L’indipendenza del Veneto e due obiettivi assonanti eppur diversi

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plebiscito2013Esistono due obiettivi politici legati all’indipendenza. Si può volere l’indipendenza come fine, oppure si può volerla come strumento, per ottenere qualcos’altro (potere politico, poltrone, privilegi, gloria o altre cose diverse dall’indipendenza).
In situazioni normali diventa difficile distinguere quando prevale l’una impostazione, oppure l’altra. Esistono però particolari situazioni in cui la visione appare più chiara e le nebbie si diradano. Oggi in Veneto un po’ di nebbia si è diradata, dopo la non-decisione presa dal Consiglio regionale straordinario del 30 luglio. E gli effetti iniziano già a vedersi.
Le ragioni che stanno alla base della nascita di Plebiscito2013.eu, oltreché per sostenere il naturale diritto di decidere dei veneti nel plebiscito, almeno per quanto mi riguarda sono legate anche alla difesa dell’obiettivo di ottenere l’indipendenza, nel più breve tempo possibile (indipendenza come fine). Risulta infatti chiaro a tutti che se non ci togliamo la giacca partitica diventa difficile dialogare con gli esponenti di questa o di quella parte politica. Anche la creazione di un comitato gestito da più partiti, per quanto sia una buona notizia (purché non diventi una scelta strumentale), inevitabilmente limita la portata della comunicazione solo a chi si colloca già ideologicamente nell’area in cui si posizionano i partiti che lo promuovono e di cui esso è emanazione.
La scelta apartitica (e non apolitica) diventa quindi un aspetto essenziale per poter amplificare la comunicazione rivolta a tutti i cittadini veneti, abbattendo gli steccati ideologici. Tale scelta comporta anche delle conseguenze, in quanto è ovvio che i comitati centrali dei partiti, le “strutture” di partito e ancor più le correnti di partito più legate alla gestione del potere fine a sé stesso, tendono sempre ad ostacolare la nascita di organizzazioni indipendenti che sfuggono al loro rigido controllo. È chiaro d’altro canto che le “strutture” di partito sono naturalmente legate e costrette a utilizzare l’indipendenza anche come strumento e non solo come finalità politica, se non addirittura in alternativa ad essa. Ciò è evidente, in quanto la struttura di partito, il comitato centrale, ha come propria funzione vitale assicurare la buona salute elettorale del proprio partito, individuando la migliore strategia per assicurare la vittoria del proprio raggruppamento nelle competizioni elettorali.
Quando l’obiettivo referendario entra in contrasto con l’obiettivo elettorale si corre purtroppo il rischio che i comitati centrali dei partiti, le “strutture” di partito e ancor più le correnti di partito legate alla gestione del potere fine a sé stesso tendano a sacrificare, oppure a mettere in secondo piano l’indipendenza rispetto all’obiettivo di gestione del potere.
Se poi un partito nel proprio statuto si pone come termine temporale della propria esistenza come soggetto politico elettorale proprio il raggiungimento dell’obiettivo dell’indipendenza, allora si aggiunge anche un altro fenomeno naturale, quasi una legge della fisica: ovvero il principio di autoconservazione che vedrà proprio il comitato centrale del partito, la “struttura” del partito e ancor più la corrente di partito legata alla gestione del potere fine a sé stesso lottare per la propria sopravvivenza. È innaturale per chiunque e per qualsiasi “struttura” favorire il proprio termine, porre fine alla propria esistenza. Questa apparente contraddizione spiega perché in molti processi storici si assiste al cambio repentino delle situazioni, dei raggruppamenti politici e alla nascita di nuove organizzazioni, di “comitati”, che si chiamano fuori dalla competizione elettorale fine a sé stessa proprio per salvaguardare il raggiungimento dell’obiettivo dell’indipendenza.
Anche la situazione odierna presente in Veneto si spiega bene proprio alla luce di queste naturali tensioni dialettiche e strategiche che creano grande volatilità e una dinamica turbolenta dell’azione politica indipendentista.
In questi particolari contesti storici e politici, chi non sa alzare lo sguardo oltre l’orizzonte, foss’anche un imperatore magari accecato dal proprio blasone e dalla luce artificiale degli applausi di una corte di comodo, restando legato a logiche e nostalgie del passato ancorché prossimo, è destinato suo malgrado ad essere spazzato via dall’agone politico in men che non si dica.

Gianluca Busato
Plebiscito2013.eu

3 risposte a “L’indipendenza del Veneto e due obiettivi assonanti eppur diversi”

  1. caterina ha detto:

    da ieri perplessa su quanto è successo a Venezia, ho letto e riletto lo scritto qui sopra per coglierne tutto il senso e cercar di capire…
    spero che chi si dichiara impegnato per il raggiungimento del comune obiettivo dell’indipendenza e proviene per consuetudine da una impostazione di partito, anteponga su tutto (rapporti di forza, prospettive, bilanciamenti) il raggiungimento del fine comune e nel più breve tempo possibile!….
    perchè non si perda la valenza dirompente della meta, pensando di adattarla a propri disegni… perchè così non potrà essere!…
    si corre su una corda tesa! il vuoto è sempre sotto di noi per inghiottirci…

  2. enrico ha detto:

    la totale assenza di post a fronte dei problemi trattati, in riferimento anche ai molti testimonials, è inquietante!
    WSM

  3. Simone T. ha detto:

    Io non mi preoccupo affatto, un po’ le ferie, un po’ la questione da ben riformulare la mozione per il prossimo consiglio….credo sia tutto qua.
    Ricordiamo a livello mentale di quanta più importanza si danno agli aspetti negativi della vita quotidiana rispetto a quelli positivi, come se quest’ultimi dovessero essere scontati. Ma sappiamo che non è così, riflettendoci.
    Poi consideriamo che ad oggi 44 comuni urlano una decisione da parte del consiglio. Ecco 44 non sono pochi, rappresentano democraticamente già circa il 13% del popolo veneto.
    La strada ormai è quella giusta e ne avremo ragione.

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