Pieve di Soligo e Giuseppe Toniolo: ripensare la nostra Storia

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giuseppe-tonioloDi Paolo L. Bernardini

Pieve di Soligo ha approvato la legge referendaria. E’ il comune numero 129. A passi forse lenti ma certamente decisi verso la libertà. E dunque mi verrebbe volentieri di parlare di Pieve e della sua storia mirabile, della sua storia unica che ha testimonianze infinite, nei monumenti, negli uomini. Naturalmente Andrea Zanzotto. Ma a Pieve di Soligo è legata anche un’altra grandissima personalità. Troppo spesso ignorata, o non comunque non abbastanza conosciuta, quella di Giuseppe Toniolo, l’ “economista di Dio”, il fondatore se non del partito, quantomeno del concetto di “Democrazia cristiana”, che poi in Veneto, ma non solo in Veneto, è andata assai spesso fuori dai confini morali rigorosamente stabiliti proprio da Toniolo, trevigiano classe 1845, morto nel 1918, beato. Sposato ad una cittadina di Pieve, Maria Schiratti, da cui ebbe sette figli, Toniolo riposa nello splendido Duomo di Santa Maria Assunta.

Duomo-Pieve-di-Soligo

Pensare a Toniolo in relazione all’indipendentismo di oggi mi porta ad alcune considerazioni. Innanzi tutto, già in passato avevo riflettuto sul fatto che la grande tradizione intellettuale italiana dell’Ottocento riposa sull’immensa tradizione veneta, ma non solo veneta, del periodo pre-unitario. Senza la “Patavina Libertas” di quella che fu la principale università del mondo – che farò di tutto perché torni a classificarsi, almeno, nelle prime 100 del mondo entro i primi 10 anni dalla liberazione del Veneto – non vi sarebbero state personalità del peso e della cultura di Toniolo, ma neppure di Rosmini, che manifesta molti punti di contatto, ma anche molte e grandi differenze rispetto a Toniolo. Erano davvero giganti sulle spalle di giganti, Rosmini e Toniolo (e numerosi altri). La seconda riflessione: esiste una sociologia cattolica nell’Ottocento che nulla a che invidiare a quella protestante, o oltremontana. Solo, nella provincializzazione progressiva dell’Italia unita e del suo balordo “laicismo”, autoproclamato (con sorpresa e disgusto del mondo: ma non è l’Italia patria di santi, centro della Chiesa, luogo del “primato” giobertiano?), con relativa, autoimposta, marginalizzazione proprio del maggior “asset” italiano, ovvero il Cattolicesimo, figure stellari come quella di Rosmini, e, per quel che ci interessa qui, Toniolo, benché famose certo, lo erano meno di quanto meritassero. Nulla hanno da invidiare ad un Max Weber, o ad un Karl Marx (per riferirci al mondo protestante, e, rispettivamente, ateo); o nulla da invidiare ancora hanno rispetto ad un Durkheim (ultramontano).

Toniolo è un gigante del pensiero. Si può non condividere la sua dottrina sociale della Chiesa, e le sue tenui simpatie per una redistribuzione pur naturale: certamente non fu un liberale classico, visto il peso che ancora attribuiva allo stato nel processo economico (ma molto meno di altri contemporanei e soprattutto posteriori!). E tuttavia fu un difensore della proprietà, del sistema del piccolo credito locale – che ci auguriamo tutti torni e faccia piazza pulita delle associazioni a delinquere legalizzate che sono i grossi gruppi bancari, collusi con lo Stato e gli Stati – non gettò infamia sul capitalismo vedendo in esso la possibilità dell’azione di carità tipicamente cristiana. Toniolo fu un economista come è giusto esserlo: non drogato dalle equazioncelle miserabili dei keinesiani, non stordito da funzioni grafici e proiezioni, che lasciano il (mal) tempo che trovano, ma capace di vedere il rapporto fondamentale tra etica ed economia. Capì la funzione armonica del capitalismo e dell’armonia sociale nella Firenze medievale e rinascimentale, in scritti di storia economica ancora oggi bellissimi; altro che capitalismo come invenzione protestante, come Weber e gli adoranti-ignoranti weberiani italiani hanno voluto farci credere. I lavori di Toniolo sulla Toscana medievale sono essenzialmente lavori sul buongoverno e la buona distribuzione (naturale) delle ricchezze. Che il suo modello fosse applicabile solo ad un piccolo stato, forse gli era parzialmente chiaro. Il suo tentativo di applicare tale modello all’Italia appena “unita” ha qualcosa di eroico.

economia-socialePieve di Soligo ne conserva le spoglie. Ad un certo punto il Vaticano pensò giustamente di dare alle stampe la sua opera omnia, prevista in 20 volumi, ma non credo che siano usciti tutti (ne ho visti una volta 13 soltanto). Abbonda la letteratura su di lui. Ma mancano tasselli fondamentali: per prima cosa, un lavoro in inglese, monografico. Se non si scrive in inglese, si parla solo ad un pubblico ristretto, e spesso ideologizzato, pronto a strumentalizzare Toniolo in un modo o nell’altro. Si sottrae uno scienziato alla storia della scienza cui appartiene, quella economica, ma in generale, alla scienza sociale. Poi un’antologia in inglese degli scritti. Poi una edizione filologica e completa dei suoi opera omnia. Insomma il lavoro da fare non manca. Peccato che per lungo tempo gli italiani si siano vergognati della propria religione; gli italici trionfi del laicismo hanno portato oblio, o discredito, su figure di cattolici “laici”, quali Toniolo, che molto avevano e hanno da dire ben al di fuori del dominio religioso. Nel Veneto libero, occorrerà mettere le cose in ordine, anche dal punto di vista scientifico, nel proprio passato. Ci vorranno generazioni. Ma il tempo non mancherà, e neanche il materiale intellettuale.

Giuseppe Toniolo è stato beatificato il 29 aprile 2012 dal cardinale Salvatore De Giorgi.

 

2 risposte a “Pieve di Soligo e Giuseppe Toniolo: ripensare la nostra Storia”

  1. giampaolo ha detto:

    Grazie, professore, per le sue “pillole” di cultura che elevano il tono del dibattito sul futuro della “Venetia”.
    Nel catalogo delle biblioteche padovane ci sono tutti i 20 volumi dell’ “opera omnia” di Giuseppe Toniolo, pubblicati fra il 1947 ed il 1953.
    Cordiali saluti, in attesa di riaverla nelle libere Università della liberata “Venetia” .
    Giampaolo, da Padova.

  2. caterina ha detto:

    leggendo l’intervento interessantissimo del Prof.Bernardini, mi sembra chiaro che abbiamo trascurato di dare diffusione ai nostri autori e forse ne siamo colpevoli tutti in qualche misura, soprattutto i nostri studiosi veneti che si sono adeguati con troppa condiscendenza alla moda laicista e sempre più sprezzante della cultura à la page, malata di esterofilia e tesa a copiare e importare tout court perchè ritenuto migliore tutto quello che proveniva dall’estero… un bigotto complesso d’inferiorità o la pigrizia che ha trascurato di approfondire il frutto di elaborazione di persone di valore come il nostro Toniolo che qui ci viene ricordato, e il cui contributo avrebbe ben meritato di entrare nelle sedi dell’esteso dibattito culturale e politico a cui siamo andati invece accodandoci… i frutti oggi si vedono!
    Dobbiamo anche sotto questo aspetto recuperare il terreno perduto… il Prof. Bernardini già ora ci dà una mano e nella nuova Repubblica Veneta sarà prezioso!

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