Turismo, il petrolio della nuova Repubblica Veneta

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villa-pisaniUn articolo di Repubblica e il periodo agostano mi danno lo spunto per tornare su un tema già affrontato in un articolo di Ivano Durante, che spiegava come già oggi il territorio del Veneto gode di primati come numero di presenze per l’enorme varietà di risorse di interesse turistico di cui gode: montagne, laghi, colline, città d’arte, mare e svago. Non si tratta di semplice orografia o di eredità storiche di illustri antenati che ci hanno lasciato autentiche opere d’arte, ma anche del frutto dell’attuale inventiva ed iniziativa che i veneti hanno saputo realizzare. Oggi gli investimenti vanno orientati ad incoraggiare la qualità dell’ambiente e pertanto ad ingegnerizzare strutture (non necessariamente fisiche) capaci di sopportare i grandi flussi turistici riducendone l’impatto ambientale.

Il fenomeno turistico, nato sul finire del 1800 come evento elitario, diventa col passare dei secoli un’attività economica di estrema importanza per le varie economie di ogni paese.

Dal Grand Tour dei giovani rampolli inglesi, infatti, il fenomeno acquisisce negli anni importanza e sviluppo, fino a diventare, nei giorni nostri, non solo attività a se stante, ma addirittura equiparato a qualsiasi altro settore  economico: non di rado, infatti, si parla di vera e propria “industria del turismo”.

Il fenomeno ha nel Veneto una rilevanza sociale ed economica che non solo nella penisola, ma nell’intera Europa, non ha paragone. Il Veneto, infatti, è tra le prime regioni turistiche, in termini di arrivi, del vecchio continente (5 milioni e 588 mila arrivi nel 2012, secondo Eurostat). Un primato che comunque ci stupisce fino a un certo punto.

Il primo fattore critico del turismo, infatti, è ovviamente la presenza dei fattori d’attrattiva, i quali svolgono sul turista, straniero o nazionale, motivo principale del suo spostamento.

Da questo punto di vista, il Veneto non è veramente secondo a nessuno: da est a ovest, da nord a sud, la nostra terra racchiude dentro sé tutte le principali forme naturali, storiche e culturali per attirare i turisti.

È anzitutto necessario, pertanto, definire in modo netto i principali segmenti di turismo verso cui la nostra terra si indirizza:

  • Turismo culturale, storico, artistico: città d’arte in genere che non siano Venezia
  • Turismo religioso: Padova
  • Turismo balneare: costa orientale ( Jesolo) e meridionale ( Sottomarina)
  • Turismo montano: Dolomiti
  • Venezia
  • Turismo eno-gastronomico: Treviso e le vie del vino
  • Turismo lacustre: Lago di Garda
  • Turismo termale: Comprensorio di Abano
  • Turismo delle ville: Riviera del Brenta

Una particolare attenzione merita sicuramente Venezia. Si tratta infatti di un caso del tutto sui generis: la nostra capitale, infatti, racchiude al suo interno e un patrimonio, e un indotto turistico (si pensi alle isole della laguna, al festival del cinema, al carnevale) in grado di essere annoverata come segmento turistico a parte. Anche in sede di statistiche e studi, infatti, Venezia viene sempre studiata “a parte”:  la sua capacità turistica, messa in relazione ad altre realtà, darebbe certamente un quadro distorto e non obbiettivo del fenomeno turistico veneto.

Il caso di Venezia è emblematico, peraltro, in quanto racchiude un fenomeno tipico del turismo, e cioè quello di essere passato da attività economica complementare all’economia locale, a settore trainante di un’intera destinazione. Ora, i benefici effetti del fenomeno si vedono da subito: basti pensare all’indotto economico, alla promozione della nostra terra nel mondo, per esempio. Ma il turismo ha anche dei risvolti negativi che se non controllati possono portare anche alla distruzione, in senso turistico, della località.

Venezia, la nostra capitale, oggi sta soffrendo in modo enorme l’abnorme fenomeno del turismo di massa che rischia di trasformarla in una Disneyland morente.

E’ pertanto fondamentale per il nostro turismo, alla luce anche del crescente sviluppo turistico ed economico dei paesi concorrenti, come le coste croate o le montagne tirolesi, innovarsi in modo da continuare a mantenere quel vantaggio competitivo che oggi ci pone al vertice tra la mete preferite d’Europa. Si tratta di un’innovazione che non deve riguardare tanto la creazione di nuove forme d’attrazione, o basata sulla costruzione di moderni sistemi ricettivi in grado di ospitare un maggior numero di turisti. Il turismo Veneto d’oggi, infatti, deve riuscire a fare della programmazione strategica, della sinergia tra i vari attori locali e della promozione congiunta del suo prodotto, pur vario, una sua prerogativa ineluttabile.

Infine, un aspetto sicuramente importante e che la nostra terra deve far riscoprire, è quello relativo all’importanza del turismo legato alle tradizioni tipiche, sia a tavola (turismo eno-gastronomico) che dal punto di vista culturale. Questo segmento, meglio conosciuto come eco-turismo, sviluppatosi rapidamente in questi ultimi anni, si propone infatti di rivalutare completamente la storia, la cultura e le tradizioni della terre ad interesse turistico e ricche, al contempo, di gusti, sapori e storie del passato.

E il Veneto, anche in questo caso, non è secondo a nessuno. La nostra indipendenza diventa ora più che mai necessaria per valorizzare una risorsa straordinaria che senza mezzi termini possiamo ben dire essere il nostro “petrolio”.

Gianluca Busato
Plebiscito2013.eu

Una replica a “Turismo, il petrolio della nuova Repubblica Veneta”

  1. Alessia ha detto:

    Aggiungerei anche un ulteriore tipo di turismo, che si sta affermando negli ultimi anni: parlo, per quanto possa sembrare assurdo, del turismo per shopping. La presenza in Veneto di innumerevoli realtà produttive artigianali, ridotte ma tuttora eccellenti, che spesso vendono anche al pubblico nei cosiddetti “outlet” potrebbe rappresentare una proposta di itinerari tematici (ex.mobili, lavorazioni artigiane di oro, argento e metalli, pelletteria, ceramiche, vetro, calzature… Solo per nominarne alcune).

    Valorizzare le eccellenze artigianali locali non dovrebbe limitarsi al solo settore “enogastronomico”, ma potrebbe a mio avviso rappresentare una interessante tematica da sviluppare costruendo itinerari e convenzioni per promuoverci presso altri Paesi.

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