Sogno o son d’Este?

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Impressioni di una magnifica serata

di Paolo Luca Bernardini

rocchettaNel terzo centenario della sua nascita, Isidoro Alessi, storico atestino che per primo pose le fondamenta per la ricerca su questa città culla della civiltà veneta, sarà stato ben contento di assistere, dalle dimore celesti, alla serata dell’11 ottobre. Soprattutto perché in una serata politica la storia ha monopolizzato molta dell’attenzione, grazie anche alla polemica di fioretto, con qualche occasionale ricorso alla sciabola, tra Franco Rocchetta, che è tornato a combattere, e Giovanni Cappellari, il presidente del prestigioso sodalizio estense, il Gabinetto di Lettura, fondato nel 1847. Ora, non si tratta di sterile, per quanto dottissima polemica. In realtà, i rapporti di forza tra Dominante e Territori sono materia da ri-definire pienamente anche per il Veneto libero. Posto che, schierandomi con Rocchetta, non credo ad una colonizzazione di Este (o d’altrove) da parte della Serenissima, sarà bene che, se grava l’ombra che Venezia si comporterà (verso il resto del Veneto) come Roma si comporta dal 1861 con le tutte o quasi le colonie italiane, tale ombra sia dissipata sul nascere. Il grado di autonomia di ogni comune nei confronti della capitale sarà fortissimo. A cominciare dalla fiscalità, prima prerogativa dello Stato contemporaneo. Non solo però lo scontro di alto livello Rocchetta-Cappellari ha dato il tono alla serata.

Commovente la lettera di Don Gatto, letta dalla testimonial Elisa Finco. Una lettera dove si parla di “indipendenza di tutte le regioni d’Italia”, idea che condivido pienamente, come ho scritto nell’unico capitoletto del mio Minima libertaria dedicato all’indipendenza. Ora Don Gatto afferma, a ragione, che il diritto canonico impedisce, o perlomeno limita la possibilità per un religioso di dedicarsi alla politica. E tuttavia, ripeto sempre, si tornerà a parlare di politica veramente quando il Veneto sarà libero. Il nostro ora è un discorso morale, l’indipendenza del Veneto è questione morale, garantire primo il rispetto di un diritto (naturale, e riconosciuto dalle norme internazionali ovvero dai legislatori internazionali, gli stati riuniti in varie comunità), poi il ritorno di uno Stato di diritto, su di esso fondato, scomparso da decenni in Italia (che è uno Stato totalitario, ove il diritto svolge ruolo marginale e ancillare nei confronti della politica); è morale anche perché riguardo il principio antropologico e sociale dell’autoconservazione, del singolo e della comunità. Poi una lettera di un religioso ci fa riaprire capitoli che noi storici abbiamo reso marginale, ad esempio quello del Patriarcato di Aquileia, il maggior patriarcato del Medioevo europeo, soppresso (ingiustamente) proprio su pressioni della Serenissima e di altri stati (tutti presi allora da politiche giurisdizionalistiche sciagurate, assecondate da papi poco acuti, dalla soppressione dei Gesuiti a quella degli Antoniani) da Benedetto XIV nel 1751. Un territorio immenso, che giungeva fino a Como da una parte e Pola e Parenzo dall’altra, nato nel 568, e dunque in un rapporto millenario di sovrapposizione giurisdizionale ma soprattutto territoriale con la Serenissima e l’Impero. Questo per dire che anche la struttura ecclesiastica del Veneto novello che andiamo ri-costruendo, riprendendoci la nostra libertà antica e millenaria, dovrà ripensare il suo rapporto con la Chiesa di Roma, perché la Serenissima è nata cristiana e non si vede perché debba rinascere altrimenti.

La serata è stata poi animata da interventi di diversi politici di spicco. Mi è piaciuto molto il secco intervento di Paola Goisis, già parlamentare leghista, che ha invitato a guardare dove va realmente la Lega, e Tosi, attualmente. Anche gli altri interventi sono stati molto oggettivi e di notevole livello. Gianluca Busato ha annunciato un rivoluzionario sistema di voto, che sarà probabilmente applicato anche al referendum per l’indipendenza del Veneto. Una signora vivacissima “dai capelli rossi” ha invitato a sedare ogni polemica, in chiusura, con un perentorio “semo veneti!”, che se mai ci fossero problemi di identità taglia la testa…al leone. E gliela rimette ben salda sul capo. I ragazzi di Este, Filippo e gli altri, si sono ancora una volta prodigati, e a loro va il mio grazie, il nostro grazie più sincero. I giovani sono coloro che più a lungo si godranno la libertà che s’avvicina. E se la stanno conquistando pezzo a pezzo. Grazie a Mario che ha introdotto, grazie alla simpatica coppia di Telepordenone che mi ha intervistato, grazie ai Carabinieri che hanno garantito la sicurezza.

Questa serata, in un luogo che pare il trionfo della blanda italica secolarizzazione reversibile, “via Garibaldi”, e un “ex-collegio vescovile” (facilmente reversibile: il nome della strada si cambia in un istante e il collegio potrebbe in tempi non lunghi tornare ad essere vescovile) ha infuso speranza e entusiasmo a tanti volti nuovi che si avvicinano all’indipendentismo. Un piccolo trionfo della buona volontà. Per quel che riguarda il mio intervento, ho creduto opportuno sottolineare la mia ipotesi “continuista” per il futuro del Veneto. Estendere oltre il 2015 il termine della legislatura regionale, e attuare un regime di transizione verso la ricostituzione del sistema politico-amministrativo. Il consiglio regionale avrà i poteri di un governo. E i comuni e le province continueranno, con nuove prerogative, a vivere. Occorre pensare bene, ed occorre molto tempo, un nuovo sistema politico generale, perché duri, almeno, altri 1100 anni.

2 risposte a “Sogno o son d’Este?”

  1. […] 11 ottobre 2013. Pubblichiamo il video dell’intervento di Paolo Luca Bernardini, che è intervenuto come relatore esponendo le ragione storiche dell’indipendenza del […]

  2. […] fosse accorto, lo scenario della politica veneta è cambiato nuovamente e non a caso. L’evento di Este di venerdì scorso, quello di Montebelluna di ieri e quello di Theneda e Saraval (Vittorio Veneto) […]

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