altro articolo… Altra cosa interessante che ho notato guardando questi dati… non tutte le province venete sono delle tigri dell’export… Verona importa molto di piu’ di quanto esporta, e Venezia da esportatrice e’ diventata importatrice. Cerco di capire perche’ e ci scrivo sopra qualcosa, grazie dello spunto.

      • Pax ha detto:

        In questi anni ho ascoltato le storie degli imprenditori soprattutto della provincia di Vicenza e un po’ di quella di Treviso. Con l’entrata nell’euro, il loro export verso la Germania ha sofferto enormemente, mentre aziende che lavorano con la Russia vanno ancora adesso alla grande e non sentono la crisi.
        Le aziende che avevano una buona gestione dei costi di produzione e buona ottimizzazione dei processi produttivi sono sopravvissute o hanno fatto atterraggi morbidi. Dico questo perché bisogna ammettere che a volte ascolti storie di aziende in cui l’organizzazione del lavoro, dei processi produttivi e i costi di produzione sono gestiti in modo spannometrico e avrebbero margini di miglioramento. Queste aziende in una situazione normale, moneta nazionale con vantaggio di cambio, normale tassazione sull’impresa e sul costo del lavoro, normale accesso al credito, sopravviverebbero bene e compenserebbero le carenze organizzative con l’ingegno e l’operosità proverbiale dei Veneti. Ma con i se non si costruisce la storia e si sta dolorosamente consumando un dramma socioeconomico collettivo.

      • pax ha detto:

        Ho provato a cercare in internet, cercando qualche dato riguardo all’export verso la Germania. Ho trovato un grafico (fonte Intesa SanPaolo) nell’articolo di cui riporto il link:
        http://www.linkiesta.it/import-export-italia-germania
        Da non esperto, forse quello che ho osservato come calo di autotrasporti verso la Germania trova conferma nel grafico, che mi sembra mostri un quasi dimezzamento dell’export dell’Italia verso la Germania nel primo decennio del 2000 rispetto agli anni ’90.

    • pierino ha detto:

      tutto il traffico pesante si è piu che dimezzato negli ultimi 3 anni, non solo i targati italia.

  9. veroveneto ha detto:

    salve a tutti! quand’è il prossimo consiglio regionale?

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