Pensioni al sicuro con la Nuova Repubblica Veneta (Prima parte)

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ivano-durante-300x224Appurato che si può fare il referendum per l’indipendenza ora le persone si interrogano su come sarà la Nuova Repubblica Veneta. Una delle domande più frequenti riguarda le pensioni, soprattutto da parte di chi già riceve l’assegno. Senza l’INPS chi ci paga?

Cercherò di proporvi dei numeri e dei ragionamenti che permettono di capire che le pensioni probabilmente saranno molto più al sicuro nella Nuova Repubblica Veneta.

Innanzitutto dobbiamo ricordare che Il sistema pensionistico italiano nonostante abbia adottato per il calcolo delle pensioni il sistema contributivo rimane un sistema a ripartizione. Questo significa che il sistema è basato sul meccanismo che le generazioni in età di lavoro attraverso i loro contributi versati mensilmente pagano gli assegni a chi è in pensione. Non c’è nessuna cassaforte nella sede dell’INPS con i contributi versati da ognuno di noi. Che certifichi i nostri diritti c’è solo un archivio informatico presso l’INPS . Da questo meccanismo ne discende che le pensioni dei Veneti sono pagate dai Veneti che oggi lavorano, e continueranno ad essere così se manteniamo questo sistema anche nella Repubblica Veneta.

Ma è più probabile continuare a ricevere delle buone pensioni in un Veneto indipendente o in Italia? Considerando i seguenti punti la risposta sembra scontata:

  • Il Veneto ha un reddito medio pro-capite dei suoi cittadini e una disoccupazione migliori della media nazionale, perciò il sistema a ripartizione come prima spiegato è più sostenibile che nello stato italiano.
  • La spesa per pensioni rispetto al Pil Veneto è inferiore alla media nazionale (14,7% contro 16,7%) e la percentuale di pensioni pubbliche erogate rispetto al totale (che sappiamo essere mediamente di importo più alto) si trova al di sotto dell’1,9% della media nazionale.
  • Il Veneto si colloca nella fascia medio bassa rispetto alla media nazionale per il numero di pensioni erogate ogni 1.000 abitanti.
  • Il rapporto di dipendenza, cioè il numero di pensionati sostenuti dalle persone in attività lavorativa è molto inferiore alla media nazionale, 100 occupati devono sostenere 63 pensionati contro i 71 della media italiana.
  • I contributi pensionistici vengono rivalutati attualmente alla media quinquennale del PIL nazionale italiano. E’ chiaro che l’andamento dell’economia italiana penalizza fortemente la crescita dei contributi pensionistici dei Veneti che con uno stato indipendente potrebbero avere livelli di crescita maggiori di quelli attuali e dunque, adottando lo stesso meccanismo di calcolo, pensioni più alte.

Alla luce dei precedenti punti è chiaro che il Veneto come singola regione italiana non avrebbe avuto bisogno delle tremende riforme degli ultimi anni attuate par garantire la sostenibilità nel lungo periodo della previdenza pubblica. Nelle ultime riforme l’età pensionabile e l’anzianità contributiva sono state drasticamente aumentate. Questo significa sacrificarsi ancora di più ed ingiustificatamente per squilibri che non abbiamo creato.

Una volta creata la nuova Repubblica Veneta ci sarà un periodo di transizione in cui si applicheranno le regole pensionistiche italiane per poi arrivare ad un sistema di previdenza pubblica Veneto finalmente sostenibile ed efficiente.

Ivano Durante
Plebiscito2013.eu

Fonte dei dati: Elaborazioni Regione Veneto – Direzione Sistema Statistico Regionale su dati Istat

3 risposte a “Pensioni al sicuro con la Nuova Repubblica Veneta (Prima parte)”

  1. fabrizioc ha detto:

    Io propongo si accantonare una parte per far si che le pensioni poi diventino contributive a tutti gli effetti.
    Nel sistema svizzero e’ semiprivato: il minimo e’ pubblico, tutto quello che vuoi in piu’ lo paghi privatamente (con una parte per legge)

    FabrizioC

  2. […] primo articolo dedicato a questo argomento ci siamo concentrati sulle pensioni pubbliche. In questo secondo […]

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