PLEBISCITO DIGITALE PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO

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Al via il percorso estone, nel rispetto della legittimità internazionale e compatibile con il diritto interno

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La drammaticità della situazione socio-economica che caratterizza la più grave crisi della storia contemporanea del Veneto impone di essere chiari e di fare scelte urgenti che non possono essere lasciate all’arte melliflua del compromesso e del baratto con posizioni di potere.

Come già rilevato, la discussione sull’approvazione della legge referendaria per indire il Plebiscito per l’indipendenza del Veneto in Consiglio Regionale del Veneto si è arenata nelle secche dell’ipocrisia politica, in un limbo privo di consistenza istituzionale.

Il comportamento del Consiglio Regionale e della partitocrazia italiana che lo controlla è quasi offensivo verso le 110 “Repubbliche” che si sono già pronunciate, ovvero i 110 comuni che ad oggi hanno approvato un ordine del giorno per sollecitare la Regione a discutere ed approvare il progetto di legge 342/2013 che il 30 luglio e il 17 settembre scorsi è arrivato in aula in discussione a Palazzo Balbi, salvo uscirne per mancanza di coraggio politico.

Lo scoglio, come noto, è il passaggio di diritto interno, che molti consiglieri regionali non sono preparati ad affrontare, eccependo l’incostituzionalità di un percorso che è nel pieno rispetto della legittimità internazionale.

Noi abbiamo grande rispetto per la responsabilità istituzionale dei signori consiglieri regionali, ora però è giunto il momento di spingere sull’acceleratore, per evitare che il Plebiscito per l’indipendenza venga sacrificato sull’altare dell’opportunismo politico.

Ci scuserà quindi il Consiglio Regionale se non partiamo da quel consesso per presentare la nuova iniziativa che ci permetterà di dare il sacrosanto diritto di decidere ai veneti. D’altro canto, il privilegio di poter decidere se dare la voce al Popolo Veneto finora è stato tutto del Consiglio Regionale, che tutto ha fatto fuorché avvalersene. Per tale ragione abbiamo deciso di rilanciare il dibattito a partire proprio dalle 110 Repubbliche Territoriali, i Comuni Veneti che con coraggio e senso di responsabilità istituzionale già si sono esposti e che presto saranno accompagnati da molti altri.

Noi Veneti siamo famosi nel mondo non certo per la semplice individuazione di problemi, bensì per saper trovare le soluzioni. La soluzione per indire il Plebiscito di indipendenza del Veneto esiste già e come ogni scoperta è frutto spesso solo dell’osservazione e dell’applicazione del metodo deduttivo per applicarla in modo originale.

Veniamo al dunque. Prendiamo ad esempio uno stato dell’Unione Europea, l’Estonia, che ha ripristinato la propria indipendenza nel 1991.

Le elezioni politiche e i referendum in Estonia ormai da anni (dal 2005) si svolgono via internet.

I sistemi di Internet voting sono utilizzati in molte nazioni moderne, sia in ambito privato, sia in ambito pubblico. Negli Stati Uniti d’America, Regno Unito e in particolare appunto in Estonia, il voto via Internet è stato utilizzato anche nelle elezioni politiche e nei referendum. In Svizzera i referendum locali via Internet sono una pratica ormai consolidata, i votanti ricevono la password per accedere alla scheda elettorale, per mezzo del servizio postale. In Estonia molti elettori, se preferiscono, possono votare via Internet sia alle elezioni locali, sia parlamentari.

In linea generale il voto tramite Internet si inserisce nella piena legittimità internazionale, considerato l’ormai consistente numero di Paesi che lo hanno adottato.

Per quanto riguarda le elezioni politiche e i referendum in Italia, la mancanza di una normativa in materia permette di affrontare una sperimentazione di voto elettronico su un tema che attiene alla libera espressione, senza entrare in contrasto con il diritto interno e quindi oltrepassando i problemi procedurali che finora hanno impedito al Consiglio Regionale del Veneto di approvare il progetto di legge regionale 342 del 2013 sull’indizione di un referendum consultivo per l’indipendenza del Veneto.

mini_Locandina_VR_27102013Plebiscito2013 ha quindi ideato un nuovo progetto istituzionale che prevede proprio la convocazione del Plebiscito per l’indipendenza del Veneto in forma digitale, a partire dai Comuni Veneti. Stiamo presentando proprio in queste ore la nostra iniziativa a tutti i 110 Comuni Veneti che già hanno approvato il sostegno al pdl 342 e che ora potranno direttamente e senza alcun costo convocare un Plebiscito Digitale Comunale. Essi potranno avvalersi gratuitamente di opportuna piattaforma internet che validerà l’identità dell’avente diritto per tramite di verifica di documento di identità e dell’apposizione di firma elettronica qualificata. Ogni Comune potrà nominare un proprio incaricato che potrà avere accesso alla piattaforma per verificare il corretto andamento delle operazioni di voto, al controllo dei codici sorgenti depositati della piattaforma Internet e la verifica degli stessi in qualsiasi istante.

La data proposta per il Plebiscito Digitale Comunale è il 15 dicembre 2013, per poter celebrare quindi il Santo Natale sotto gli auspici dell’indipendenza e vegliare la prossima nascita della nuova Repubblica Veneta.

Il prossimo 27 ottobre a Verona, senza distinzione di idee o di parte, tutti i Veneti e tutti i Comuni Veneti sono chiamati a firmare questa nuova iniziativa per dare la voce che spetta ai veneti.

Il futuro è come lo vogliamo, spetta solo a noi coglierlo.

Schermata 2013-10-13 alle 19.17.49Gianluca Busato
Plebiscito2013

28 risposte a “PLEBISCITO DIGITALE PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO”

  1. mmarco ha detto:

    bene.l estonia ha anche pubblicato opensource metà (lato client) del programma di voto…

    in veneto il votodigitale meglio venga garantito da ente terzo. come fan i sudtirolesi in appoggio da un ente tedesco. che già lo stesso verremmo accusati di brogli e numeri falsi…

  2. caterina ha detto:

    La via digitale ho letto che sta funzionando anche nella provincia di Bolzano dove tutti gli elettori sono stati dotati di un codice…il bello è che il tempo di votare, non avendo bisogno di seggi e scuole o altri ambienti può raccogliere il voto in maniera riservata ma sicura nel senso che si può votare una volta sola, un po’ come capita quando si risponde a questionari proposti su giornali, in tempi anche più lunghi, cioè non concentrati in un solo o al massimo due giorni, ma quelli che servono, anche per dare assistenza a quanti non sanno usare il computer…mi sembra una proposta moderna…il costo maggiore sarà quello postale dell’invio di un’informativa prima e successivamente di una comunicazione delle modalita e di una scheda con codice ad ogni avente diritto al voto.
    Sono molto curiosa di sentire il piano che avete immaginato, che mi sembra superi con un balzo di qualità l’impasse del burocratismo che blocca tutto.
    Certo l’operazione deve avere i crismi della certificazione dei dati raccolti e contemporaneamente della tutela della segretezza del voto!!!
    D’altra parte non si può rimanere in balia di lor signori che se ne fregano della situazione, perchè già tanto lo stipendio per loro corre sempre e dei problemi della gente se ne fanno un baffo..
    Abbiamo il diritto di esprimerci e prendere il mano noi il nostro destino e sarebbe masochistico stare ad aspettare chi non vuol decidere pensando di poterlo impedire a tutti noi! sulla base di quale diritto? di una delega che credono di usare per i loro interessi?…sono fuori strada!
    Finora 110 Sindaci e due Province glielo hanno chiesto e se la Regione è sorda, dobbiamo noi correre ai ripari di una situazione che ci porta dritti nel baratro e ci offende nella nostra dignità di persone responsabili, come noi Veneti siamo sempre stati.

  3. Pietro ha detto:

    Mah, a me non sembra una grande idea. Primo perché la cosa fa un po’ perdere di importanza all’atto del voto. Secondo, perché in tale modo sarebbe MOLTO facile fare in modo che nessuno venga a sapere della votazione, a differenza che per un classico referendum che sarebbe obbligatoriamente pubblicizzato.
    Terzo perché metà della popolazione è anziana, e anche se favorevole, voglio vederla a votare per mezzo del PC….in Estonia poi il tasso di informatizzazione è più alto e la popolazione è molto più giovane, quindi il paragone non regge. Quarto, fare già un plebiscito a dicembre, cioè tra due mesi, quando solo una minoranza dei veneti è oggi consapevole della possibilità di indipendenza e del referendum è una pazzia. A queste condizioni sarebbe già tanto se il 10% dei veneti votasse….sarebbe un suicidio politico, non facciamo stupidaggini vanificando tutto!!!

    • mmarco ha detto:

      1)no, è un altra forma , senza carta e matita
      2)perche non dovrebbe esser pubblicizzato ? …
      3)magari fan meno fatica che trovar la scheda elettorale e recarsi ai seggi
      4)ti scontri da solo contro il tuo punto 2
      l informativa sul referendum è un dovere della regione ben scritto a statuto

    • caterina ha detto:

      se tutti ricevono un’informativa per posta, tutti sanno, ma quattro quinti si spaventano e pensano che non è cosa per loro…d’altra parte è complicato andare a raccogliere casa per casa con un compiuter appresso un si o un no, anche se non impossibile….

  4. Pietro ha detto:

    Busato, tieni sempre a mente che stai parlando a 5 milioni di pecoroni…la maggioranza dei veneti non sa manco come si usa internet! svegliati, hai una visione distorta!!! per fare un buco nell’acqua questo è il modo migliore!!!

  5. erik ha detto:

    Ragazzi, guardate la sardegna su google maps! notate qualcosa? 🙂 bene ora accedete con un account google e modificate anche voi i nomi di città e paesi in lingua veneta! confermate le mie modifiche (vicensa e doviłe)!! Forza è una battaglia culturale prima di tutto e dobbiamo imposessarci del web finchè non c’è censura!!

  6. enrico ha detto:

    caro giane,
    concordo con pietro, prima pensiamo a riempire le piazze con manifestazioni a sostegno dei veneti e creare un sentimento indipendentista comune e poi pensiamo al referendum.
    wsm
    ps. liberaci dal mentecatto

    • CrisV ha detto:

      Per liberarci immediatamente da un mentecatto, basta semplicemente che tu non scriva più le tue idiozie in questa sede e porti i tuoi palesi fallimenti esistenziali fuori da questi spazi.

      😀

  7. CrisV ha detto:

    Dopo aver letto il marasma d’assolutismi nefasti formulati da Piero, verrebbe voglia di chiedersi : ” Ma per chi sto lavorando io ? Per gente del genere, che ha questa pessimistica visione nel futuro e nella realizzazione della nostra indipendenza ? ”

    EVOLVERE, EVOLVERE, EVOLVERE !!!

    Stiamo cercando d’offrire al popolo Veneto, un’opportunità diversa per la sua liberazione dalle pastoie del centralismo e arrivano personaggi negativi, che vedono in quella che per molti di noi è una nuova opportunità, il presagio di un’iniziativa fallimentare, senza mai averla neppure sperimentata.
    Con simili ideali anti-entusiastici, l’uomo sarebbe ancora all’età della pietra, perchè ancora prima di sperimentarla, ogni nuova invenzione sarebbe già negli intendimenti un fallimento !

    Le grandi innovazioni, sono pervenute da progetti straordinari e altrettanta tenacia umana e non certo da immobilismi stantii e negatività manifesta.
    Inutile supportare con dati imprecisi, simili negatività.
    Che l’Estonia abbia il doppio della popolazione su internet o sul PC dove sta scritto ?
    Inoltre noi parliamo di Veneto, se permettete, internauticamente più evoluto della media nazionale degli utenti internet.
    Grazie anche ai corsi per popolazione matura e anziana, che anch’io organizzo con una delle associazioni che coordino.
    Io stesso ho imparato l’uso del PC con un o di questi corsi popolari.

    Nel 2009 l’Italia era al 14° posto mondiale per utilizzo internet.
    Facile che a distanza di quattro anni, questa posizione sia migliorata, specie in regioni come Veneto e Lombardia, certamente più propense all’uso di nuove tecnologie rispetto ad esempio a certe regioni del sud, che abbassano decisamente la media.

    http://www.ilpost.it/2010/07/28/statistiche-internet-rete-web/

    In ogni caso, fosse anche necessario far accedere la popolazione in internet point dedicati, fornendo loro delle pass personali, siccome il quesito sarebbe semplice, SI oppure NO, potremmo inserire un tasto bianco e uno nero con le rispettive diciture alla nostra semplice domanda plebiscitaria :
    ” Vuoi tu che il Veneto diventi una nazione libera e sovrana ”

    Se occorrerà votazioni a prova d’imbecille, ma neppure noi, con le nostre capacità avanzate, difficilmente riusciremo a organizzare elezioni a prova di individui negativi e prevenuti, caro Piero.

    Guardare il futuro in positivo, aiuta di per sè a migliorare le cose, perchè aumenta il grado di fiducia nel concretizzare la realizzazione del nostro obiettivo.

    ” o ti distingui, o ti estingui ” !

    Ad maiora

    CrisV 🙂

  8. Pietro ha detto:

    Bisogna essere realisti, e considerare con chi si ha a che fare.
    Con una forma di voto come quella che state proponendo la maggioranza dei veneti NON voterebbe. Ci va bene che voti il 10%? Se ci va bene facciamolo pure. Non viviamo in un mondo “ideale”, senò non ci troveremmo in queste brutte condizioni. Bisogna essere pratici e realisti.
    Già sarebbe difficile un quorum con votazioni “classiche”, figuriamoci con votazioni elettroniche. Sono d’accordo con il professor Lottieri, l’ideale sarebbe accorpare il referendum alle europee o alle prossime elezioni.

    • pierino ha detto:

      sei matto ? accorpando il voto aumenti i non-votanti.
      non sai quanti se ne fregheranno alle prossive votazioni visto gli andazzi.

      il plebiscito va fatto a parte, ed è giustissimo che sia moderno, elettronico e quindi accessibile.
      e fidati che un Veneto al plebiscito VOTA.

    • caterina ha detto:

      rimane sempre l’interrogativo di fondo: perchè la Regione non accoglie la richiesta di 110 comuni e due province, pura avendo
      proposto un Referendum a costo zero a carico suo?
      I Consiglieri temono di perdere due anni di stipendi d’oro?
      potremmo rassicurarli che saranno indennizzati se vincesse il SI, sempre che fosse immediata la loro dismissione, il che non è detto, perchè un periodo di transizione dovrà essere ovviamente messo nel conto, come per tutti gli apparati che oggi sono “gli statali”… anzi, loro che statali non sono ma eletti da noi, secondo le loro competenze e con un indirizzo nuovo possono tornare utili nell’immediato allo stato che si va a costituire.
      Quanto poi alla raccolta elettronica dei voti nei cek point in funzione come sopra immaginato, in luoghi protetti, si possono pensare gli uffici postali o altri simili, e potrebbero essere a disposizione non per un giorno, ma per un mese, ma perchè una scheda non possa essere utilizzata se non dal suo proprietario deve scattare un dispositivo visivo che lo identifica perchè nessuno possa far incetta di schede e usarle a suo piacimento.
      Insomma, cartaceo o elettronico, questo Referendum s’ha da fare, e prima possibile, chè è sempre troppo tardi!

      • pierino ha detto:

        il costo zero è solo una chiacchera. nero su bianco non han la firma di nessuno che paghi i costi del referendum.
        ma ciò non c entra comunque nulla in quanto NON sono soldi privati dei consiglieri e nemmeno rispondono per le decisioni prese nel fare il loro lavoro. quindi han solo una FALSA morale che l ‘italia’ pagherebbe un ‘sondaggio’ …

        11o comuni che all odg ha espresso il supporto a una proposta di legge che per indire ul referendum OTTO GIORNI FA la possono pure non considerare piu. anche se i numeri son molto maggiori al minimo (20 comuni) per obbligare la regione a far qualcosa.

    • CrisV ha detto:

      Pienamente concorde con Pierino,
      No ! All’accorpamento con le europee.

      Rispondendo a Pietro, non sono affatto certo che la gente si disinteresserebbe al plebiscito sull’indipendenza del Veneto.
      Penso anzi, che la gente sia così stufa di questo sistema tirannico e infame, che ormai valuti alla data attuale solamente poche alternative.
      1) Scappare e trasferirsi in luoghi meno vessatori
      2) Chiudere le proprie attività e suicidarsi
      3) Valutare l’opzione rivoluzionaria
      4) Lottare per l’indipendenza del popolo Veneto.

      In ogni caso qualcosa di epocale, prima o poi accadrà in ciò che sembra attualmente inamovibile.
      I fatti eclatanti sono sempre partiti da un costante malcontento strisciante.

      Oggi a mio parere siamo al punto del non ritorno.

      Si possono salvare in una sola maniera, abbattendo drasticamente la spesa pubblica con i tagli al personale di Stato, esattamente come hanno fatto in Grecia.

  9. Claudio G. H. ha detto:

    La soluzione voto elettronico l’avevo proposta molti mesi fa, chi ha facebook cerchi la pagina GranConsejo (scrivere proprio così, senza spazio). Esiste un software open source per questo, lo hanno adottato anche i grillini, ma presenta alcune lacune, cioè è possibile potenzialmente conoscere chi ha votato cosa (e questo è considerato una carattestistica del software, non un difetto, da chi lo ha creato).
    La soluzione che ho ideato garantisce invece l’anonimato ma al tempo stesso permette di sapere quanti elettori hanno votato e cosa hanno votato, associando i benefici dell’anonimato e intracciabilità a quelli della certezza del voto.
    Ovviamente potrebbero esserci degli errori concettuali e deve essere messo alla prova. Avevo creato la pagina in Facebook proprio per trovare volontari (programmatori) per lo sviluppo della soluzione.

    Perciò tutta la discussione pessimista sulla possibilità dei Veneti di votare via Internet secondo me cade in secondo piano se prima si avvia un programma di sperimentazione e partecipazione che permetterebbe di pubblicizzare la soluzione. Peraltro con un modesto plug-in sarebbe possibile anche votare per telefono e SMS (anche se si perde un po’ in segretezza in questo modo perché l’informazione potrebbe essere tracciata dagli operatori telefonici).

    Infine non condivido l’entusiasmo sui 110 Comuni.
    In molti casi l’approvazione del sostegno alla legge è stato fatto semplicemente per dare voce ai cittadini (il ché è onestamente positivo ed è già un buon punto) ma è anche vero che in molti altri casi si è trattato meramente di una sorta di manifestazione di disagio, non credendo davvero all’ipotesi referendaria. Ciò si evince dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa di alcuni Sindaci. Non parliamo del caso di Verona che è smaccatamente di opportunismo politico per fare lo sgambetto a Zaia, le recenti affermazioni di Tosi (che non sorprendono) in cui afferma che l’indipendenza è una utopia credo non abbiano bisogno di ulteriori commenti.

    • CrisV ha detto:

      Ti ringrazio molto per la tua precisazione Claudio.

      In effetti, riguardo il voto elettronico, ricordo che ne parlammo più di un anno fa, di questo nuovo sistema moderno e efficiente.

      Riguardo il voto via SMS, per il momento lascerei perdere in quanto essendo un servizio garantito dai gestori telefonici, gli stessi non sarebbero in grado di garantire l’anonimato in segretezza del voto stesso. Fattore fondamentale in ogni suffragio democratico.

      Riguardo i 110 comuni aderenti alla 347, sono invece dell’avviso che essi siano un’importante segnale di volontà di cambiamento, per il governo centrale.
      Fino ad oggi, gli unici sostanziali tagli alla spesa pubblica si sono verificati nelle piccole realtà locali, come appunto i comuni.
      I sindaci si trovano pertanto oggi, a dover fare i conti con potenziali risorse dei propri contribuenti che scivolano verso Roma, rientrando solamente in parte micragnosa nel comune che ha generato queste ricchezze in tasse.

      I 110 comuni aderenti alla 347, dicono BASTA a questo malvezzo.
      I 110 comuni aderenti alla 347, dicono BASTA a nuove imposizioni fiscali verso i loro cittadini, ormai esasperati e dissanguati.
      I 110 comuni aderenti alla 347, dicono BASTA a far fronte ai disagi di giovani e cittadini di mezza età, sempre più disoccupati, dicono BASTA a imprese che chiudono a causa di tassazioni folli nei loro territori, dicono BASTA a concittadini che si suicidano per disperazione, dicono BASTA a sempre più gente che fa la questua per ottenere aiuti e tutele gratuite per indigenza, dicono BASTA al dover far fronte come piccole realtà locali, a tutte queste incongruenze, inettitudini, malaffari, causati dal centralismo di un sistema marcio nelle sue stesse fondamenta.

      Probabilmente non tutti quei 110, erano intenzionati ad aderire come giustamente fai notare alla proposta referendaria, tuttavia è significativo il messaggio di ribellione civile che offrono allo Stato centrale !

      Ad maiora.

      CrisV 🙂

      PS : Non ti vedo più operativo su Skype, che è successo ?

      • pierino ha detto:

        scrivi in grande :
        per 470 comuni veneti che NON aderiscono alla 347 dicono che va tutto bene cosi. la stragrande maggioranza dei venete rappresentati resta com è.

        ma se non è cosi, non è vero nemmeno quello che hai scritto dei 110 cumuni. quelli han SOLO appoggiato un onestivvimo diritto di voto ed espressione. fattelo entrare in testa che quei 110 comuni vogliono poter votare anche il NO.

        • caterina ha detto:

          hai ragione, come negli altri 470 comuni c’è un’infinita di gente che voterà sì…il Referendum si chiede per questo…per sapere dov’è la maggioranza!…
          solo che a decidere di rinviarlo è stato chi lo teme e perciò vuol dire che oggi comandano quelli che stanno con Roma e pensano alla propria tasca… assicuriamoli che li indennizzeremo se vince il SI: può darsi che cambino parere… e facciamolo sto Referendum!

        • CrisV ha detto:

          Sei tu che non riesci a comprendere, quanto voglio implicitamente significare nel mio messaggio precedente.

          Quando parlo di 110 comuni aderenti, mi riferisco ad Amministrazioni Comunali !
          Chiaro pertanto, che è quel consiglio comunale a stabilire, in nome e per conto dei propri cittadini, l’adesione alla proposta referendaria numero 342.

          E’ quindi evidente che in quei 110 comuni, ci potranno essere dei cittadini che potranno votare NO al futuro referendum, come è altrettanto vero, che i rimanenti 470 comuni non aderenti, potranno avere moltissimi cittadini che esprimeranno il SI al suindicato voto.

          Rimane sempre in essere, il dato del nostro sondoggio, effettuato ancora nel 2012, in cui il 56% complessivo dei Veneti, avrebbe votato SI, quindi in modo favorevole a un Veneto libero, sovrano , indipendente.

          http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2013/01/09/news/il-sondaggio-quasi-6-su-10-per-l-indipendenza-del-veneto-1.6320686

          Spero finalmente d’essere stato chiaro !

          CrisV 🙂

          • pierino ha detto:

            cosi è MOLTO diverso dallo scrivere:
            “110 comuni aderenti alla 347, dicono BASTA a nuove imposizioni fiscali verso i loro cittadini, ormai esasperati e dissanguati.”

          • CrisV ha detto:

            No, non è affatto diverso !

            Se al posto di Comuni, avessi precisato ” amministrazioni comunali ” per te sarebbe stato MOLTO DIVERSO ?

            Alcune precisazioni sono implicite per chi le vuole cogliere.

          • pierino ha detto:

            cambiava nulla.
            il fatto è che i 110 comuni possono pure dire ANCORA “a nuove imposizioni fiscali verso i loro cittadini, ormai esasperati e dissanguati.” , l importante è che possano votare i cittadini.
            non è implicito che dicano BASTA, stavi in pratica scrivendo che 110 comuni vogliono l autodeterminazione. e NON è cosi.
            vogliono poter VOTARE SI O NO.

            e chiudo parentesi , l avevo fatto notare pue in altri post che ponevi male la questione.

            nb se mai mi trovassi nella situazione di poter NON aiutare chi voterà NO, metto da parte la morale e li lascio nei loro problemi 😀

          • CrisV ha detto:

            Per il momento questi appunti me li hai rivolti solo tu Pierino, mi viene quindi da dedurre, che gli altri lettori, non abbiano frainteso l’essenza dei miei argomenti, inclusi eventuali termini deduttivi impliciti.

            In ogni caso, mi pare ora d’aver chiarito esaustivamente ogni singolo punto in trattazione !

            Ad maiora.

            CrisV :-9

  10. pierino ha detto:

    sono già indennizzati abbastanza…
    rassicuriamoli invece che non troveranno piu alcun lavoro

  11. intanto è giusto per tutti riferirsi con esattezza al pPDL 342 di Valdegamberi e non scrivete 347 altrimenti ingenerate confusione.
    E’ inoltre utile e giusto chiarire che i 110 comuni , allo stato in cui scriviamo sono già oltre 115 ( vedere il conteggio che tiene Plebiscito 2013 ) pari a molto più della relativa proiezione aritmetica. Infatti vi sono Città,grossi comuni e medi comuni e piccoli comuni. La somma dei cittadini dei 115 comuni da già quasi la metà di tutto il Veneto. FATEVI VOI LA SOMMA , VISTO CHE AD OGNI ADESIONE PUBBLICATA DA pl. 2013 E’ ANNESSO ANCHE IL RELATIVO NUMERO DI ABITANTI. Così almeno ho letto su un articoletto di plebiscito. O mi sbaglio ?
    Evviva il Veneto Indipendente PRESTISSIMO !!!!!!!

    • CrisV ha detto:

      Ciao Giacomo,

      Effettivamente ho commesso un errore, scambiando i numeri.
      La proposta legge esatta è quella che hai indicato tu e che solitamente indico anch’io, ( non so perchè mi sia venuto in mente il numero 347 😀 ).
      Quindi la : 342 con primo firmatario Valdegamberi.
      Grazie comunque per la precisazione.

      A me i comuni risultano a oggi 111 e non 115 o 116, non comprendo da dove tu possa estrapolare questo tuo dato, visto che il conteggio dei nomi dei paesi, arriva al conteggio che ho indicato.
      Il numero totale di persone riportato da Plebiscito nel suo riquadro dedicato, indica il numero dei cittadini rappresentati dai 111 comuni, escludendo le due province aderenti alla 342.
      Chiaro come ho anche spiegato a Pierino, che il numero delle persone rappresentate, non coincide con quanti voteranno potenzialmente a favore del referendum.
      Nei 111 comuni esistono persone contrarie a un Veneto indipendente, come è altrettanto vero, che nei circa 470 comuni, esistono potenziali elettori favorevoli alla secessione del Veneto dall’Italia.

      In definitiva, rimane testuale un sondaggio ufficializzato da Lodovico Pizzati, che indicava il numero dei residenti Veneti, favorevoli a un Veneto indipendente, in circa il 56,7%.

      Ad maiora.

      CrisV 🙂

  12. […] la nuova frontiera per la libertà del Veneto si chiama Plebiscito Digitale e a Verona il prossimo 27 ottobre lo annunceremo al mondo […]

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