Made in Veneto

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made in venetoUn paragone tra il Veneto, la cosiddetta locomotiva d’Italia per l’export, e altre economie europee ha mostrato come il nostro tessuto industriale sia in realtà più chiuso al mercato globale rispetto la media europea. Per quanto il Veneto primeggi tra le regioni italiane per esportazioni, e per quanto l’export veneto sia l’unico settore che ha tenuto in questi 5 anni di profonda recessione, le aziende venete sono ben al di sotto del loro potenziale, specialmente rispetto alla competizione europea. Questo perché il sistema-paese italiano, con costi fiscali e burocratici proibitivi, non è competitivo in un mercato sempre più globale, e ciò frena le potenzialità commerciali che le ditte venete potrebbero avere oltralpe.

L’affermazione che il Veneto ha un livello di export sub-standard, per quanto confermato dai dati Istat e Eurostat, ha suscitato una serie di domande che richiedono approfondimenti, e per questo è utile presentare un’analisi più dettagliata anche se solo descrittiva.

Quali sono le province più virtuose in export?

import export provinciale

Source: Istat

Sorprende notare che il livello di esportazioni non è omogeneo tra le province venete. Il grafico sopra raffigura l’import e l’export per provincia in termini assoluti, dato che, con l’eccezione di Belluno e Rovigo, le 5 maggiori province venete pressapoco si equivalgono in popolazione e Pil ed è possibile paragonare la performance di ognuna senza rapportare l’export al Pil o utilizzando un rapporto pro capite.

Vicenza, con quasi 15 miliardi di export (i dati disponibili su Istat sono del 2007) è di gran lunga la provincia che traina l’export veneto. Treviso, con poco più di 10 miliardi è la seconda provincia per export con appena 2/3 del livello vicentino. Venezia, Padova e Verona esportano meno della metà di Vicenza, e sorprende notare che non tutte le province venete hanno un bilancio commerciale con l’estero in attivo (e cioè un volume di esportazioni maggiore delle importazioni).

Verona e Venezia importano più di quanto esportano. Prima di trarre conclusioni su questa divergenza con altre province è doveroso fare una annotazione. L’analisi import-export perde di valore più si disaggrega un’area economica. Per esempio, Venezia per via dell’attività portuale e Verona per via del corridoio con la Germania, potrebbero avere più attività incentrate sulle importazioni che poi servono a fornire ditte per tutto il territorio veneto tramite commercio domestico. Questo spiegherebbe in parte l’anomalia.

saldo provinciale

Source: Istat

Premesso ciò è sorprendente osservare due cose, guardando il trend temporale. Il deficit commerciale Veronese è costante negli anni e sproporzionato rispetto a realtà simili come Vicenza, Padova e Treviso. Il deficit commerciale veneziano lascia forse più perplessi, non per le dimensioni (che sono minime) ma per il trend. Venezia è l’unica provincia a subire un calo di export e una graduale involuzione da surplus commerciale con l’estero diventando deficit.

L’analisi per provincia suscita ulteriori domande che richiedono un dettaglio aggiuntivo per settore industriale.

Quali sono i settori principali per l’export veneto?

export per settore

Source: Istat

L’analisi per settore evidenzia come la vera forza dell’export veneto siano l’industria di macchinari meccanici ed elettrici, ma anche metalli, prodotti in pelle e tessile. Molto minore è l’export alimentare, di mobili o altri prodotti in legno, e anche dell’industria plastica, cartacea e chimica.

Si può anche notare che la divergenza tra Vicenza e Treviso è dovuta prima di tutto all’export di prodotti in metallo (si suppone siano prodotti in oro), e anche la forza dell’export di prodotti in pelle dalla valle del Chiampo.

E’ sorprendente notare che l’export principale per la provincia di Verona è l’alimentare, non tanto per la conosciuta specializzazione veronese su prodotti alimentari, ma per un livello di esportazioni relativamente basso in altri settori rispetto ad altre province venete.

Mentre da un lato è interessante conoscere la struttura del Made in Veneto, altrettanto importante è conoscere la destinazione dei nostri prodotti.

Quali sono i mercati principali per il Made in Veneto?

export per destinazione

Source: Istat

Poco più della metà dell’export veneto è diretto verso altri paesi dell’Unione Europea, il ché suscita un paio di considerazioni. Da un lato è prevedibile che i mercati geograficamente più vicini attraggano una fetta maggiore dell’export veneto, ma è anche vero che la percentuale di export verso il resto del mondo è considerevole. Mentre per il resto del mondo il Made in Veneto regge, si suppone in base a questioni di qualità dato che non si potrebbe competere con i costi di produzione mondiale, il mercato unico europeo presenta un altro tipo di sfida.

Avendo le stesse condizioni commerciali di altri paesi europei, oltre che spesso la stessa moneta (l’euro) e simili condizioni sociali (qualità del lavoro), il Veneto si trova svantaggiato dal punto di vista fiscale. In questa maniera, la competizione europea dovuta ad un mercato unico rappresenta una minaccia anziché una opportunità.

Nei testi di economia si impara che le aziende più scadenti e meno efficienti vengono spazzate via dalla competizione. Nel caso veneto purtroppo vengono spazzate via le aziende, che dipendono dall’export, radicate in sistema-paese (quello italiano) più scadente e meno efficiente. O si perde mercato rispetto a dei competitors austriaci o danesi, oppure si emigra l’intera fabbrica in Austria. Questa è la nuova emigrazione del ventunesimo secolo, quando un sistema-paese non è in grado di riformarsi e adeguarsi all’efficienza di altri paesi vicini.

Esiste solo una maniera per placare questa emorragia di aziende e lavoratori verso l’estero, e si tratta di far diventare “Made in Veneto” non solo un marchio aziendale, ma una realtà per tutti i prodotti veneti destinati all’estero.

Un prodotto di qualità che necessita di essere avvalorato da un sistema-paese di qualità che noi ci meritiamo e che i nostri consiglieri regionali non possono impedirci di avere tentando di bloccare l’esercizio di sovranità popolare di noi veneti. Il referendum per l’indipendenza del Veneto non può essere ostacolato e data l’urgenza economica avrà un esito plebiscitario.

Lodovico Pizzati
Spokesperson Plebiscito2013.eu

pizzati curtarolo

17 risposte a “Made in Veneto”

  1. mv1297 ha detto:

    letterina per tutti gli imprenditori veneti

  2. mv1297 ha detto:

    Lodovico, io ci metterei anche i dati di Brescia e Mantova….

  3. Ivano ha detto:

    Se non ricordo male, la prima economia in Veneto in termini di PIL è quella turistica, e le province di Venezia e Verona sono le principali protagoniste. In un certo senso, “si tratta di esportazioni” anche se il flusso finanziario avviene direttamente nel nostro territorio. Come potrebbe cambiare il turismo in un Veneto indipendente?

    • mv1297 ha detto:

      Chiaramente anche il Terziario (quindi industria turistica) avrà e dovrà essere un’altra fonte di ricchezza da riversare nel territorio.
      Mi preme dire che su tutti questi aspetti (economia primaria, secondaria e terziaria), dopo attente valutazioni (di tipo economico, di razionalità, ambientale etc) un grande progetto di infrastrutture e soprattutto un adeguato sistema di trasporto pubblico, con un occhio particolare a chi non è più giovanissimo. Basta guardare a certe stazioni ferroviarie dove se arrivi con due valige, magari dopo un bel lungo viaggio, devi fare certe scalate veramente assurde….

      • pax ha detto:

        Il giorno che il Veneto sarà uscito da questa crisi di sistema, sono d’accordo che ci sarebbe bisogno di una revisione dei piani di sviluppo dei vari settori economici affinché crescano in modo armonioso con il territorio, non lo consumino.
        Se vogliamo che il turismo coesista con un’alta densità di attività produttive artigianali e industriali bisogna che impariamo dai “sapientissimi progenitori nostri” che curavano i boschi di legni pregiati per l’economia navale veneziana come fossero la pupilla dei loro occhi – economia e ambiente devono essere un binomio in cui entrambi gli aspetti sono curati con la stessa attenzione.
        Le politiche di sviluppo (parlarne adesso è una speranza) devono essere sufficientemente sagge da avere chiari gli obiettivi, non come certi esempi dal dopoguerra in poi in cui aree agricole, turistiche, artigianali e industriali si sono sviluppate in abbracci mal riusciti.
        In questo dovremmo imparare dai popoli del centro-nord europa che definiscono efficacemente confini di espansione omogenei delle aree abitative, turistiche, agricole e produttive evitando intersezioni.

    • lodovico ha detto:

      Semo sicuri che el turismo sia la feta pi grosa del Pil veneto? Go ncora da vardar i dati ma secondo mi no, dopo vardo. De sicuro xe l’unico setor che gavara’ tegnu’ bota ala crixi

  4. pierino ha detto:

    “di prodotti in metallo (si suppone siano prodotti in oro)”
    bhe no, l oro ha un percorso diciamo un po buio…

  5. CrisV ha detto:

    Con questo principio di nuova informazione condivisa, siamo al varo di un nuovo modo di fare politica.
    La ragionevolezza della ” lingua comune ” di PB2013, ci proietta verso nuovi vertici di consenso.
    Parte dell’imprenditoria Veneta, ha già risposto positivamente alle nostre sensibilizzazioni.

    il futuro della politica indipendentista, OGGI !

  6. pax ha detto:

    Ottimo lavoro di analisi, grazie!
    E’ possibile avere i dati annuali dell’export come valore assoluto, non come saldo in rapporto all’import?
    Altra domanda: si può vedere il trend annuale dell’export nei paesi area Euro, prima e dopo l’adozione della moneta unica?
    Grazie e auguri di buon lavoro.

  7. Thomas ha detto:

    Finalmente degli articoli ben strutturati sulla realtà economica del Veneto.
    Spesso si trovano in giro alcuni dati ma non sempre è facile aggregarli.
    Davvero un bel lavoro.

    Complimenti Lodovico!

  8. CrisV ha detto:

    Gentili commentatori,

    Verificate il mio inserto, nell’argomento realtivo all’adesione di Bassano del Grappa alla 342.

    Esso ricalca degli spunti economici che ritengo decisamente interessanti.

    Guardate intanto questo filmato. Grazie.

  9. Filippo83 ha detto:

    Se vogliamo riassumere qualitativamente i dati (nel caso il prof. Pizzati mi correggerà), possiamo dire per quanto riguarda l’export tout court che abbiamo una forte componente estera, ma non sufficiente, limitata e depressa dalle condizioni anticompetitive nelle quali ci costringe l’Italia (si va da tasse e burocrazia, al provincialismo culturale); col Nord-Ovest l’interscambio è forte, ma leggermente penalizzante; col Centro è debole, e col Sud &Isole pressoché inesistente. Se poi guardiamo al turismo, i 2/3 delle presenze sono straniere (siamo la prima regione turistica italiana, ma non per turisti italiani!)
    Conclusione: come fanno i nostri rappresentanti di categoria a non essere convinti della necessità e convenienza dell’opzione indipendentista? (Domanda retorica: o è ignoranza, o è connivenza)

  10. CrisV ha detto:

    Considerata la mia adesione alla conferenza ” Terre di cuore ” di Bassano del Grappa, con la partecipazione dell’economista e antropologo Dipak Raj Pant e l’alto interesse che mi avete dimostrato per mail e skype, dopo il mio inserimento di un suo intervento filmato, allego anche in questo argomento un suo contributo, speculare all’importanza della territorialità imprenditoriale e della sua essenza strategica professionale.

    Seguitelo con attenzione, perchè ne vale la pena, offrendo degli importanti spazi di riflessione anche in riferimento alla nuova piattaforma Veneto Business, introdotta da Plebiscito 2013.

    ” Il nuovo rinascimento partirà da tanti piccoli luoghi, tante piccole terre di cuore ”

  11. caterina ha detto:

    grazie della saggezza orientale che ci fa riflettere sulla strada da intraprendere per non soccombere alle strategie nascoste dei mestatori subdoli… e possiamo anche dire che è obbligata, non tanto perchè non abbiamo ricchezze nel sottosuolo perchè invece ne abbiamo anche noi, gas e petrolio che indagini geognostiche hanno raggiunto ed evidenziato, ma siamo obbligati, dico obbligati a non sfruttarle per non mettere a repentaglio il territorio che è sopra, ed è fragile di suo, ed è tutto popolato e vissuto, e ci obbliga per la nostra stessa conservazione e per la salvaguardia di quello che c’è sulla superficie, che è la nostra vera ricchezza e la nostra bellezza, a non violentarlo con perforazioni ed estrazioni che sarebbero la distruzione di tutto per il falso mito di un arricchimento finto.
    Riusciremo certamente a far riemergere anche la nostra economia attingendo alla nostra risorsa più grande che è la creatività, l’ingegno, il senso e il gusto della bellezza, dei sapori, degli incanti di cui siamo circondati e che il mondo visitandoci ci invidia.

  12. CrisV ha detto:

    Ciao Cati,

    In Adriatico sono state riscontrate importanti quantità di gas naturale.
    Tuttavia come affermi tu, ragioni ambientalistiche suggeriscono di non procedere alla trivellazione delle nostre coste, neppure in alto mare.
    E’ un tema che andrebbe sviluppato e approfondito.
    Vale la pena rinunciare ad estrarre, quello che oggi ci fa indebitare all’estero ?
    L’impatto di qualche piattaforma al largo sarebbe così dannoso sotto l’aspetto paesaggistico ed ecologico ?
    Io mi considero ambientalista e animalista, ma mai estremista.
    La carne è una componente primaria nell’alimentazione umana e le materie prime sono indispensabili per la società civile ed economica.
    La cosa più saggia sarebbe un’estrazione equilibrata a bassissimo impatto ambientale.
    Ho verificato in Svizzera grandi stabimenti chimici, con impianti di trattamento reflui industriali, che emettevano al termine del processo, acque limpide e non inquinate, dove facevano nuotare le trote quale segnale d’inconveniente in caso di morte improvvisa di questi pesci.

    Per il resto, il Veneto non è che possegga risorse minerarie realmente interessanti.
    La sua vera forza è nella trasformazione in prodotti finiti di media e alta qualità.
    Un’altra fonte primaria è data dal turismo e a mio parere è un settore poco incentivato dallo stato italiano.
    Città d’arte, monti, laghi, soggiorni balnmeari, tour enogastronomici, non ha torto chi afferma che il Veneto potrebbe vivere quasi esclusivamente di turismo se si potesse incentivare al meglio.

    Ad maiora.

    CrisV

  13. caterina ha detto:

    sono d’accordo, CrisV. Quando scrivevo sopra avevo im nente il gas sotto l’Adriatico, e non si sa se prorpio non c’entrano niente le perforazioni con il terremoto in Emilia Romagna per lo scivolamento e un nuovo equilibrio degli strati sottostanti…ma pensavo anche al petrolio sotto la Basilicata, e nuove scoperte mi sembra nelle zone centrali dell’Italia, osteggiate da quelli, pochi, che lo vengono a sapere, perchè sono ricerche di cui non si dà diffusione per non creare allarmismo… ce n’è già troppo contro la TAV!..
    Tuttavia si sa anche di scoperte da sfruttare e meno impattanti ma tenetute abilmente nei cassetti, addirittura comprate per nascondrle…perchè il controllo dell’ l’energia di cui non si può fare a meno nella vita moderna è anche e soprattutto il modo per costituire enormi ricchezze e potere da parte di chi riesce ad avere un mano la chiave.
    Ma il Veneto indipendente saprà valutare tutti i pro e i contro tutelandoci in maniera consapevole e partecipata da sorprusi dettati da interessi estranei o di pochi.

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