Sovranità popolare nella nuova Repubblica Veneta: alcune riflessioni

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favaroE’ fondamentale individuare le cause che hanno prodotto, nel corso di qualche decennio, il disastro Italia, per non ripetere gli stessi errori, e aiutarci a scoprire anche i fondamenti che fanno di alcuni stati delle realtà “felici” , da emulare per quanto possibile.

Un punto nodale da affrontare è quello della sovranità popolare, che, in Italia, per dettame costituzionale,  “appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione” (art. 1 cost.). Alcune considerazioni sono d’obbligo, sui limiti innanzitutto; se vi sono dei limiti alla sovranità del popolo, significa che il popolo è un sovrano declassato: salvo che non abbia accettato codesti limiti delineati dalla costituzione stessa, approvandola. In realtà la costituzione italiana non è mai stata approvata con una votazione dal popolo italiano che si trova così compresso nella sua potestà, non avendovi mai acconsentito formalmente.

Con riguardo alle forme: è innegabile che l’esercizio della sovranità popolare, in Italia, avvenga fondamentalmente attraverso l’elezioni di delegati (democrazia rappresentativa) e solo in modo del tutto residuale, attraverso istituti di democrazia diretta, quali il referendum, che permettono ai cittadini di decidere direttamente, appunto, su di una determinata questione.

Il favore accordato alla democrazia rappresentativa e la sostanziale non-responsabilità degli eletti in merito alle conseguenze delle decisioni prese (va ricordato solo di sfuggita che in base all’art. 67cost. “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. In altre parole, ogni eletto alle due Camere non è rappresentante dei suoi elettori, ma dello Stato tutto, senza  nessun obbligo di rispettare impegni e promesse fatte ad essi in campagna elettorale. Ed è questo che ha permesso e permette tuttora lo “scouting parlamentare” o per i più veraci, il “mercato delle vacche” e i conseguenti ribaltoni, ribaltini, cambi di casacche etc.) hanno fatto sì che gli italiani di oggi non siano più dei sovrani, ma piuttosto dei sudditi in balia dei partiti politici e della burocrazia. Questi sono i soggetti, oggi, che si manifestano come i veri depositari del potere. Con riguardo ai partiti politici, basti pensare che grazie alla legge elettorale nota come “porcellum”, decidono i componenti delle due Camere del parlamento. Con riguardo alla burocrazia, invece, è ormai assodato che i veri custodi della matassa legislativa italiana, non sono più i parlamentari o gli incaricati di Governo, ma gli sconosciuti quanto potenti funzionari dei vari ministeri o della Ragioneria di Stato, nei cui uffici si decidono e redigono i testi di legge che vanno poi ad incidere nella vita dei cittadini. Partiti e burocrazia, in Italia, oggi, sono  centri di potere che decidono su circa 800 miliardi di euro di spesa pubblica.

L’istituto referendario, seppur previsto nell’ordinamento italiano, non ha sortito alcun limite a questo furto di sovranità. Gli esiti dei numerosi referendum svolti in Italia sono stati bellamente disattesi allorquando sono entrati in contrasto con gli interessi delle due caste. Basti ricordare i referendum sull’abolizione del ministero dell’agricoltura o, quello ancor più interessante, sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

Va inoltre ricordato che, comunque, è la stessa costituzione italiana a depotenziare inspiegabilmente lo strumento principe della democrazia diretta, dove all’art.75 sancisce che “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio…”. Ma come? Proprio sulle tasse è impedito al popolo di proferir parola?

La futura repubblica Veneta, con riguardo alla sovranità del popolo e al suo esercizio, può partire con ben diversi presupposti, soprattutto se adotterà una struttura federale o confederale, auspicata e delineata da Lodovico Pizzati nell’articolo Confederazione Veneta, dove il centro nevralgico del sistema non sarà più lo stato centrale, come in Italia, ma il comune, come in Svizzera. Quanto più una comunità umana è piccola, tanto più facilmente si può esercitare la democrazia diretta, che prevede la partecipazione attiva dei suoi componenti. Va da sé che non sparirebbero gli amministratori eletti, sia a livello comunale, provinciale, confederale, ma questi sarebbero essere sempre vincolati nelle loro decisioni di spesa all’approvazione dei cittadini. Questo se, anche nel futuro Veneto, come nella Confederazione Elvetica, si deciderà di tener ben separato il potere di spendere, riservato agli amministratori pro-tempore, dal potere di tassare di pertinenza dei cittadini, i quali in virtù di tale principio, potranno sempre, attraverso iniziative referendarie, bloccare o modificare le decisioni di spesa che ritengano ingiustificate. Gli amministratori delegati pro-tempore saranno costretti a offrire alla cittadinanza proposte di spesa oculate e realmente vantaggiose, pena la loro bocciatura. E con l’introduzione delle “tasse di scopo”, secondo il principio “un’opera, una tassa specifica”, i cittadini sapranno esattamente che cosa finanzieranno le tasse che decideranno di pagare.

Credo valga la pena sottolineare quanto sia importante che i cittadini possano esprimersi sulle tasse. Da anni il sistema Italia cerca in tutti i modi di rendere questo argomento un tabù: “bisogna pagarle, non importa quante esse siano e a che cosa servano, e basta!” al punto che qualche tempo fa un esponente di governo si sentì autorizzato a dichiarare che “le tasse sono una cosa bella, anzi, bellissima”. In realtà è tempo di considerare che le tasse non sono solo denaro: sono ben di più.  Sono la quantificazione monetaria del nostro tempo, delle nostre risorse, della nostra fatica. Debbono rappresentare, tanto agli occhi di chi le paga, quanto, a maggior ragione, agli occhi di chi le esige e ne dispone, qualcosa di sacro, cui tributare il massimo rispetto.

Per questo non potranno e non dovranno diventare mai più una variabile indipendente nelle mani dei governanti del nuovo Veneto indipendente, ma dovranno sempre essere decise dai cittadini.

La storia recente, anche italiana, ci dimostra che partiti politici e la burocrazia cercano di espandere, attraverso la spesa pubblica, la loro influenza, la qual cosa si traduce, in sintesi, con un aumento delle dimensioni dello stato.

Il controllo diretto sulla tassazione da parte del popolo ha notevoli conseguenze: quella fondamentale è proprio il controllo della spesa pubblica. Alla quale se ne accompagnano altre due di estremamente interessanti: il ridimensionamento all’osso dell’apparato burocratico pubblico, con notevoli guadagni di efficienza e riduzione di sprechi, e un cambio della natura stessa dei partiti politici, che da centri di gestione tout-court del potere riassumeranno il loro ruolo di produttori di idee e linee politiche. In pratica con il controllo della tassazione, si riesce a limitare la grandezza e l’invadenza dello stato e lo strapotere arrogante e ottuso dei partiti politici come oggi li conosciamo.

Tutto ciò non sarà a costo zero. Nella futura Repubblica Veneta, ci potremo e dovremo occupare attivamente e in prima persona della cosa pubblica, informandoci adeguatamente, proponendo e condividendo idee, partecipando a dibattiti pubblici e prendendo iniziative attorno alle quali creare consenso. Con ogni probabilità saremo chiamati, come accade in Svizzera, ogni tre-quattro mesi, a partecipare a dei referendum per prendere assieme delle decisioni importanti, siano esse di carattere comunale o provinciale piuttosto che confederale. Potremo e dovremo dedicare del tempo alla Politica, intesa come la nobile arte di governare la città, nella consapevolezza che la libertà  richiede la nostra responsabilità e quindi il nostro impegno.

Il premio al nostro piccolo sacrificio sarà la nostra emancipazione da sudditi a sovrani.

Io non vedo l’ora che ciò avvenga. E voi?

Gianfranco Favaro
Plebiscito2013.eu

Una replica a “Sovranità popolare nella nuova Repubblica Veneta: alcune riflessioni”

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