James Howell e Venezia. Una mirabile prova poetica dall’età barocca

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Di Paolo L. Bernardini

Schermata 2013-10-25 alle 10.17.28

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Grandissimo poligrafo dell’età barocca, nato forse nel 1594, morto di certo nel 1666, lo stesso anno del grande incendio che devastò Londra, James Howell dovrebbe essere fatto finalmente oggetto di studio approfondito. Chissà se il suo dichiarato antisemitismo – se vero – non sia stato finora un motivo di ostacolo per lo studio del personaggio. Gran viaggiatore, ci ha lasciato descrizioni barocche di terre a noi tanto care – lui era di origine gallese – e in generale il mondo mediterraneo che conosceva assai bene. Per chi voglia farsi un’idea della sua interpretazione del governo di Venezia, consiglio la lettura del saggio di David Wootton “Ulisses Bound? Venice and the idea of liberty from Howell to Hume”, nel volume collettivo, curato dallo stesso Wootton, Republicanism, Liberty, and Commercial Society, 1649-1776 (Stanford, Calif. : Stanford University Press, 1994.). Howell scrisse a diverse riprese su Venezia, ma la sua opera principale sul soggetto è A survay of the signorie of Venice, of her admired policy, and method of government, &c.:with a cohortation to all Christian princes to resent her dangerous condition at present  (London:Printed for Richard Lowndes, 1651). Di dodici anni posteriore la traduzione in inglese del Mare Clausum di John Selden, dove Venezia è trattata, in parallelo con Londra, molto diffusamente. Dell’opera è presente sul mercato antiquario che io sappia un solo esemplare, a prezzo peraltro molto contenuto data la rarità del testo:

http://www.abebooks.com/servlet/BookDetailsPL?bi=7871712737&searchurl=an%3Dhowell%26amp%3Bkn%3Dvenice%26amp%3Bsortby%3D1

Traduco qui la poesia che apre l’opera. La dedico agli amici scozzesi che ho conosciuto a Venezia il 26 scorso, Ian Renwick a John Riley. May Liberty Triumph!

Venezia e il suo governo

 

Se al mondo nazione può dirsi immortale

Ebbene Venezia per il suo governo prezioso, è tale…

Venezia prediletta dal gran Nettuno, ancor infante,

Da potenze straniere aggredita, e fiere, e tante

Pure e vergini mantenne l’acque, a Lei devote

Scevre da influenze aliene, di nemici vuote.

Il volto suo di Sirena sui mari e sulla riva

Incanta e abbraccia chi l’ammiri, vera e viva:

Il premio della sua beltà giunga a chi la guardi

E sostenga fermo i mirabili suoi sguardi…

E le pagine che seguono narrano di come

Sempre e quanto vergine fu lei, e le sue chiome

Che per il suo saggio governo fu sempre la prima,

Donde nasce questa altissima mia rima:

Venere e Venezia sono davvero le Regine

La prima d’Amor, la seconda per il suo Regime.

 

Could any State on Earth Immortal be,

Venice by Her rare Government is She;

Venice great Neptunes Minion still a Mayd,

Though by the warrlikst Potentats assayd,

Yet She retains her Virgin-waters pure,

Nor any Forren mixture can endure;

Though Syren-like on Shore and Sea, Her Face

Enchants all those whom once She doth embrace;

Nor is ther any can Her bewty prize

But he who hath beheld Her with his Eyes:

These following Leaves display, if well observd,

How she so long Her Maydenhead preservd,

How for sound prudence She still bore the Bell,

Whence may be drawn this high-fetchd parallel,

Venus and Venice are Great Queens in their degree,

Venus is Queen of Love, Venice of Policie.

2 risposte a “James Howell e Venezia. Una mirabile prova poetica dall’età barocca”

  1. caterina ha detto:

    Grazie!!! che bel regalo fate anche a noi, voi di Plebiscito e il Prof. Bernardini in particolare!
    queste sono cose che tirano su il morale a fronte di chi non vuol capire e continua a cincischiarsi… ci fanno sentire fieri come gli scozzesi che abbiamo ascoltato sabato a Venezia!
    un commosso grazie!

  2. erik ha detto:

    Bellissima poesia! Non si finisce mai di imparare e conoscere. Grazie Prof!

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