Società civile e movimenti di pressione

Print Friendly

Noi capivamo
 la catastrofe privata,
 La perdita personale,
 la miseria generale,
 Vivendo e in parte vivendo

(da Assassinio nella cattedrale di T.S.Eliot)

civil-society

Trovo particolarmente indicate queste strofe del capolavoro di Eliot per descrivere la situazione attuale di una società che non capisce, per la maggior parte dei propri componenti, i motivi della crisi che sta vivendo, che ci rende insicuri e spesso convinti di essere incapaci di poter cambiare una situazione generalizzata di malessere che ci sovrasta nella possibilità di pensare a soluzioni e che al tempo stesso non ci permette di vivere con pienezza.

Spesso sentiamo dire che lo Stato nelle sue Istituzioni non riesce a comprendere e soddisfare le esigenze della società civile ma che, anzi, le è di inciampo e gli si chiede allora di riformarsi ed aderire nuovamente alle promesse di sintesi hegeliana su cui lo Stato fonda la propria auto legittimazione.

Secondo Hegel lo Stato è un’Ente superiore a cui la società è subordinata ed è una sintesi macro-migliorativa tra società e famiglia che assicura libertà etica.

Nelle moderne democrazie la società civile si esprime attraverso il voto e la maggioranza che tale voto esprime ma questa formula democratica si applica e declina in modi differenti a seconda della conformazione delle varie realtà statuali che nel caso italiano si prospetta come fortissimamente centralista e redistributiva.

Sembra assodato che gli Stati nazionali, anche se meno o molto meno, ove si conformino in confederazioni, abbiano tendenza alquanto accentuata ad aumentare il proprio perimetro che si manifesta attraverso un aumento della tassazione, della normazione, della burocrazia e del controllo degli individui e dei loro comportamenti in nome di un’etica laica che si traduce in una serie di leggi positive e di conseguenti sanzioni perlopiù pecuniarie per chi non le rispetta.

La società civile non è riuscito fino ad ora a limitare la spropositata crescita del perimetro dello Stato in Italia probabilmente perché è essa stessa desiderosa di farne parte, per così dire di dividersi il bottino ottenuto dalla tassazione e che si traduce in incentivi per Aziende che lavorano in perdita, per un numero di dipendenti pubblici grandemente superiore alla reale necessità, per la difesa dei privilegi di alcune corporazioni, per ottenere commesse di lavoro per opere pubbliche attraverso favori, tangenti e raccomandazioni etc.

Ciò che appare in tutta evidenza è il fallimento dello Stato italiano e la sua relativa incapacità ad autoriformarsi, appare anche con grande evidenza che lo Stato italiano abbia dilapidato risorse e cioè soldi versati per uno scopo utilizzandoli occultamente per altri scopi, l’esempio principe è quello del cumulo pensionistico che si è volatilizzato in quello che si prospetta come uno schema Ponzi e che costringe a pagare le pensioni con i soldi ottenuti dalla tassazione e non con gli interessi di un cumulo che è stato invece sperperato.

Grazie della pazienza di avermi seguito fin qui in queste banalità ed in virtù di questa vostra pazienza vi risparmio il riepilogo della situazione territoriale italiana che vede in modo preponderante una parte produttiva formata di tax payer che sta in pianura padana e di tax consumer che stanno nelle terre duo siciliane e ve lo risparmio poiché questa situazione la conoscono tutti da generazioni ed ormai come spesso fa notare il prof Carlo Lottieri è assodato che nuoce ad entrambi causando tracollo economico al nord ed assistenzialismo al sud.

Mi sembra invece utile analizzare i motivi per cui la società civile non è riuscita ad esprimere attraverso il voto miglioramenti nelle Istituzioni e nell’apparato statale e mi sembra di poter affermare con sicurezza che la responsabilità possa essere in gran parte attribuita al sistema partitocratico nazionale ove attraverso il voto di scambio al sud e l’utilizzo del serbatoio dei voti del nord per questioni di poltronismo si è creata la situazione sotto gli occhi di tutti.

Il modo migliore quindi per chi nel Veneto voglia cambiare la situazione, a causa dei motivi descritti più sopra, non può prevedere altro che un percorso di veloce scioglimento dal mortale abbraccio dell’entità statuale italiana ed a mio parere deve usare modalità diverse da quelle usate con lo strumento dei Partiti.

La società civile ha molte più probabilità di raggiungere gli obiettivi che si propone attraverso lo strumento dei movimenti di pressione che per statuto non partecipano alle elezioni e non hanno candidati al proprio interno ma che appoggiano i candidati e gli eletti che aderiscono alla mission del movimento.

Ho avuto modo di seguire le vicende del Tea Party Italia, rappresentato da Giacomo Zucco, un giovane intelligente e dinamico e forse una delle intelligenze migliori nello scenario politico italiano, e di conseguenza di capire il funzionamento del Tea Party statunitense cui quello italiano si ispira.

Lo scopo dei Tea Party è quello di limitare l’ingerenza dello Stato nella società e si riassume nello slogan “meno tasse meno spesa” che assomiglia molto a quello che CL nel suo miglior periodo mutuò da Miglio e cioè “meno Stato più società”, quindi una mission molto semplice e che può facilmente divenire trasversale come può essere quella nel Veneto che chiede solo un referendum a breve per chiedere ai veneti se vogliono costituirsi in Repubblica indipendente.

Mi stupì molto un anno fa vedere la nascita di Indipendenza Veneta e mi entusiasmò il modo con cui Pizzati ed il nucleo dei soci fondatori seppero attuare alla perfezione i metodi di un movimento di pressione come quello del Tea Party cui va aggiunta la passione patriottica per la libertà del Veneto.

Sull’onda di questi successi in Lombardia è sorto qualche mese fa il Comitato Referendario CoLoR44 che ha già ottenuto il voto a maggioranza del Consiglio Provinciale di Brescia a favore della possibilità per i bresciani di potersi esprimere con un referendum per l’indipendenza.

Ora, con Plebiscito2013, si aggiunge un nuovo strumento a disposizione della società civile veneta.

Alessandro Zerbinato

Pubblicato anche su http://www.dirittodivoto.org/dblog/articolo.asp?articolo=308

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: