La nuova Repubblica Veneta difenderà molto meglio gli interessi veneti rispetto ad ora

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Schermata 2013-08-23 alle 10.51.38I cittadini veneti sono pronti ad abbracciare il cambiamento che sarà portato dall’indipendenza del Veneto, purché sia ben spiegato loro che esso non sarà un salto nel buio. Per fare ciò è fondamentale quindi dare le risposte alle domande più frequenti che riguardano aspetti pratici della loro vita.

Un dubbio ricorrente che molti ci pongono riguarda i timori di perdere una presunta influenza che possiamo avere oggi essendo parte dell’Italia.

Va innanzi tutto spiegato allora che oggi purtroppo l’influenza del Veneto attraverso l’Italia è minima e minimo è l’impegno e l’interesse dell’Italia a difendere le posizioni del Veneto nel mondo.

Dimostrazioni eclatanti di ciò si si hanno in ogni settore. Cominciamo allora a vedere l’influenza che avrà la nuova Repubblica Veneta all’interno dell’Unione Europea, ipotizzandone un ingresso automatico in applicazione dell’articolo 34 della Convenzione di Vienna del 1978 sulla successione degli Stati rispetto ai trattati, dove si afferma che “ogni trattato in vigore alla data di successione di stati (per esempio per indipendenza) relativo all’intero territorio dello stato predecessore resta in vigore relativamente a ciascuno stato succeduto così formato” (teso orginale in inglese: “Any treaty in force at the date of succession of states [i.e. Independence] in respect of the entire territory of the predecessor state continues in force in respect of each successor state so formed.”).

In tale scenario appare quindi chiaro che solo con l’indipendenza i veneti potranno eleggere i propri rappresentanti per portare in Europa le priorità venete. Proviamo a paragonare l’influenza di un piccolo paese dell’Unione Europea, che può essere notevole, con la completa assenza di rappresentanza veneta nelle istituzioni europee chiave.

Gli enormi problemi degli allevatori e agricoltori veneti sono solo un esempio del fallimento italiano nella rappresentazione dei loro interessi in sede europea.

Roderick Pace, docente di Istituzioni dell’Unione Europea dell’Università di Malta, ha messo in luce i vantaggi delle piccole nazioni indipendenti nella UE: “Malta ha utilizzato la sua piccola dimensione per avvantaggiarsi nel negoziare il proprio ingresso in UE. I piccoli stati hanno la tendenza ad una maggiore flessibilità e possono quindi adottare le proprie posizioni negoziali in modo più semplice. Allo stesso tempo tale flessibilità è spesso rafforzata da e collegata al fatto che essi dimostrano maggiore coesione sociale o unione in ambito domestico rispetto ai paesi più grandi”.

A tal proposito appare anche inconsistente la preoccupazione di alcuni commentatori secondo i quali essere indipendenti in Europa implicherebbe scambiare un’unione di nazioni con un’altra.

Non c’è paragone infatti tra le strutture centraliste italiane e quelle dell’Unione Europea, dove gli stati membri collaborano, ma mantegono la propria sovranità

L’Europa è un luogo in cui i paesi indipendenti lavorano assieme. Non è certo uno stato unitario e centralizzato come l’Italia. Nessuno direbbe seriamente che stati della UE come la Finlandia o l’Austria non sono paesi indipendenti. Ma come parte dell’Italia, la Venetia non ha invece alcuna indipendenza.

Diventa interessante anche indagare come sia inconsistente e impossibile da perseguire anche la proposta di ottenere maggiore autonomia, ad esempio attraverso la proposta di “federalismo fiscale” fatta propria dal prof. Luca Antonini, ordinario di diritto costituzionale all’università di Padova, da tempo impegnato, anche per conto della Regione Veneto, a trovare tra le pieghe delle proprietà statali e delle funzioni statali ciò che è, più o meno immediatamente, alienabile a favore delle Regioni. Tali funzioni dovevano costituire il succo dei decreti attuativi del citato federalismo fiscale e della teoria interpretativa che il governo avrebbe dovuto seguire nel dare concreta applicazione al titolo V della costituzione, oppure che la Regione Veneto dovrebbe far propria attraverso una negoziazione di poteri secondo quanto previsto dagli artt. 116, 117 della costituzione, che richiedono sempre l’approvazione da parte della maggioranza del parlamento. Un primo esempio attuativo di tale teoria sarebbero i cosiddetti “costi standard”, se appunto non fossimo nel campo delle teorie impossibili da verificarsi per mancanza strutturale di rappresentanza politica del Veneto (e di altre 3 regioni italiane con residuo fiscale) all’interno dell’Italia.

In ogni caso e per assurdo, anche fosse ottenuta maggiore autonomia, il consiglio regionale e gli enti locali veneti anche se utilizzassero tutti i propri poteri a disposizione, controllerebbero una quota irrisoria delle entrate fiscali dei veneti, inferiore al 10%. Se fossimo un paese indipendente, potremmo controllare il 99% delle risorse fiscali, ovvero tutto escluse le competenze dell’Unione Europea. È chiara quindi la differenza tra i due tipi di unioni.

Essere indipendenti nell’Unione Europea non significa affatto cedere ogni potere a Bruxelles, anzi al momento la Venetia non possiede proprio alcuna forma di sovranità.

Inoltre, il Veneto, nella condizione di regione italiana, deve pure implementare decisioni europee che non ha contribuito a prendere, a volte contrarie ai nostri stessi interessi. Di più, l’indipendenza in Europa darà alla nuova Repubblica Veneta quella parola a Bruxelles che finora non ha mai avuto come Regione Veneto. Ciò ci consentirà di giocare il nostro ruolo per assicurarci ad esempio che l’Unione Europea svolga effetti benefici per il Veneto, combattendo invece gli effetti deleteri di una burocrazia eccessiva, così come si batta per i temi economici e ambientali che interessano tutti i cittadini europei.

Ovviamente, pur essendo noi fortemente europeisti, come la maggioranza delle persone in Veneto e in Europa, riteniamo fondamentale mantenere il controllo su molti aspetti cruciali quali il quadro normativo, la spesa e il fisco, cose che oggi sfuggono totalmente al controllo dei veneti.

Sono molti altri ovviamente gli aspetti da approfondire sul tema, che sarà oggetto di altri interventi.

Gianluca Busato
Plebiscito2013.eu

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