Progetto per uno stato Veneto – 2° Parte

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di Andrea Arman

Pubblichiamo oggi la seconda puntata del progetto per uno stato Veneto. [link alla 1° puntata]

elezioni-dogeCondizionati da vetuste logiche sviluppate in funzione delle ambizioni dei regnanti e  dei loro egoistici istinti, spesso si pensa che un grande  stato  sia quello esteso territorialmente, quello che ha sottomesso molte altre realtà, quello che incute timore con le armi o l’economia. Non è così: è grande quello stato dove il cittadino vive nel massimo grado di felicità. Pochi esempi per tutti: erano felici i cittadini dell’URSS? Sono felici i cittadini cinesi? Entrambe grandi potenze dove cittadini con differenti origini, culture, lingue hanno subito e subiscono l’aggregazione  forzata per fare uno stato forte pronto alla guerra, uno stato con una classe dirigente potentissima, inossidabile per azione dal basso, e, propaganda a parte, lontanissima dal popolo. Nel futuro dell’uomo ci sarà ancora la guerra, essa potrà svilupparsi in ristretti ambiti oppure avere estensione mondiale. Sia nell’uno che nell’altro caso essere un grande stato con molti soldati e carri  etc.  non aiuta a niente. Comunque, già al mondo ci sono le potenze che vivono in funzione della loro potenza con l’apparente intento di dissuadersi  l’un l’altra dal muovere guerra; evidentemente, l’italia non è fra quegli stati  e questo, almeno sul piano dell’opportunità, rende meno difficile il nostro ragionamento.  Negli ultimi anni abbiamo assistito a profondi cambiamenti di assetti geopolitici che parevano immutabili e… il mondo va avanti lo stesso. Si è dissolta l’URSS, si è divisa la Yugoslavia, si sono separate Cechia e Slovacchia e non è caduto il diluvio universale. Anche il Veneto si può staccare dall’italia e sono sicuro che non ci saranno castighi celesti. Escluse quindi tensioni con le divinità, gli eventuali problemi ad un distacco dall’italia possono derivare dagli uomini. I ben pensanti, i figli di coloro che sono morti sul Piave per la patria, gli eruditi garantisti che si appellano all’immutabilità della costituzione italiana, tutti quelli, e sono i più, che hanno interesse che il Veneto continui a pagare le tasse all’italia. A tutti questi verrebbe voglia di rispondere “me ne frego” ma apparirebbe troppo sconveniente, per cui cerco loro di spiegare che storicamente i ben pensanti hanno ripreso a ben pensare immediatamente dopo che la guerra è stata vinta dai loro avversari del giorno prima; che sto scrivendo queste righe su una spiaggia del suolo di Grecia, vicino ai luoghi ove gli Alpini sono inutilmente morti nel tentativo di spezzare le reni alla Grecia e, colmo dei colmi, passo dei piacevoli momenti a colloquiare con una famiglia Austriaca i cui avi hanno combattuto sul Grappa. Fra i miei vecchi ho, per loro, la sfortuna di avere anche degli arditi, oltre che altri  che in differenti uniformi hanno sudato e versato sangue su tutti i fronti che la scomposta ambizione sabauda e italica ha aperto. Mio padre  è partito volontario in cerca di avventura e fortuna, tutti gli altri sono partiti perché avevano i Carabinieri alle porte e nulla gliene importava di Trento e Trieste. Ed a leggere gli elenchi di nomi dei decimati e dei disertori fucilati dai Carabinieri mi pare che neanche i Sardi, i Calabresi, gli Emiliani etc. avessero particolarmente a cuore gli ideali della guerra. In ogni caso sempre rispetto ed onore a tutti i caduti, con l’auspicio che mai debba più capitare di dover morire per causa tanto insulsa; ai garantisti aggrappati alla costituzione ed alle grandi libertà che questa garantisce, fra cui la “libertà” di vivere in un italia  “una ed indivisibile”, a loro rispondo che la costituzione nasce come strumento a difesa  del cittadino nei confronti del potere, sia questo quello dei re che della casta che ora spadroneggia in italia. La recente costituzione italiana, nel suo complesso, non è un cattivo strumento, ma essa conserva, all’art. 5  una visone risorgimentale dello stato, che confligge, specialmente nel contesto Europeo, con le libertà che vorrebbe garantire. Probabilmente non si raggiungeranno mai le maggioranze necessarie ai cambiamenti costituzionali ma questo non può e non potrà essere  ostacolo alla legittima aspirazione di libertà di un popolo ed una terra che hanno mille anni di storia gloriosa e diritto al proprio futuro; ed infine, a quelli che per loro diretto o indiretto vantaggio vorrebbero che il Veneto continuasse a versare le tasse in italia rispondo: che andassero a lavorare. Ma in sostanza cosa voglio dire? Semplice,  che tutto cambia, che il mondo muta molto più velocemente di come la nostra mente lo percepisca, che è fuori della storia e dalla logica colui che si aggrappa alle convenzioni del passato ritenendole immutabili. Niente è più mutevole del diritto. Ora è venuto il momento di sperimentare nuove forme di aggregazione sociale e non saranno quattro righe scritte su di una Gazzetta Ufficiale ad impedirlo.

E’ inutile che io  stia ad elencare quale durata, fasti e dignità internazionale abbia avuto la Serenissima Repubblica Veneta, di cui noi ci sentiamo figli. La Sua grandezza, (ed è  quello che Le ha consentito di vivere per oltre mille anni) è consistita, fra l’altro, nel mantenere un rapporto leale è condiviso con i propri cittadini. Una situazione possibile grazie al grandissimo equilibrio cui era giunta quella civiltà attraverso le proprie magistrature, che in forma più che accettabile amministravano lo stato. In essa non si è mai sentita la necessità di una costituzione perché mai vi sono stati  particolari problemi di abuso del potere da parte dei governanti. Popolo e Stato erano una sola cosa e la strenua difesa che il popolo Veneto ha opposto all’invasore napoleonico ne è fulgido esempio. Il popolo era felice all’interno dello Stato Veneto.

Sicuramente non tutte le magistrature e le forme di organizzazione della Veneta Serenissima Repubblica sarebbero utili ed attuali oggi. Dalla grande esperienza e saggezza della Serenissima Repubblica Veneta  possiamo e dobbiamo  trarre ispirazione per curare le più gravi malattie di cui la nostra mente soffre a ragione della criminogena dominazione italiana. I gravi problemi che ci affliggono sono la menzogna e la corruzione, esse si annidano in ogni angolo della nostra società e, prendiamone atto, sono anche ben accette. Dobbiamo spazzare via questo cancro. Mille anni fa, a Venezia, vi erano problematiche simili a quelle che ora noi stiamo vivendo, escogitarono, allora, un espediente tecnico che consentisse di arrivare a porre ai vertici dello stato gli uomini migliori che in quel momento avevano a disposizione. Tale stratagemma è il sistema di elezione attraverso il cosiddetto “ballottaggio veneto”, tecnica che impediva, o quantomeno molto limitava, accordi preliminari, spartizioni, scambi fra gli elettori o i gruppi di appartenenza degli stessi. (Con una serie serrata di votazioni  determinate dalla casualità è possibile arrivare ad un corpo votante definitivo che è del tutto imprevedibile nella sua composizione. Tali elettori non hanno tempo e modo di stringere alcun accordo per cui il loro voto sarà libero da condizionamenti e,  se Dio vorrà, indirizzato verso i migliori candidati. Tale sistema permette  sempre maggioranze superiori al 60%, per cui garantisce la stabilità del governo.) Con quella tecnica i nostri Avi  ottennero la stabilità e la bontà del governo e risanarono la società.

La tecnica del “ballottaggio Veneto” è applicabile anche alla nostra realtà, con lo stesso risultato: un governo stabile e giusto.

In uno stato governato secondo solidi principi di onestà, efficienza, responsabilità diretta, il cittadino ritroverà il proprio equilibrio e senso di appartenenza, il piacere di contribuire al benessere generale, la tolleranza e la solidarietà.

[2 – continua] [link alla 1° puntata]

Avv. Andrea Arman

3 risposte a “Progetto per uno stato Veneto – 2° Parte”

  1. […] Iniziamo con oggi la pubblicazione a puntate di un progetto per uno stato Veneto. [link alla 2° puntata] […]

  2. […] Pubblichiamo oggi la terza e ultima puntata del progetto per uno stato Veneto. [link alla 1° puntata]  [link alla 2° puntata] […]

  3. caterina ha detto:

    interessanti approfondimenti e considerazioni…questa cosa del “ballottaggio veneto” non l’ho capita… è un po’ come l’elezione del Papa?… lo Spirito Santo magari c’era anche sulla Repubblica Veneta, oppure bastava la vigilanza di San Marco… è certo che i Grandi Elettori erano tutti interessati che il Governo della Repubblica fosse imparziale ed efficiente per custodire le loro fortune conquistate con i commerci e il benessere che era di tutti e non solo loro, e comunque hanno dato prove eclatanti di fedeltà… tra impero, papato, turchi, barbarosse e insidie naturali, il Po era sempre da tener d’occhio perchè non chiudesse la laguna, ce n’era da stare all’erta e se l’impegno della Repubblica, Gran Consiglio e Magistrature, non fosse sempre stato vigile, come sarebbe potuto durare tanto?
    La sua durata è la riprova maggiore del buon governo! Cadde infatti perchè ad un certo punto venne meno: e questo esalta ancora di più il valore del popolo Veneto che fu lasciato solo ad opporsi a Napoleone!
    Le Pasque Veronesi ogni anno ce lo ricordano; Benemerita associazione cui dobbiamo dar atto del grande merito di aver tenuto viva la memoria!

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