Veneto indipendente e debito pubblico: tre scenari

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lodovico pizzatiIn vista del referendum per l’indipendenza della Scozia la stampa britannica sta offrendo un servizio di informazione decisamente notevole per i cittadini scozzesi chiamati al voto. Ogni giorno escono articoli a riguardo, rispondendo a diverse domande che emergono spontanee: che moneta avrà la Scozia, quanto costerà la difesa dopo l’indipendenza, che porzione del debito pubblico britannico spetterà alla Scozia?

Purtroppo, per quanto riguarda l’indipendenza del Veneto la stampa locale non è ancora arrivata a formulare le varie domande da porsi sul post indipendenza, ma ciò non vuol dire che non esistano già le risposte. Una tra le domande principali riguarda la gestione del debito pubblico, perché l’enormità del debito nazionale italiano (frutto di decenni di pessima gestione dell’amministrazione pubblica) è sicuramente il sintomo principale di uno stato che flirta con il collasso. Perché le cose dovrebbero cambiare dopo l’indipendenza del Veneto?

Prima di tutto i numeri. Il debito pubblico italiano ha già oltrepassato i € 2 mila miliardi, ma quanto hanno contribuito i cittadini veneti ad accumulare un debito pubblico oltre il 131% del Pil. Sempre grazie ai Conti Pubblici Territoriali possiamo verificare se i cittadini veneti sono debitori o creditori verso lo stato italiano, perlomeno dal 1996 fino al 2011, il periodo per il quale i dati sono disponibili. Nella tabella qui sotto riportiamo il residuo fiscale veneto, e cioè quanto i veneti hanno dato in più di quanto hanno ricevuto dallo stato italiano, tenendo conto anche dell’inflazione e di un tasso di interesse del 2% annuo.

residuo fiscale veneto

Secondo questi dati dal 1996 al 2011, il Veneto ha dato allo stato italiano € 291 miliardi, e cioè in media € 18 miliardi all’anno. Chiudiamo pure un occhio per tutti gli anni precedenti al 1996 per i quali non esistono dati ufficiali, anche se esiste un eccellente studio dei Prof. Luciano Mauro, Cesare Buiatti, e Gaetano Carmeci dell’Università di Trieste, intitolato “The orgins of the sovereign debt of Italy: a common pool issue?”, il quale identifica una differenza regionale nell’accumulo del debito pubblico partendo dal 1963. Solo dal 1996 fino al 2012 possiamo dire che non solo i veneti non hanno contribuito al debito pubblico italiano, ma che anzi lo stato italiano ha un ulteriore debito verso i veneti di almeno € 300 miliardi. Se le colonie africane hanno chiesto risarcimenti ai propri colonizzatori, dopo l’indipendenza del Veneto non è per niente insensato mettere sul tavolo delle trattative anche il conto di tutti questi decenni di sfruttamento, per non parlare degli interessi sul debito che noi non abbiamo accumulato e che ci sono stati messi in conto.

Pretendere un risarcimento di € 300 miliardi dallo stato italiano è il primo scenario che permetterebbe al Veneto di ripartire come stato indipendente con zero debito pubblico (anzi un credito pubblico). Questo scenario è difficilmente praticabile (dato che lo stato italiano farebbe con tutta probabilità default immediato sul proprio debito), ma ha le sue fondamenta dato che i diversi paesi che hanno ottenuto l’indipendenza non hanno ereditato alcun debito pubblico dal paese di provenienza. Esiste invece un caso di indipendenza concordato dove c’è stata una suddivisione del debito pubblico. Nel 1993 la Cecoslovacchia si suddivise in Repubblica Ceca (la parte più ricca e popolosa) e la Slovacchia (la parte meno ricca e meno popolata), e decisero di suddividere tutti i debiti e crediti a due terzi per i cechi e un terzo per gli slovacchi. Questo è un secondo tipo di scenario, dove il debito pubblico dello stato italiano verrà ripartito in parte al nuovo stato veneto in base alla percentuale di popolazione (8%) o di Pil (quasi il 10%).

Supponiamo pure che venga deciso, per rendere la transizione più fluida e meno pesante possibile per lo stato italiano, che i veneti si prendano la responsabilità del 10% del debito pubblico italiano, e cioè € 200 miliardi, lasciandone pressapoco € 1840 miliardi al rimanente dello stato italiano. Con un Pil Veneto di € 145 miliardi (secondo Eurostat), il rapporto Debito/Pil di un Veneto indipendente sarà del 137% (€200/€145), mentre lo stato italiano avrebbe un ribasso del rapporto Debito/Pil al 129% . Questa divergenza di rapporto Debito/Pil vorrà dire che un veneto indipendente con così tanto debito pubblico sarà insostenibile, mentre lo stato italiano potrà risollevarsi? Assolutamente no, perché la sostenibilità del debito non dipende solo dal livello del debito, ma dipende anche dal livello di deficit* e soprattutto dal potenziale di crescita. Da questo punto di vista, l’economia veneta, senza la palla al piede dello stato italiano, non solo avrà un surplus fiscale enorme (altro che deficit), ma anche un potenziale di crescita (grazie alla nuova politica fiscale che verrà adottata) che permetterà non solo di sostenere un livello di debito pubblico iniziale così elevato, ma anche di ridurlo sostanzialmente in breve tempo. Non si potrà dire lo stesso dello stato italiano senza le risorse fiscali dal Veneto, ma questo è un altro discorso.

C’è un terzo scenario, molto più interessante e pragmatico. A mio avviso il più probabile una volta che si arriverà al dunque. Dei € 2 mila miliardi di debito pubblico italiano, circa la metà sono detenuti da risparmiatori e banche straniere. Della metà detenuta da realtà domestiche, solo una frazione è in mano a risparmiatori privati. Il grosso del debito pubblico italiano è in pancia a banche italiane (e venete) che sono obbligate per legge a comprare debito pubblico. In un certo senso, le banche italiane (e venete) sono in prima linea a difendere lo stato italiano perché sono creditori di enormi cifre nei confronti dello stato. L’unica cosa che servirà garantire come nuovo stato indipendente è la parte di debito pubblico in pancia agli istituti di credito veneti (e naturalmente quanto detenuto dai risparmiatori veneti). Ci sono una quarantina di crediti cooperativi in Veneto ed alcune banche, ognuno con una percentuale del debito pubblico italiano. A noi basta garantire questa percentuale del debito pubblico, che sia al di sopra o al di sotto di €200 miliardi (è al di sotto…) non ha importanza perché abbiamo i fondamentali solidi per garantire anche il doppio di questo livello di debito.

E’ molto cinico dirlo, ma l’indipendenza avverrà non quando ci sarà l’ok di questo o quel consigliere regionale, o questo o quel comune, ma quando l’apparato finanziario veneto sarà costretto a cambiare debitore. Quando si renderà conto che per evitare di colare a picco assieme ad un pessimo debitore come lo stato italiano, potrà salvarsi perlomeno avendo un nuovo debitore che si prenderà la responsabilità di questo debito e potrà offrire le stesse garanzie della Svizzera e della Germania. Questo sarà il Veneto, nuovo stato d’Europa.

Lodovico Pizzati
Portavoce – Plebiscito2013.eu
*Deficit= differenza tra entrate (tasse) e uscite (spesa pubblica) in un anno.
Debito Pubblico = l’accumulo dei deficit di anno dopo anno

9 risposte a “Veneto indipendente e debito pubblico: tre scenari”

  1. FabrizioC ha detto:

    Bellissimo articolo.

    Alla fine ci tocchera’ accollarci debito che non e’ nostro per aver il supposrto internazionale. Che sia anche una messa in guardia per loro: se non appoggiano la nostra (sicura) dichiarazione di indipendenza, non e’ detto che noi non la facciamo, e che poi ci paghiamo il debito dell’Italia con le loero banche!

  2. ermanno ha detto:

    mi spaventa pensare all enormità di questioni come questa che dovranno esser decise, ma ancor prima un pensiero va a “CHI deciderà per i Veneti” questa (e le altre) questioni ? certo democrazia diretta, maaa anche oggi dovremmo avere al governo chi rappresenta l italia, ma non è cosi per nessuno.

  3. cantineblues ha detto:

    E’ vero Ermanno.
    Tuttavia avremmo il vantaggio di poter riscrivere le regole senza creare soluzioni arzigogolate che di fatto impongono lo stallo del paese per impedire un colpo di stato o un improbabile ritorno del fascismo.
    Su questo aveva ragione Cossiga: quando diceva che “uno Stato costituito non potrà mai diventare uno Stato costituente”.

    Noi ripartiamo da zero e cercheremo di darci un apparato legislativo snello e moderno (basta con bicameralismo perfetto,ed iter legislativi dell’ottocento; il mondo moderno chiede risposte in un mese, non 20 anni!)

    Queste ovviamente sono speranze. Ovviamente dovremo vigilare ed evitare gli errori commessi dall’Italia.
    Non abbiamo certezze circa il futuro del Veneto indipendente. Purtroppo ne abbiamo del Veneto ancorato in questa Italia eternamente paralizzata.

    Thomas

  4. Claudio ha detto:

    Che sia un caso che alle banche venete viene imposto di comprare banche del sud Italia?

    • caterina ha detto:

      forse allora sarà meglio che ritiriamo quel che pensiamo di aver da parte prima che ce lo facciano sparire nel mare magnum dei debiti…

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