Nuvoloni partitocratici e strategia indipendentista, mentre emerge la forza di popolo dei comuni veneti

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L’indipendenza del Veneto serve oggi, non nel 2015

giane-3Ieri si è riunita la 1° commissione regionale affari istituzionali che doveva esaminare il progetto di legge regionale 342 per l’indizione del plebiscito sull’indipendenza del Veneto. I giornali oggi riportano cronache un po’ bislacche, che in ogni caso anticipano più di qualche nuvolone in merito alla discussione programmata (anche se qualcuno vorrebbe rinviarla) per martedì prossimo 17 settembre a Palazzo Ferro-Fini.

Sul tema iniziano a fronteggiarsi i partiti, che paiono sempre più divisi in correnti al loro interno e in crisi di identità e consenso all’esterno. Pare un po’ incredibile che lo stallo nella discussione sia ancora a tutt’oggi l’aspetto giuridico, che pure è ormai stato discusso, affrontato, sviscerato in ogni propria parte da diverso tempo e sotto ogni aspetto valutativo. È evidente che tale argomento è una pura scusa politica, mentre resta ancora sullo sfondo la discussione e il confronto sul reale significato che l’indizione del Plebiscito comporta.
Il Consiglio regionale del Veneto rappresenta la massima assemblea legislativa cui oggi possono rivolgersi i veneti. Ma sia ben chiaro, non è l’unica. E forse per certi aspetti nemmeno la più importante.
Infatti, mentre la discussione da parte di qualcuno ancora oggi si perde in un gioco dell’oca istituzionale che ogni tanto fa ricominciare il percorso da dove si era partiti, spesso perdendosi, o meglio, nascondendosi dietro a discussioni di lana caprina, vi sono altre istituzioni venete, che a ben vedere hanno ancor più rappresentatività democratica del Consiglio regionale, che si sono già espresse e in grande numero.
Parliamo dei comuni, dei loro consigli comunale e dei sindaci che rappresentano i cittadini in modo forte, grazie anche ad una legge elettorale che li rende il più diretto, autentico ed energico motore di rappresentanza delle istanze dei propri concittadini.
Sono ben 61 i comuni veneti che finora hanno dato il proprio supporto e voto favorevole all’istanza per l’indizione del Plebiscito per l’indipendenza del Veneto. In esse sono anche ben rappresentate comunità che hanno dato il loro appoggio incondizionato a un principio basilare di democrazia, che riconosce ai cittadini il diritto primario di espressione attraverso il voto popolare in un referendum di autodeterminazione. Sessantuno comuni, i cui cittadini rappresentano già il 16,51% del Popolo Veneto.
Questa forza di popolo non può più essere ignorata, non ci si può più nascondere dietro a inesistenti questioni di costituzionalità, quando la stessa costituzione obbliga l’Italia a conformarsi alle norme di diritto internazionale.
Dopo il 17 sveleremo anche la strategia di Plebiscito 2013, in base all’esito della giornata.
Se sarà un SI’, faremo una grande festa, prima di prepararci al grande lavoro di comunicazione sulle motivazioni per il Plebiscito, peraltro già iniziato.
Diversamente, nel momento in cui il Consiglio regionale non si dovesse assumere le proprie responsabilità, optando per un NO, oppure per un NI rispetto all’indizione del referendum consultivo per l’indipendenza del Veneto, la strada sarà un’altra. Non ci rassegneremo e non ci limiteremo come fanno altri a creare un partitino indipendentista, o anche una Große Koalition indipendentista-autonomista, magari capeggiata da qualche nome di richiamo, al solo fine di usare la bandiera dell’indipendenza come specchietto per le allodole, magari per eleggere uno o due consiglieri regionali. Non ci servono consiglieri regionali indipendentisti nel 2015. Li abbiamo già oggi e si chiamano Stefano Valdegamberi e tutti coloro che già hanno firmato il pdl 342 in discussione. Attendere il 2015 significherebbe condannare alla morte economica gran parte del tessuto produttivo veneto, implicherebbe obbligare una gran parte di un’intera generazione veneta a fare la scelta di emigrare all’estero, perché qui non potrebbe più fronteggiare uno scenario di povertà, miseria e fallimento. Rimandare il tutto al 2015, senza poi alcuna garanzia di successo, porterebbe al rischio di sradicamento industriale del reticolo produttivo più fitto del pianeta, ormai intaccato gravemente nella propria vitalità.
Statene pur certi che inizierà a quel punto una battaglia politica senza quartiere sul territorio. Ma non per le regionali 2015.
La partita in gioco è un’altra e si gioca oggi. Si chiama sopravvivenza del Veneto. Si chiama fuga dalla miseria. Noi non vogliamo emigrare all’estero. Noi vogliamo emigrare nel Veneto indipendente.

Gianluca Busato
Plebiscito2013

2 risposte a “Nuvoloni partitocratici e strategia indipendentista, mentre emerge la forza di popolo dei comuni veneti”

  1. pierin ha detto:

    son molto curioso e in attesa per legger la ‘strategia’ dopo il no.

  2. caterina ha detto:

    pierin, intanto fino al 17 possiamo anche sperare che non sia necessaria!…dopo tanto che aspettiamo il Referendum da questi benedetti Consiglieri, speriamo che si mettano una mano sulla cosienza e decidano… sarebbe una semplificazione per tutti!

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