Intervento di Sandri in Consiglio Straordinario

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Pubblichiamo qui di seguito il testo del discorso pronunciato dal consigliere Sandro Sandri il 30 luglio 2013 in Consiglio Regionale in occasione del Consiglio straordinario sul tema dell’indizione di un referendum sull’indipendenza del Veneto:

Schermata 2013-07-13 alle 00.07.32Questa è la seconda seduta che si svolge in via straordinaria in pochi mesi ed avente per oggetto il tema dell’indipendenza del Veneto. Non mi pare un fatto da nulla, non mi pare un tema da bollare come “folclore”, “perdita di tempo”, “nostalgia della Serenissima”. Se oggi siamo qui riuniti è perchè una ventina di noi hanno letto il progetto di legge n. 342 e si apprestano a volerlo votare, e ciò indipendentemente dal fatto che la prima commissione non abbia saputo, voluto o potuto esprimere il proprio parere.

Non so se tutti i firmatari siano indipendentisti convinti, magari molti hanno dei pensieri più o meno sfumati sul punto della separazione del Veneto dallo stato italiano. Però un denominatore comune sicuramente c’è, e ve lo svelerò tra breve. Ricordiamoci bene, colleghi, che ciascuno di noi è stato chiamato dai veneti a rappresentarli in quest’aula, tramite libere elezioni e tramite un sistema elettorale che ha sicuramente garantito la democratica scelta di quasi l’80% dei componenti di quest’assemblea con l’apposizione del proprio nome sulla scheda elettorale da parte dei cittadini.
E’ questo un sistema elettorale che, ricordiamolo, abbiamo provveduto a migliorare ulteriormente nel 2012, eliminando l’anomalia del listino bloccato e garantendo quel trait d’union che dovrebbe sempre legare i cittadini ai rappresentanti da loro eletti.
Ed è per questo, colleghi, che mi rivolgo a tutti voi non tanto come esponenti dell’uno o dell’altro partito. Oggi qui in ballo non c’è la questione se noi siamo moderati o progressisti, di destra, di centro o di sinistra. Qui oggi parliamo dell’assetto del Veneto, dovremmo quindi tutti ricordare di essere stati eletti senza vincolo di mandato a rappresentare i cittadini del Veneto, ed oggi la nostra voce conta, e molto, per far sì che si possa ripagare la fiducia che i cittadini del Veneto hanno riposto su di noi. In questo caso, aprendo ai cittadini stessi l’uso dello strumento più democratico che esista pere far sentire la loro voce, che è quello del referendum.
Parlavo poc’anzi di un denominatore che accomuna il pensiero di tanti consiglieri regionali appartenenti a formazioni politiche diverse. Ebbene, tale denominatore comune si chiama disagio. Il disagio che provano i cittadini del Veneto a sapere che ormai da troppi anni, direi dalla fondazione della repubblica, vengono drenate imponenti risorse da questa regione per far fronte a delle situazioni economiche che altre regioni del Paese non hanno mai saputo risolvere. Da decenni il Veneto viene costantemente dissanguato per far fronte agli sprechi di uno Stato centrale scialacquatore che non è mai riuscito a realizzare il presupposto principe della costituzione, e cioè quello della eguaglianza. Uno Stato che, ogni anno, trattiene a Roma e non restituisce una ventina di miliardi di euro, il cosiddetto residuo fiscale, per far fronte non solo al normale funzionamento pro-quota dell’amministrazione dello Stato, ma soprattutto, e ciò fa molta rabbia, per tappare i buchi e sprechi generati sia dallo Stato stesso che da una grande serie di amministrazioni regionali governate da una classe politica di cialtroni e farabutti, spesso collusi con la criminalità organizzata, da sempre comunque avvezzi al voto di scambio.

Certo, la crisi economica che ormai colpisce duramente vaste aree anche della nostra regione ha probabilmente dato nuova linfa e nuove ragioni a coloro che ritengono che il Veneto da solo potrebbe costituire un’isola felice in questa Europa che non è ancora riuscita, anch’essa, a riformare sè stessa e dove non più tardi dell’altro ieri, importanti esponenti del governo francese dichiaravano che gli Stati Uniti d’Europa sono un tema che non sta all’ordine del giorno.

E qui si inserisce invece il pensiero di chi, come i catalani e gli scozzesi, ed anche molti veneti, ritiene che l’Europa come creata dai grandi finanzieri e dai massoni debba volgere al termine, e che si debba velocemente virare verso un’Europa dei Popoli basata su una grande confederazione di Stati/Regione, indipendenti e federati. Una nuova Europa nella quale anche il nostro Veneto, con i suoi 5 milioni di abitanti e con un PIL pari ad oltre il 10% del PIL generato da questo Paese, potrebbe fare orgogliosamente la sua parte. Sicuramente potrebbe confrontarsi positivamente con alcuni Stati che attualmente già fanno parte della UE, come Slovenia e Croazia, ma sicuramente non sfigurerebbe il confronto con Paesi come l’Austria o il Belgio.
Il Veneto, dobbiamo rendercene conto tutti, colleghi consiglieri, non ce la fa più, e ce ne siamo accorti tutti. Imprese che chiudono, altre che emigrano verso Paesi che garantiscono una fiscalità di vantaggio, disoccupazione in aumento, servizi sanitari, sociali, di trasporto pubblico che vengono tagliati. Solo che noi, a furia di voler dimostrare la nostra virtuosità stiamo facendo la figura di becchi e bastonati: siamo stati i primi a dimostrare la nostra virtuosità operando tagli dolorosi ad esempio in sanità e nel sociale? Ebbene, anche gli ultimi tagli lineari effettuati dal governo vanno a colpire ulteriormente anche in una regione come la nostra. Vi pare giusto? Vi pare democratico? Vi pare che i nostri concittadini debbano andare fieri di una tale virtuosità? Vi pare normale che noi, come consiglieri regionali, ci si trinceri dietro un’inutile affermazione come quella che “E’ colpa di Roma, noi non ci possiamo fare nulla”?
O non Vi sembra invece che i nostri concittadini si aspettino da noi tutti, colleghi consiglieri, uno scatto di orgoglio, una dimostrazione che questa regione, per usare un termine calcistico, possiede “gli attributi” e non può più contribuire a sanare le magagne di uno Stato e di regioni che non fanno la loro parte? Anche facendo delle forzature come quella che oggi viene chiesta a tutti noi? In queste settimane ci hanno riempito la testa sul fatto che questo referendum sarebbe anticostituzionale perchè in un modo o nell’altro metterebbe in discussione l’unità nazionale. E allora? Vogliamo ricordarci anche oggi che quest’aula è sovrana, o ce lo ricordiamo solo quando fa comodo all’uno o all’altro dei partiti sotto la cui bandiera operiamo? E vogliamo ricordarci ancora una volta che, all’interno di quest’aula, stiamo agendo protetti proprio dalla costituzione, in particolare dall’articolo 122 che stabilisce che i consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni? E che quindi su questo tema siamo assolutamente liberi di votare secondo coscienza e consentendo che i veneti si esprimano?
C’è bisogno di sentire la voce dei veneti tramite una consultazione popolare, perchè questa regione è formata da cittadini che, se lasciati lavorare, lavorano 12-15 ore al giorno ed hanno il sacrosanto diritto di esprimere la loro opinione se vogliono continuare o no ad essere munti come da sempre avviene.
Ricordiamoci colleghi, che il fenomeno degli imprenditori che la fanno finita per la vergogna di non riuscire ad onorare i propri impegni è nato proprio qui in Veneto, e non riusciamo ad arginarlo, nonostante qualche segnale stia finalmente arrivando. Anche per rispetto della memoria loro e del loro lavoro, e nei confronti dei loro familiari, abbiamo il dovere di fare qualcosa, un passo forte che sarà sentito non solo a Roma, ma in tutta Europa, un referendum consultivo, nel quale si chieda ai veneti se l’attuale assetto istituzionale come regione ordinaria sia ancora adatto e condiviso, o se vorrebbero invece a questo punto autodeterminare il loro futuro. Approviamo questa legge oggi, colleghi, credo che non sarà né tempo, né denaro sprecato. E sarà una dimostrazione, non solo allo stato italiano, ma all’Europa intera degli stati centralisti, che Catalogna, Euskadi, Scozia, Bretagna, Fiandre, Veneto, non sono che i primi vagiti di una neonata Europa delle comunità che i nostri figli vedranno crescere.
Ebbene, colleghi, gettiamo il cuore oltre l’ostacolo e diamo la parola a coloro che ci hanno eletto. Perchè è la voce del popolo quella che conta, ed in un caso come questo, il minimo che gli eletti debbano fare è affidare al popolo la decisione da prendere.

13 risposte a “Intervento di Sandri in Consiglio Straordinario”

  1. Thomas ha detto:

    Intervento Assolutamente Perfetto, direi…

  2. M.Marco ha detto:

    applauso

  3. piero ha detto:

    intervento perfetto magnifica interpretazione del sentimento del
    popolo Veneto,non può esserci nulla di non legale nel dare la parola al popolo,semmai è illegale una qualunque norma che lo vieti

  4. caterina ha detto:

    intervento perfetto, condivisibile, condiviso certamente dai più, soprattutto se slegati, almeno per l’occasione, da pregiudizi ideologici…ma il Consiglio non vota, mi pare…o mi sbaglio?..
    qualche cavillo procedurale…
    ma guarda un po’, con tanti occhi che ci stanno sopra perchè non accada!…e, invece, è accaduto… chissà perchè…di chi la colpa?
    a quando ora? alle calende greche?

  5. caterina ha detto:

    ma quaranta comuni che chiedono di prendere una decisione per il referendum e venti consiglieri che hanno sollecitato e provocato questa seduta consigliare per decidere non valgono nulla?
    è questa la legalità?
    allora si dimettano…
    forse salta il consiglio e vanno tutti a casa…
    poi si vedrà cosa succede, andiamo a votare e voteremo chi sostiene l’indipendenza.
    Fine della storia, anzi l’inizio di un’altra!

  6. Klaus ha detto:

    Gran parte delle natiche che affollano quella sala sono pura ZAVORRA. Inutili, paralizzanti, quando non esplicitamente dannose come in questo caso.

    Risponderanno personalmente al popolo, molto presto, nome per nome, per ogni minuto VOLONTARIAMENTE perso sulla via della SALVEZZA collettiva della nostra gente.

    Non hanno ancora capito che stavolta non stavano giocando all’allegro amministratore, come di loro quotidiana abitudine e che c’è una MANNAIA pronta ad abbattersi, nel termine di mesi, su questa terminale parodia di stato.

    No Signori, NESSUNO ha più voglia di giocare, tranne voi!

  7. caterina ha detto:

    …hanno giocato! a leggere il resoconto dell’ufficio stampa della Regione, abbiamo l’impressione di essere a Roma dove forse i consiglieri nostrani aspirano ad andare!
    Questo Consiglio non si doveva fare? Bèh, ne facciano dopo ferragosto (le ferie sono sacre anche per loro sennò dove spenndono i skei che si prendono a star seduti lì a chiacchierare in vetrina!) un altro, solo per “votare” sulla legge referendaria che tutti hanno ricevuto da cinque mesi…chi non si sente di farlo continui le sue ferie… i veneti, è un loro difetto, loro invece vorrebbero lavorare, possibilmente nel Veneto, per mantenere la loro famiglia, non per foraggiare le varie caste che pontificano da ogni scranno con i giornali che gli fanno da cassa di risonanza prezzolati di regime… è desolante il vuoto che si propaga da Roma!

  8. Simone T. ha detto:

    Ma tutti voi che commentate, compreso il sottoscritto, cosa abbiamo da perdere dopo l’ottenimento dell’indipendenza?
    Io, il giorno successivo sarò ancora al mio posto di lavoro, fortunatamente che ce l’ho. Voi credo altrettanto.
    Ma chi sta in consiglio o ci vive intorno e quindi è sulle spalle dello stato, a seguito di riforma amministrativa, come credete che la pensi? Lo stesso Zaia, di fronte ai cambiamenti è più interessato a mantenere la carega che non l’interesse del popolo veneto.
    Tutto in puro stile italiano, dove chi entra in politica e a seguito di sbandieramenti vari e leccate di ….. si siede e ci rimane a vita, cosa che nella futura repubblica non succederà.
    Quindi questi pochi si chiedono cosa faranno nel loro futuro. E noi tanti cosa faremo? Ci pensino bene, perchè il loro futuro dipende esclusivamente da noi, anche se non ci daranno la parola, i fatti prima o poi arriveranno. E saranno guai per tutti.

    • ermanno ha detto:

      @Simone ma al prossimo giro di elezioni FORSE potrebbero rimanere senza cadreda.
      e forse troveranno pareccie porte chiuse in Veneto se andran a bussare in cerca di lavoro.

      • Simone T. ha detto:

        E’ quello che mi auguro, ma mi risulta che in italia chi si ritira dalla politica si va a fare la bella vita senza farsi mancare nulla, con i copiosi stipendi e rimborsi ricevuti, e soprattutto senza rendere conto degli errori commessi.
        L’esperienza politica a mio avviso deve essere ristretta ad un periodo di anni, compensati naturalmente, ma non ad una sorta di impiego vita natural durante superpagato. Ma stiamo scherzando??
        Eppure così la va…finchè non affonderà.

        • ermanno ha detto:

          vero, non son abituato a quel lato della medaglia, il politic-pensiero di “mi prendo i miei 20mila euro al mese ora e poi la pensione e che si f-ttano tutti” …

  9. pono ha detto:

    complimenti per l’intervento – la cui forza è data dalla pacatezza e linearità del ragionamento. Sarebbe importante che lo leggessero in molti mentre in molti purtroppo leggono il Corriere del Veneto dove il giornalista che segue la questione sicuramente non sta facendo un buon servizio informativo buttando “in vacca” i disagi dei veneti e il crescente rancore verso una istituzione statale per la quale non riusciamo più a provare alcun sentimento positivo. Per quanto all’esito del Consiglio è la riprova che non c’è niente di facile e ottenibile in qualche mese. Ci vorranno anni e tante delusioni come quello di ieri.

    • Klaus ha detto:

      Non sono d’accordo. La stabilità sta per finire, NON abbiamo più anni a disposizione. Né noi né loro. Le condizioni dell’italia sono terminali, il mondo si sta spartendo gli organi di questo aborto storico. Anche i NOSTRI.

      Quello che sta per approssimarsi non è un semplice momento di crisi, è un nodo di distribuzione storico, con rapide vorticose e indomabili, che non abbiamo mai attraversato prima d’ora, e che non attraverseremo mai e poi mai vivi, col nostro canotto sdrucito e pieno di pezze.

      Se rimarranno nell’immobilità, stavolta ci rimettono anche loro. E pure pesantemente. Le rapide di cui non si sia attentamente valutata la potenza, quando ti tirano dentro non perdonano. E quello che abbiamo ad pochi centimetri dalla prua sono le cascate del Niagara.

      Se fossi in loro, stavolta, la prenderei con estrema cautela e muoverei le chiappe a velocità ipersonica.

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