Vuoi vedere che i Briganti del sud erano in realtà Partigiani?

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BRIGANTI-ICONOGRAFIA“Abbiamo fatta l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”…. Questa frase, attribuita spesso a Cavour anche se in realtà fu Massimo D’Azeglio a pronunciarla per primo, è rivelatrice di una verità che si è sempre voluta tenere nascosta.

Fin dalle elementari, a generazioni di italiani di ogni latitudine, è stato insegnato che l’Italia è nata grazie al sentimento unitario che da tutti, dal Piemonte alla Sicilia, era fortemente sentito e che questo dirompente sentimento sfociò infine nelle azioni “di popolo” del periodo che oggi ricordiamo come “Risorgimento” e che portarono all’unificazione di gran parte del paese (Nord Est e Roma esclusi in un primo momento).

Persino nel pomposo, mieloso, retorico inno nazionale si ritrovano questi tratti: un popolo oppresso che in tutti i modi cercò, riuscendovi infine, a riunirsi fraternamente sotto la stessa bandiera e lo stesso re.

Quindi gli italiani c’erano già prima dell’Italia……. A dar credito a tutta la retorica sin qui descritta il problema doveva essere l’inverso: abbiamo gli italiani, facciamo l’Italia……

Allora perché la storica frase di D’Azeglio divenne, dal 1861 in poi, una sorta di imperativo, una sorta di programma, un intento da perseguire?

Vuoi vedere che gli italiani lo sono diventati a forza? Vuoi vedere che i tanto vituperati Briganti del sud erano in realtà Partigiani? Ricordiamoci, ad esempio, che nel periodo 1943 – 1945 le forze tedesche in Italia affiggevano volantini con la scritta “Banditen!”…. sapete a chi si riferivano? Ai Partigiani, ovviamente!

Allora, forse forse, i temuti e disprezzati Briganti erano tali solo perché si opponevano alla “sabaudizzazione” della loro terra. E da qui, poi, come oramai sembra accertato, prese il via anche una sorta di pulizia etnica “ante litteram”.

Italiani: brava gente…… forse si, i sabaudi certamente no!

Tiziano Pizzati

2 risposte a “Vuoi vedere che i Briganti del sud erano in realtà Partigiani?”

  1. Paride Vallarelli ha detto:

    Credo che la retorica patriottarda sul Risorgimento sia finita da un pezzo. I vecchi testi scolastici hanno il valore che hanno, oggi di strada ne è stata fatta (perlomeno dagli storici e dalla storiografia). Naturalmente questo stato sgangherato vorrebbe ancora fornire un’immagine del Risorgimento che probabilmente per la maggior parte degli italiani oramai è roba fritta (ammesso che ne sappiano qualcosa vista la scarsa memoria storica che abbiamo). Quanto al fenomeno del brigantaggio o banditismo del Meridione, senza voler arrivare comunque ad una conclusione a senso unico, si può dire che è stato alimentato anche da un forte sentimento anti-unitario. Garibaldi stesso pagò a caro prezzo la sua calata in Sicilia (vedasi la Rivolta di Bronte nel 1860).
    Cavour, con buona probabilità, non credeva ad un rapido processo di unificazione dell’Italia poichè riteneva non vi fossero le condizioni. Naturalmente si trovò a prendere atto della situazione e ad accettare quel che Garibaldi fece con i suoi Mille consegnando l’Italia del Sud a Vittorio Emanuele II nel famoso incontro di Teano (1860).
    Una comissione parlamentare dell’epoca, conosciuta come l’Inchiesta Jacini (1878-1883), presieduta appunto dal conte Stefano Jacini, delineò le condizioni di miseria a cui costretta soprattutto la classe agraria. Tra le altre cose si sosteneva che grande disagio e risentimento causavano frequenti rivolte contadine nell’Italia Meridionale e un po’ovunque i contadini gridavano contro il nuovo Governo (ne seppe qualcosa il Veneto stesso).
    Il malcontento orientava le masse, nelle varie regioni, verso i “partiti” in esse prevalenti: in molte zone del nord verso il socialismo, nel napoletano verso la camorra e in Sicilia verso la mafia e il brigantaggio. Insomma, lo si diceva senza troppi problemi 130 anni fa…

    Paride

    PS: per chi volesse saperne qualcosa, ad esempio, su quel che avvenne nelle terre venete all’indomani dell’Unità (il Veneto venne annesso nel 1866, 5 anni dopo la nacita dell’Italia), può leggersi un articolo del mio Blog: “La diaspora veneta”
    http://paridevallarelli.blogspot.com.br/2012/10/la-diaspora-veneta_6279.html

  2. GIACOMO FRAMARIN giacomo.framarin44@gmail.com ha detto:

    Puoi togliere i vari punti di domanda perchè fu certamente così come scrivi tu altrimente non si spiegherebbero moltissime coincidenze.
    Grazie per l’articolo e le delucidazioni

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