REPUBBLICA VENETA, IL MIGLIOR POSTO PER FARE IMPRESA

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glpA discapito delle convinzioni e dei luoghi comuni, quale è la motivazione principale che muove l’imprenditore? Non tanto il guadagno  fine a se stesso, la possibilità od il miraggio di realizzare profitto, denaro.

Quanto piuttosto il desiderio di affermazione attraverso la realizzazione di un sogno da condividere, il divertimento, la soddisfazione nel fare un lavoro che piace, e soprattutto il desiderio di essere liberi.

Per questo motivo a molti cittadini veneti piace e piacerebbe ancora  fare impresa , mentre oggi la situazione sembra scoraggiarlo decisament. Che fare dunque ?

Posto che nella nuova Repubblica Veneta dovrà essere semplice facile e gratificante poter fare impresa, non si tratta di trasformare la regione in una riserva speciale di caccia di pochi oligarchi privilegiati, quanto piuttosto rinnovare quel patto imprenditore-territorio che possa costituire un vantaggio per tutta la società nel suo complesso.

Un modo di fare impresa responsabile, vocato allo sviluppo consapevole, rispettoso del territorio, indirizzato alle nuove tecnologie ed integrato con l’ambiente, in armonia con il restante tessuto sociale ed economico.

Non è un miraggio ma semplicemente quello che ci serve e quello che ci meritiamo.

Ora invece non si contano le situazioni di difficoltà estrema, per non dire terminale, che inducono le imprese del Veneto a chiudere o delocalizzare, trasformando le nostre zone industriali in deserti di capannoni chiusi circondati dalle erbacce .

Significativo il recente caso della Bifragi di Mussolente che si appresta ad aprire un nuovo stabilimento in Carinzia.

Un disagio estremo quallo che stiamo vivendo, che per esempio ha portato gli industriali di Treviso a lanciare una grande campagna di comunicazione avente come slogan questa frase “basta burocrazia per imprese e cittadini”.

Dunque quali riforme attuare subito? Ci serve efficienza del mercato del lavoro, regolamentazione del commercio e dei servizi professionali e delle reti, istruzione e giustizia civile che funzionano, infrastrutture ed innovazione.

Essere Italia significa restare un fanalino di coda, il Veneto invece sarà in prima posizione alla stregua di paesi che hanno iniettato da tempo adeguate politiche per la crescita e per la facilità di fare impresa, quali Irlanda, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia (Dati OCSE e Fmi a cura di Barclays).

Non disponendo di materie prime da sfruttare e vendere all’estero ed entrando nel dettaglio siamo consapevoli che la ricchezza principale della Venetia si dovrà ancora fondare su una logica industriale centrata sul manifatturiero evoluto e di qualità, attorno al quale far ruotare sia il sistema produttivo, che  l’agricoltura, il turismo, i servizi.

E’ inevitabile e lo sappiamo:  se chiudono le fabbriche, cresce la disoccupazione, e vanno in crisi anche gli altri comparti dell’economia.

Nella Repubblica Veneta sarà invece logico e naturale proteggere le nostre industrie perché ciò signiifica:

1 incrementare l’innovazione, poiché è nel manifatturiero che ci sono maggiori i maggiori investimenti in ricerca e il numero di brevetti

2 creare posti di lavoro più qualificati, e dunque con più formazione e ovviamente retribuzione godibile e spendibile dalle persone

3 continuare a sostenere i conti con l’estero, perchè dal manifatturiero viene l’80% dell’export del nostro territorio

4 moltiplicare e mantenere il valore aggiunto degli altri settori: ogni euro investito in più nell’attività manifatturiera genera almeno un altro euro di attività nel resto dell’economia.

Dovremo a tal fine pianificare la nuova economia su quelle solide fondamenta che sono, in un mondo globalizzato e fortemente competitivo: la  valorizzazione dei marchi e delle eccellenze territoriali ed identitarie attraverso le quali potremo essere identificati nel mondo come sinonimo di eccellenza, un processo produttivo caratterizzato dal taglio dei costi, un sistema che punti e premi la produttività.

Ma la condizione sine qua non, la ricetta per la crescita e lo sviluppo, dalla quale non si scappa prevede dei passaggi obbligati, che non dobbiamo dimenticare:

  • Eliminazione dell’IRAP e tassazione d’impresa competitiva con il resto dei paesi
  • Stabilizzazione degli oneri sociali a livello dei paesi confinanti
  • Aumento delle risorse destinate alla detassazione del salario di produttività contrattato in azienda
  • riduzione del costo dell’energia del 35%
  • rilancio degli investimenti pubblici e privati mediante adeguati strumenti e pianificazioni , quali credito d’imposta strutturale per gli investimenti in R&S , riduzione dei tempi di ammortamento,detassazione strutturale financo incentivi per l’acquisto di beni strumentali e macchinari , piano casa di riqualificazione edilizia , investimenti in infrastrutture , reti di telecomunicazioni, e difesa idrogeologica
  • garanzie strutturali di liquidità all’economia
  • giustizia civile veloce ed efficiente
  • deburocratizzazione.

Non ci manca la storia, la cultura, la voglia di fare.

Gia sappiamo posizionarci sui mercati internazionali con autorevolezza, già abbiamo una posizione strategica di snodo tra Mediterraneo e nord Europa, e tra est ed ovest.

Ora vogliamo vedere la Repubblica Veneta come uno dei luoghi al mondo dove sarà più facile fare impresa industriale con successo.

La conseguenza diretta sarà il progresso, la libertà, la felicità dei propri cittadini e la pace sociale garantita dal benessere e dalla piena occupazione.

Gianluca Panto
Plebiscito2013.eu

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