Veneto, un piccolo grande paese

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lodovico pizzatiCi sono diverse posizioni contrarie all’idea di un Veneto come paese europeo alla pari di Austria, Slovenia, e Svizzera, solo per citare alcuni stati di dimensioni demograficamente ed economicamente simili alla realtà veneta. L’obiezione più frequente si basa su una percezione erronea di un Veneto protetto dalle tempeste del commercio globale ed economicamente più prospero dovute all’appartenenza allo stato italiano. Questo non è vero né dal lato politico né da quello economico.

Da un punto di vista politico non è vero che gli interessi veneti sono maggiormente tutelati e rappresentati a livello internazionale (lasciamo perdere a livello italiano che nessuno mette in dubbio lo sfruttamento coloniale rappresentato dal residuo fiscale). Gli esempi abbondano, sia come mancanza di tutela nel mercato domestico che nel mercato internazionale. Qui non si tratta di volere protezionismo, perché i veneti storicamente non si sono mai sottratti alla competizione commerciale, ma si tratta di competere ad armi pari, senza che i nostri interessi, gestiti da una capitale distante, vengano barattati in cambio di altro. E’ l’esempio dell’apparato commerciale cinese che da Padova si dirama in tutto il Veneto, de facto esente da controlli fiscali. Perché ai commercianti cinesi è permessa l’evasione totale? In cambio di che interessi industriali italiani (o di che debito italiano)?

L’assenza di una tutela politica per le nostre attività economiche non si limita al mercato domestico, ma anche a quello europeo e internazionale. Con 73 europarlamentari lo stato italiano è il più rappresentato dopo Germania e Francia, ma quanti di questi sono veneti? I 5 milioni di veneti hanno appena 8 eurodeputati, rispetto ai 13 della Lituania (3.5 milioni di abitanti), gli 8 della Slovenia (2 milioni di abitanti), i 13 della Finlandia (5 milioni di abitanti), i 13 della Danimarca (5 milioni di abitanti) e così via. Siamo sottorappresentati perché stiamo delegando il nostro potere politico ad una capitale che non ci tutela. E non è solo una questione di eurodeputati in un europarlamento che conta forse poco. Guardiamo per esempio alle quote latte, una questione che riguarda gli interessi dell’arco alpino. Queste quote sono state barattate da Roma sul tavolo delle trattative per altri interessi estranei al benessere dell’economia veneta. Delegando il nostro potere politico i nostri interessi economici diventano merce di scambio gestiti da Roma, un intermediario inutile in un mondo globale.

Questa scarsa rappresentatività politica si traduce in minor crescita, in minor benessere, in minor lavoro. E non è solo il caso di uno stato italiano che se riformato forse funzionerebbe meglio. Se guardiamo all’Europa occidentale notiamo che i cittadini con un reddito medio più elevato vivono in stati di dimensioni paragonabili a quelli di un futuro Veneto indipendente. Pensare che stiamo meglio in Italia perché ha il Pil grosso è paragonabile a pensare che in Africa si sta meglio che in Svizzera perché il Pil complessivo del continente africano è più grande di quello svizzero. E’ il reddito pro capite che conta, e non a caso i paesi europei di dimensioni simili al Veneto hanno una cittadinanza mediamente più benestante. Guardate questa classifica del reddito pro capite 2012 in Europa occidentale.

reddito pro capite europa occidentale 2012

 

Source: Eurostat, dati 2012

A parte l’eccezione di Cipro, Grecia e Portogallo, paesi piccoli con popolazione relativamente povera, la classifica di benessere di cittadini europei è lampante. I cittadini che vivono in paesi enormi, tipo la Germania (80 milioni di abitanti), Francia (60 milioni), Italia (60 milioni), Regno Unito (60 milioni), Spagna (46 milioni), hanno un reddito medio più basso di cittadini che vivono in paesi di dimensioni di 5-10 milioni di abitanti. Guardiamo la classifica, anche togliendo il Lussemburgo (industria finanziaria) e la Norvegia (il petrolio). Svizzera (7 milioni), Danimarca (5 milioni), Svezia (9 milioni), Austria (8 milioni), Olanda (16 milioni), Finlandia (5 milioni), Irlanda (4 milioni), Belgio (10 milioni) e Islanda (300 mil). Tutti questi paesi europei di dimensioni simili al Veneto, non solo prosperano, ma addirittura garantiscono un livello di benessere più elevato che le enormi nazioni-stato ottocentesche come Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna.

In un mondo globale, in un’Europa integrata, non ci sono vantaggi ad essere parte di una nazione enorme, ma solo svantaggi amministrativi che eventualmente si rispecchiano nel benessere medio. Il Veneto può essere uno stato indipendente integrato in Europa con un reddito pro capite paragonabile a quello degli svizzeri, degli austriaci, e dei danesi. Non sarà un piccolo stato, ma un grande stato. Demograficamente di dimensioni normali, ma economicamente sarà tuttaltro che piccolo. Immaginate una confederazione veneta che oltre al Veneto include anche il Friuli, il Trentino, e la Lombardia orientale (come era durante la Serenissima). Ecco, un paese di queste dimensioni avrebbe un Pil complessivo di almeno 300 miliardi di euro, potenzialmente dentro i G20.

Lodovico Pizzati
Portavoce – Plebiscito2013.eu

4 risposte a “Veneto, un piccolo grande paese”

  1. giorgio radaelli ha detto:

    Caro Pizzati,

    Già che ci siamo includiamo tutta la Lombardia, o no, nella futuribile confederazione. Si potrebbe avere la confederazione delle repubbliche veneta, friulana, trentina e lombarda (magari anche piemonte?). Capitale a Venezia e centro finanziario a Milano… Del resto i territori padani sotto l’Austria-Ungheria arrivavano sino al Ticino. Auguri di indipendenza.

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