Veneto stato d’Europa: con o senza l’euro?

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lodovico pizzati 2Dopo la dichiarazione di indipendenza e l’elevazione del Veneto allo stesso livello di altri paesi europei, alcune scelte di politica economica dovranno essere riconfermate. Sono convinto che le scelte di rimanere nell’Unione Europea e di adottare l’euro siano decisioni da lasciare alla popolazione tramite democrazia diretta, ma ciò non toglie che sia doveroso discutere degli scenari post plebiscito già da subito.

Prima di tutto alcune definizioni. Unione Europea ed euro non sono la stessa cosa. L’Unione Europea è composta da 28 stati europei, praticamente tutti a parte alcuni tra cui Svizzera e Norvegia. Per quanto l’Unione Europea stia diventando agli occhi di sempre più persone un apparato burocratico e centralizzante, il principio alla base di questa unione economica è di creare un mercato unico senza barriere interne. L’obiettivo è di garantire il libero movimento di persone, di capitale, e di merci. In altre parole, libero movimento di persone vuol dire niente dogane (andare in Austria deve essere facile come andare in Emilia) e possibilità di trovare lavoro ovunque senza particolari permessi aggiuntivi. Libero movimento di capitale vuol dire essere in grado di aprire un conto in banca in Austria e investire i propri risparmi anche al di fuori dello stato italiano cercando i rendimenti migliori. Libertà di movimento di merci consente maggior competitività tra aziende europee, creando maggiori opportunità di crescita per le migliori aziende. Da come si può intuire questa integrazione economica ha alimentato il declino italiano perché questo nostro attuale stato presenta un apparato meno competitivo rispetto ai partner europei, creando così svantaggi per le proprie aziende. Tutto ciò dovrebbe spingere uno stato a riformarsi per essere più competitivo, e se riformare non è possibile allora non resta che ulteriore declino economico, oppure la nascita di nuovi stati più consoni con le necessità del territorio.

Invece, non tutti i paesi dell’Unione Europea adottano l’euro, ma solo 17 su 28. Danimarca, Svezia e Gran Bretagna sono i più noti esempi di paesi che fanno parte dell’Unione Europea ma mantengono una propria moneta nazionale. L’unione monetaria (euro) consiste nel delegare la politica monetaria ad una banca centrale comune (la Banca Centrale Europea), anziché lasciarla ad una banca centrale nazionale (la Banca d’Italia). Si può criticare l’operato della BCE in questi anni di crisi finanziaria, ma la vera domanda è se la Banca d’Italia (o la futura Banca del Veneto) si sarebbe comportata diversamente. L’idea di sovranità monetaria per certi versi è un concetto sbagliato perché presume che con la Banca d’Italia ci sarebbe stato un controllo del  governo sulle scelte monetarie. In realtà non è così perché la maggior parte delle banche centrali di paesi industrializzati sono indipendenti dai loro rispettivi governi. Possiamo dibattere se sia giusto o sbagliato avere una politica monetaria priva delle influenze governative (e spesso inflazionistiche), ma è una questione che prescinde dall’euro, la lira o lo zecchino veneto. Per questo la questione dell’euro non tratta di sovranità monetaria, ma semplicemente di avere una politica monetaria comune in un mercato europeo unico, oppure no.

Detto questo, una volta vinto il plebiscito e dichiarata l’indipendenza del Veneto, conviene stare nell’Unione Europea e nell’euro, oppure no? Ricordiamoci che il grosso dei nostri problemi è di natura fiscale, data la pressione fiscale eccessiva che stritola la nostra attività economica, e un residuo fiscale vergognoso che ci colloca in ambito di sfruttamento coloniale. Far parte oppure no dell’Unione Europea e dell’euro sarebbero delle decisioni marginali rispetto all’enormità di benessere guadagnato diventando un paese sovrano ed indipendente. Pensiamo a tre paesi di dimensioni simili al Veneto: la Svizzera (no UE e no euro), la Danimarca (si UE e no euro) e l’Austria (si UE e si euro). In sostanza dovremo scegliere se voler diventare come la Svizzera, come la Danimarca o come l’Austria, ed è una scelta che fa sorridere perché dal punto di vista della nostra situazione attuale di colonia dello stato italiano, sono tutte e tre delle ottime alternative. Il miglioramento che raggiungeremo con lo stato veneto sarà talmente enorme che decisioni sulla UE e sull’euro (ossia voler essere più come la Svizzera, la Danimarca o l’Austria) diventeranno marginali.

Quando sarà il momento la mia scelta personale sarà si all’Unione Europea, perché credo che grazie alla Scozia, alla Catalogna, alle Fiandre, al Veneto, alla Sardegna e ad altri casi di indipendenza, avremo veramente l’Europa dei popoli che può prosperare solamente come mercato comune e con libertà di movimento di persone, merci e capitali. Riguardo l’euro sono molto più indifferente, ma come l’euro non crea problemi all’Austria sono convinto che non ne creerà alla Repubblica Veneta (non si può dire lo stesso per l’Italia, ma questa è un’altra situazione). Per questo sarò favorevole anche per rimanere nell’euro, non tanto perché credo ci sia una considerevole differenza col battere moneta propria, ma perché credo che la transizione da euro a zecchino veneto creerebbe problemi simili al passaggio da lira a euro.

Lodovico Pizzati
Portavoce – Plebiscito2013.eu

8 risposte a “Veneto stato d’Europa: con o senza l’euro?”

  1. caterina ossi ha detto:

    bella lezione…ho capito perfino io, che sono assolutamente incompetente sui fatti di moneta! comunque, fondamentale è diventare uno stato autonomo e decidere noi veneti per noi stessi…basta delegare ad occhi chiusi…il caos romano è una rovina sicura.

  2. Gedeone ha detto:

    … ok, ma l’importante che sia il “popolo” ad avvallare le spese pubbliche o l’emissione di nuova moneta. Questo è un controllo che io non voglio più delegare a nessuno. Non può funzionare nessun sistema del genere, è assurdo che “uno spende e altri pagano”! Andiamo al ristorante e io mangio e tu paghi il conto! A me piacerebbe, farei follie! … forse a te piacerebbe un po’ meno!
    Paghiamo con la svalutazione, con la perdita di potere d’acquisto, con il deprezzamento del capitale immobiliare, con tasse e imposte arbitrarie, accise, iva, con “prelievi forzosi” ( lo stesso che un prelievo violento dal portafoglio = rapina) ecc ecc.
    Quindi, quello che verrà speso nel pubblico andrà approvato dal “pubblico”, cioè dal popolo Veneto attivo! Non voglio altre soluzioni, non voglio che i veneti continuino a essere trattati come la massa inerme che abita l’Italia.

  3. ROBERTO ROMAN ha detto:

    Salve, io ritengo che sia giusto parlarne in questo momento, ma prematuro per trarne delle conclusioni definitive. Non dimentichiamoci che l’autonomia nella produzione di moneta permetterebbe ad uno stato di medie dimensioni, quale quello Veneto, di avere una reattività sui mercati (leggi flessibilità) enorme. E questo per voi sarebbe uno svantaggio?
    Roberto di Padova

  4. Dino ha detto:

    Per quanto mi riguarda l’unica soluzione per far si che il futuro veneto stato non diventi l’attuale Italia e che ci sia una moneta propria ma statale non che la produce la banca privata,così da evitare il signoraggio,ed evitare che il debito pubblico diventi una trappola di continui aumenti di interessi…

  5. Claudio ha detto:

    La reattività sui mercati si può avere se si modula la valuta rispetto le altre valute, ma questo facilmente implica alterazioni di carattere inflazionistico. L’inflazione è una cosa brutta perché distrugge il capitale accumulato, e per certi versi è una forma di aggressione alla proprietà privata. Nel momento in cui si ha una valuta stabile allora crolla la possibilità di fare politica di competizione attraverso la valuta (svalutazione competitiva) anziché competizione attraverso la produttività, ovvero miglioramento del prodotto e o migliore efficienza produttiva.

  6. Andrea Goldin ha detto:

    Personalmente ritengo invece che avremo la grande possibilità per avere un sistema monetario nuovo meno influenzabile dai chi ci governerà in futuro e meno banche-dipendenti se faremo una nostra moneta, convertibile in oro, e obbligando le banche a mantenere una riserva frazionaria del 100% in tutti i depositi a vista. Questa sì che sarebbe la condizione per avere una moneta VERAMENTE del popolo e non del governo o delle banche.

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