Lezioni da Venice Beach per Venezia

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street signs

Gli Stati Uniti sono un paese omogeneo. E’ senz’altro una nazione eterogenea per quanto riguarda etnie, culture, religioni, ma questo mix, questa melting pot, la trovi spalmata così, più o meno nelle stesse dosi, un po’ ovunque negli States. In ogni città, contea, e suburb americano trovi una certa percentuale di neri, di bianchi, di spagnoli, di asiatici e di indiani, di cattolici e di protestanti. Ed è così pressapoco ovunque, con gli stessi centri commerciali, con gli stessi fast food e stazioni di benzina. Perciò nella sua eterogeneità, l’America è una realtà piuttosto omogenea. Lo è sicuramente se paragonata all’Europa intera, ma anche se paragonata a molti singoli stati europei. L’Italia, la Spagna, la Germania, il Belgio, a livello etnico e religioso non sono variopinti come gli Stati Uniti, ma al loro interno questi stati europei hanno notevoli differenze culturali dovute a diverse usanze e ad un passato molto più radicato e complicato. Per fare un esempio, trovo molto più accentuata la differenza tra il bellunese e la Calabria che tra l’Alabama e la California.

Quello che mi stupisce è che in un paese relativamente omogeneo come l’America si cerchi di tutelare le peculiarità locali, se non addirittura accentuando delle differenze inesistenti. In Italia invece si cerca tuttora di omologare, e purtroppo questa sventurata tendenza all’uniformismo si percepisce anche a livello europeo.

Sappiamo tutti che ogni stato americano applica liberamente la propria IVA, e che ogni contea decide indipendentemente i criteri per le tasse sugli immobili. Questa è una semplice conseguenza di una politica fiscale decentrata in un sistema federale che funziona. Ma la celebrazione della diversità si nota in aspetti molto meno concreti delle tasse. Ci accorgiamo tutti che le targhe delle automobili sono totalmente diverse in colori e numeri da stato a stato, neanche fosse per distinguere la nazione giapponese da quella nigeriana. driver platesAlla guida ci sono gli stessi culturalmente omogenei ciccioni americani che la targa sia blu con lettere gialle o arancione con lettere verdi. Le patenti sono altrettanto diverse, e variano da stato a stato non solo esteticamente, ma anche nei test, perché, per esempio, il limite di velocità in prossimità di una scuola non è lo stesso a Los Angeles o a Washington, dato che ogni stato decide autonomamente le regole stradali. Le automobili degli sceriffi hanno colori diversi da contea a contea, così come le macchine della polizia da una metropoli all’altra.

Addirittura, capita spesso di vedere le scritte delle vie cambiare in colore, sfondo e persino font da distretto a distretto all’interno della stessa contea. Lungo la costa di Los Angeles, il vicinato di Manhattan Beach sarebbe identico in tutto e pertutto all’adiacente Hermosa Beach, ma guardando i nomi delle vie (vedi foto sopra) sembra quasi di passare da un continente all’altro. Sono ricercatezze estetiche forse, ma con questi tentativi di differenziarsi si evita il grigiore della continuità offrendo invece un’esperienza variopinta, piacevole perché da la parvenza di scoprire un’altra cultura quando invece il mix anglo-messicano di Los Angeles è sempre quello. In una parola sola il diverso è bello. Burano non sarebbe la stessa se tutte le case fossero colorate di giallo (o tutte di rosso o tutte di blu). Così, come è bene dare libertà all’espressione individuale per colorare casa propria, anche le nostre comunità e le nostre province dovrebbero essere libere di decidere indipendentemente su una moltitudine di argomenti. Per assurdo questo ce lo insegnano gli americani, che di differenze storico-culturali hanno ben poco da esaltare, rispetto a noi europei.

venice police carPurtroppo sappiamo che nella storia dell’Italia unita la direzione è stata opposta: accentrare le decisioni, omologare le usanze, cancellare le peculiarità linguistiche. E per disgrazia questo è stato il trend dell’integrazione europea, dove “Europa” sta diventando sinonimo di grigiore burocratico: togliamo le sigle provinciali dalle targhe “perché lo vuole l’Europa”, omologhiamo la lunghezza delle banane “secondo le direttive europee”. Lo credo che gli inglesi stiano ripensando la loro permanenza nell’Unione Europea, e non è solo una questione di euro o sterlina. Dando corda a questa mentalità non è esclusa l’imposizione del sistema metrico al posto di quello anglosassone nelle isole britanniche. E poi? Obbligatorio guidare tutti sul lato destro anche in Gran Bretagna? I nobili principi dell’integrazione economica europea (libero movimento di capitali, di persone e di merci) sono stati utilizzati come passaggio intermedio per tentare di creare un centralismo europeo: non è il tentativo di adottare il modello confederato alla svizzera, ma è l’esportazione del modello accentratore all’italiana di fine ottocento.

Dico questo perché, con l’avvicinarsi dell’opzione plebiscitaria per il Veneto, diventa fondamentale descrivere che tipo di Veneto indipendente vogliamo. Non possiamo ambire a ricreare una piccola Italia che inevitabilmente si assemblerebbe nel progetto di un’Europa altrettanto statalista. Dobbiamo perseguire un Europa che sia appetibile non solo agli inglesi, ma perfino a norvegesi e svizzeri. E per fare questo, agendo nel nostro piccolo, dobbiamo progettare una confederazione veneta dove sia conveniente farne parte anche per i bellunesi. Questo perché finora il desiderio di vivere in una regione autonoma dolomitica non è dovuto solamente ad una questione di risorse fiscali, ma anche ad un’attuale diffidenza verso un sistema amministrativo veneto che assomiglia troppo nel centralismo allo stato italiano.

Allora, quando i bellunesi dovranno esprimersi sul quesito plebiscitario, dovranno votare SI precisamente per che tipo di Veneto indipendente? Una fotocopia dello stato italiano, o un’organizzazione amministrativa che tutela le realtà locali ancora meglio dell’ipotetica regione dolomitica? Non basta avere le idee chiare, dobbiamo anche comunicare subito a milioni di veneti che ambire ad un sistema migliore dell’attuale non solo è possibile, ma è anche indispensabile.

Lodovico Pizzati
Spokesperson Plebiscito2013.eu

pizzati - plebiscito2013.eu

2 risposte a “Lezioni da Venice Beach per Venezia”

  1. Giovanni Chiampesan ha detto:

    Consiglio vivamente a tutti la serie di 10 puntate “Liberi di scegliere” per la prima volta sottotitolata in italiano disponibile sul sito dell’Istituto Bruno Leoni http://www.brunoleoni.com a partire dal 2 settembre. Guardate il trailer http://brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=13487

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